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07/09/2025

BLANCA – UNA CONSULENTE MOLTO SPECIALE

In questo mese di settembre che vede la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, voglio rimanere in tema di vacanze, parlandovi di una serie ambientata in Liguria. Mi riferisco a “Blanca”, una serie televisiva, appunto, liberamente tratta dai libri di Patrizia Rinaldi…della quale io non ho ancora letto nulla! È vero, non scherzo! È la prima volta, credo, che mi capita di presentarvi un personaggio senza aver letto neanche uno dei romanzi che lo vedono protagonista…eppure è così, sta succedendo! Blanca Ferrando, interpretata da una magistrale Maria Chiara Giannetta, è una giovane consulente della Polizia, specializzata nel décodage dei file audio (impiego che svolgeva per il tribunale), che viene assunta come stagista nel commissariato di San Teodoro a Genova. Diventata cieca a dodici anni a causa di un drammatico incendio, nel quale ha perso la vita sua sorella maggiore Beatrice, ha maturato un senso di giustizia molto forte che l’ha spinta a entrare prima negli uffici del tribunale e poi in Polizia, malgrado le contrarietà e i dubbi di chi la ama e di chi lavora con lei. Vivace, spontanea, determinata (e testarda!), dice sempre quello che pensa, anche quando può risultare sgradevole. Ama vestirsi in modo stravagante, nuotare e, soprattutto, ballare sotto la pioggia, perché afferma che “sentendo l'acqua che si infrange su oggetti e persone producendo suoni diversi, è come se riuscisse a vedere di nuovo”. In un modo o nell’altro, con l’aiuto dei colleghi o senza, quando “fiuta” una traccia la segue fino in fondo, cacciandosi spesso nei guai…e riuscendo, però, (quasi) sempre a cavarsela. Ha un udito molto sviluppato e ha un vero e proprio talento per trovare la verità. Le sue intuizioni, nonostante lo scetticismo dei colleghi, si rivelano sempre giuste e il suo contributo alle indagini, a poco a poco, diventa fondamentale per risolvere i vari casi che si presentano alla squadra di cui fa parte. Certo non è “Wonder Woman” e la sua fragilità, i suoi limiti, la sua capacità di entrare in sintonia con chi la circonda, nel bene e nel male, spesso le lasciano l’amaro in bocca e la fanno soffrire. Ma Blanca non si lascia mai abbattere e si rialza sempre, dopo ogni caduta. Attorno a lei gravitano diversi personaggi che la amano, la ammirano, la vorrebbero proteggere da tutto e da tutti, anche da sé stessa, e a volte la temono. Primo fra tutti suo padre Leone (interpretato dal dolcissimo Ugo Dighero) che ha cresciuto le due figlie da solo, dopo che sua moglie lo ha abbandonato. Leone è premuroso e praticamente
onnipresente e ha sempre cercato di rendere la figlia il più indipendente possibile, nonostante spesso sia preoccupato per lei, sostenendola anche quando decide di andare a vivere da sola e di lavorare in Polizia. È lui che le ha regalato Linneo, il cane guida che è sempre con lei ed al quale manca solo la parola. Oltre al padre e a Linneo, Blanca può sempre contare su Stella, sua amica del cuore che le vuole un bene incredibile. Estetista eccentrica e vulcanica, è la sua confidente e quella che la spinge a buttarsi, sempre e comunque, in tutto! Si sentono più che altro al telefono e Blanca si affida a lei per scegliere abiti e per truccarsi in particolari occasioni. Completa il “gruppo di famiglia” la giovanissima Lucia, un’adolescente problematica che Blanca incontra durante un’indagine e con la quale instaura un particolare rapporto. Orfana di madre e con un padre alcolizzato e assente, Lucia viene messa in una casa-famiglia e, ritenendo Blanca colpevole di questa “sciagura”, sostiene di odiarla. Non sa, però, che lei, insieme al padre, sta cercando di ottenere il suo affido. Al commissariato, invece, Blanca lavora con l’ispettore Michele Liguori, che ha il volto dell’affascinante Giuseppe Zeno. Introverso, taciturno, impulsivo e “uomo d’azione”, Michele ha rinnegato le sue nobili origini e si è arruolato in Polizia per il suo forte senso di giustizia. Il suo passato, pesante e misterioso, spesso si insinua nella sua vita lavorativa ma lui riesce comunque a rimanere concentrato sulle indagini. Fra lui e Blanca il rapporto è altalenante: a volte fatto di battibecchi e prese in giro e altre di momenti di complicità e di forte attrazione. Michele, in genere, si fida molto dell’intuito della nuova collega che “vede ciò che noi vedenti non vediamo” e la sostiene quasi sempre, in particolare davanti alla totale mancanza di fiducia del commissario Bacigalupo (il bravissimo Enzo Paci), che è al comando della squadra. Bacigalupo non è per niente entusiasta dell’arrivo di Blanca e la vede come una semplice stagista che deve stare alla sua scrivania e fare il suo lavoro solo se e quando richiesto. Non sopporta le sue “interferenze” nelle indagini e la tratta in modo burbero, spesso prendendola in giro davanti agli altri agenti, per poi prendersi i meriti davanti alla stampa e ai superiori quando i casi vengono risolti “dalla cieca”, come la chiama lui!
Nonostante questa sua “scorza”, però, col passare del tempo impara ad apprezzare la ragazza, a rispettarla e, senza darlo troppo a vedere, ad affezionarsi a lei. Ha smesso da poco di fumare, quindi cerca di non ricadere nel vizio annusando ogni tanto una confezione di sigarette che tiene sempre in tasca e bevendo bibite gassate, di cui ha una scorta inesauribile in ufficio. Sempre nervoso e irascibile, si addolcisce solo quando è al telefono con la moglie o la figlia, che adora…quasi quanto la Sampdoria, di cui è tifoso sfegatato! Concludo la carrellata citando il personaggio di Nanni Busalla (che ha il volto enigmatico di Pierpaolo Spollon), ragazzo dolce e sensibile che farà battere il cuore di Blanca ma che si rivelerà essere ben diverso da come si presenta… Ci sono, ovviamente, anche altri personaggi, più o meno “marginali”, che compaiono nella serie. Certo non posso elencarli tutti…ma non posso assolutamente omettere i tre che sono fondamentali in ogni singolo fotogramma: Genova, dove si trova il commissariato e dove si svolgono la maggior parte delle indagini, Camogli, dove vive Blanca, e il mar Ligure. Senza di loro tutta la serie sarebbe diversa e tanti momenti non sarebbero gli stessi. La serie, inoltre, ha beneficiato della consulenza artistica del celebre cantante non vedente Andrea Bocelli ed è la prima al mondo a essere girata interamente in “olofonia”, una tecnica di registrazione del suono a 360 gradi che permette di riprodurlo in modo simile a come viene percepito dall'orecchio umano, accompagnata da particolari effetti visivi. Ogni dettaglio è seguito con cura, la protagonista ha lavorato dei tutor non vedenti per entrare al meglio nel personaggio e anche le musiche che accompagnano in particolare i coloratissimi sogni di Blanca sono davvero stupende! A me questa serie piace molto. Ho visto le prime due stagioni e vedrò sicuramente anche la terza, che andrà in onda da ottobre…e ve la consiglio davvero. Non si tratta della solita fiction poliziesca, anzi, c’è molto altro! C’è il mondo di chi non vede ma spesso vede di più di chi ha il dono della vista, c’è la giustizia che (ahimè) non sempre trionfa come dovrebbe, c’è l’empatia che a volte è più importante delle belle parole, ci sono le difficoltà della vita reale che portano ad esasperare relazioni, situazioni, emozioni. Beh! Non posso nascondere di essere molto curiosa di sapere se i libri sono così coinvolgenti come la serie…e non appena possibile, compatibilmente con le varie letture che ho in corso ed in programma, vi assicuro che leggerò almeno
uno o due libri dai quali la serie è stata tratta e ve ne parlerò. Nel frattempo, siccome Blanca & company non sono proprio dei grandi gourmet ma vivono in una regione ricca di specialità enogastronomiche, ho dovuto scegliere fra le varie cose che ogni tanto si concedono a casa o sulla scrivania…L’ispettore Liguori durante gli appostamenti mangia kebab, papà Leone porta a Blanca la focaccia per colazione, Bacigalupo mangia merendine e beve bibite, Nanni cucina pansotti alle noci e trofie al pesto…ero molto indecisa…ma poi ho visto che in commissariato sono tutti d’accordo su una cosa: la farinata di ceci.  Sembra che questo piatto, che viene preparato anche in altre regioni, sia originario proprio di Genova. Secondo la leggenda popolare, infatti, la farinata di ceci ligure nacque nel 1284, quando Genova sconfisse Pisa nella battaglia della Meloria. Le galee genovesi si trovarono però coinvolte in una tempesta e, nelle stive, alcuni barilotti d'olio e dei sacchi di ceci si rovesciarono, inzuppandosi di acqua salata. Il composto venne recuperato dai marinai che lo misero in delle scodelle, molti però di si rifiutarono di mangiarlo, lasciando la poltiglia al sole. Questa si asciugò e il composto divenne in una specie di frittella. Il giorno dopo, spinti dai morsi della fame, i marinai mangiarono il preparato scoprendone la prelibatezza. E allora che farinata sia!

FARINATA DI CECI 

Ingredienti: 300 g farina di ceci – 900 ml circa di acqua - olio extravergine d'oliva – sale – pepe - rosmarino a piacere

Stemperate la farina di ceci con l’acqua, versandola a poco a poco e mescolando con una frusta. Aggiungete 1 cucchiaino di sale e 30 g di olio, mescolate e lasciatelo riposare a temperatura ambiente per minimo 5/ massimo 10 ore, coperto con un canovaccio o con della pellicola. Eliminate infine la schiuma e versate in 2 teglie (ø 28 cm) ben unte di olio (o in una teglia rettangolare se preferite). Se vi piace, potete aggiungere del rosmarino. Infornate a 250 °C per 15-20 minuti o comunque finché si sarà formata una bella crosticina intorno. Tagliatela a pezzi e servitela dopo averla cosparsa di pepe nero…qualcuno la abbina a formaggi e affettati, io preferisco gustarla da sola…l’interno morbido e la crosticina esterna ti portano subito a Genova. E allora, cosa aspettate? Provatela: è davvero facilissima da preparare e sparirà velocemente! Buon appetito e alla prossima!

 

  

02/10/2019

RICETTE, AMORI E…DELITTI DI UNA SINGLE A GENOVA


“Rebecca Coen (è uno pseudonimo) è una donna (o forse più di una) che si divide tra famiglia, lavoro, sociale, politica e ghostwriting. Ha già scritto gran parte del suo secondo thriller culinario e immaginato parte del terzo”. Questo è ciò che è scritto sulla quarta di copertina del libro “Morte alla cannella” di Rebecca Coen, appunto. Non sono riuscita a trovare altre notizie e credo proprio che per ora dovremo accontentarci di queste poche righe, sperando di scoprire di più con l’uscita dei prossimi libri. Del libro, invece, posso dirvi decisamente di più e anche consigliarvelo. Bisogna dire, anzitutto, che non si tratta di un classico ma di un romanzo giallo che si potrebbe definire “tragicomico”.  Leggero, accattivante, capace di coinvolgere il lettore non solo nell’indagine vera e propria ma anche, e soprattutto, nella vita della protagonista, originale e fuori da ogni schema. Emma Mezzalira, infatti, è una trentenne genovese, single, disoccupata, curiosa, “casinara”, un po’ goffa e grande appassionata di cucina. Perennemente alla ricerca di un lavoro e di un fidanzato, cerca di sbarcare il lunario accettando qualsiasi occupazione precaria, purché dignitosa si intende, e divide un appartamento con due ragazzi, un timido e introverso genio informatico e un prorompente e solare personal trainer. Tanto disordinata e imbranata in qualsiasi ambito, Emma si trasforma quando si mette ai fornelli e prepara manicaretti per coinquilini ed amici. La cucina è la sua valvola di sfogo, il posto in cui si lascia andare, in cui è solo sé stessa; mentre taglia, impasta, inforna…si rilassa, mette ordine nei suoi pensieri e si tira su di morale. Per far colpo su un corriere che le consegna la merce acquistata on line, decide di preparare dei dolci alla cannella ma si accorge di averla finita e si precipita nel minimarket più vicino per comperarla. Si ritrova davanti allo scaffale, sul quale è rimasta una sola confezione della preziosa e profumata spezia, accanto ad una distinta ed agguerrita signora che gliela prende letteralmente dalle mani dopo una piccola schermaglia. Emma maledice in cuor suo la nemica e va in un altro negozio ad acquistare la cannella. Poche ore dopo, però, scopre che la signora è morta in circostanze misteriose e pensa che le sue maledizioni abbiano avuto effetto.
La sua immensa curiosità, unita al senso di colpa, la spingono ad indagare sull’omicidio e a commettere un errore dietro l’altro, arrivando anche ad intralciare il lavoro delle forze dell’ordine. In tutto questo la storia con il bel corriere non decolla ma, in compenso, Emma conosce un carabiniere dagli occhi azzurri che le farà girare la testa; le sue due nonne, Crocefissa e Ortensia, si alternano alla sua porta con i loro rimproveri e i loro consigli (diametralmente opposti come sono loro!); la sua amica Cleo, che fino a qualche anno prima era il brasiliano Thiago, scompare…Insomma la sua vita è tutta un susseguirsi di scelte sbagliate e momenti di sconforto, per uscire dal quale Emma si rifugia in cucina, con grande gioia dei suoi coinquilini. Pensate che nel libro sono proprio inserite le ricette che la protagonista cucina nei diversi momenti dell’indagine, spaziando dal dolce al salato, dal classico all’etnico, dalla cucina di nonna Crocefissa, rigorosamente casalinga, a quella di nonna Ortensia, in versione light per mantenere la linea. Insomma ce n’è per tutti e non si può proprio dire che ad Emma manca il senso del gusto, anzi! Ha proprio buon gusto e anche abbastanza fiuto per il delitto! Avrei potuto scegliere una delle ricette proposte da Emma ma per rendere omaggio alla spezia che fa partire le indagini e dà il titolo al libro, ho deciso di preparare dei soffici e profumatissimi muffin alle mele e cannella. Sono facilissimi da fare e…ancora più facili da mangiare!!!



MUFFIN ALLE MELE E CANNELLA

Ingredienti per 12 muffin: cannella - 2 mele – 2 uova – 100 gr burro – 120 gr zucchero – 160 ml latte – 260 gr farina 00 – una bacca di vaniglia – 3 cucchiaini di lievito per dolci – un limone – sale – zucchero a velo
Fate fondere il burro e lasciatelo raffreddare. Intanto sbattete dolcemente le uova con lo zucchero e la vaniglia: dovrete ottenere un composto leggero e spumoso. Aggiungete il latte, il burro fuso, un pizzico di sale e la scorza grattugiata del limone. Mescolate a parte il lievito con la farina e la cannella e aggiungete lentamente al composto. Per ultima aggiungete una mela tagliata a dadini. Riempite con il composto lo stampo dei muffin leggermente imburrato (se non l’avete utilizzate dei pirottini di carta), tagliate l’altra mela a fettine sottili e mettetene due o tre su ogni muffin. Infornate in forno statico, a metà altezza, a 180° per 30/35 minuti. Sfornate, fate raffreddare e togliete i muffin dallo stampo. Prima di servirli cospargeteli con un pochino di zucchero a velo. Consiglio di gustarli con un tè o con una tisana, in compagnia di persone simpatiche o di un buon libro…giallo ovviamente! Alla prossima!

31/10/2018

NADIA MORBELLI: REDATTRICE, SCRITTRICE, INVESTIGATRICE…O BUONGUSTAIA FICCANASO?!?


Nadia Morbelli, nata a Genova, è laureata in paleografia e specializzata nello studio di manoscritti umanistici. Collabora con diverse riviste specialistiche sia nazionali che internazionali ed è redattrice presso una piccola casa editrice ligure. I momenti più belli della sua vita li trascorre in biblioteche polverose o viaggiando per il mondo. Attualmente vive fra Genova e l’Alto Monferrato. Ebbene Nadia Morbelli è anche il nome della protagonista dei suoi libri, anzi, direi che non si limita a scrivere in prima persona…direi proprio che la protagonista è lei stessa. E questo, a mio avviso, è il valore aggiunto dei suoi gialli. Il primo dei suoi libri si intitola “Hanno ammazzato la Marinin” e ci porta subito nel mondo di questa donna davvero originale, un po’ casinista e ficcanaso e tanto simpatica! Nadia è una redattrice quarantenne, magra come un’acciuga, appassionata del suo lavoro e dei viaggi e amante del buon cibo e del buon vino (sarà per questo che mi è simpatica??!). Passa tutta la settimana lavorando alacremente, a stretto contatto con il suo capo, Gian Paolo, un brontolone che sostiene di essere sempre sull’orlo del
fallimento, e poi nel week end salta in macchina e scappa in campagna, nel “paesello” dell’Alto Monferrato, dove i suoi genitori hanno sistemato una cascina e si sono trasferiti per godersi la pensione. Lì si rilassa facendo lunghe passeggiate col padre, riservato e appassionato di giardinaggio, e bisticciando continuamente con la madre, autoritaria e sempre pronta a rinfacciarle il fatto che non è ancora stata capace di sistemarsi (che per lei significa sposarsi e avere figli!!). Appena può si incontra con l’amica Carla, insegnante che vive al “paesello”, con la quale condivide la passione per la buona tavola e per il vino. Le loro serate, infatti, si svolgono sempre in un ristorante o in una trattoria diversa, preferibilmente davanti a piatti della tradizione ligure accompagnati da vini locali e corposi. E, mentre mangiano, chiacchierano della loro vita e di quella del paesello, appunto, con tutti i personaggi che lo abitano e lo animano. Nel libro “Hanno ammazzato la Marinin” Nadia si ritrova, suo malgrado, nel bel mezzo di un’indagine per omicidio: nel suo palazzo è stata uccisa un’anziana donna e tutto fa pensare ad una rapina finita male. Ma le coincidenze e le stranezze sono tante, troppe forse, e la nostra redattrice si improvvisa detective e segue una pista basata sul passato e sulle frequentazioni della vittima. Che, guarda caso, è originaria dello stesso paesello in cui vivono attualmente i suoi genitori!!! Ovviamente coinvolge nelle indagini anche Carla e, con tenacia e spirito di osservazione, arriverà ad una verità davvero sconcertante. I romanzi di Nadia Morbelli sono scorrevoli, brillanti, a tratti comici. Non si tratta dei classici gialli con suspense e ritmi serrati, anzi, riprendono il ritmo lento della vita di provincia, dove fra una chiacchierata e l’altra, al bar o alla bocciofila, si scoprono i vizi, le storie, i segreti della gente comune. E tutto senza banalità e senza fronzoli, con semplicità e leggerezza. La stessa protagonista, così come tutte le persone con cui interagisce, è una persona vera, normale, con le sue abitudini, le sue manie, le sue convinzioni e le sue debolezze. Forse è proprio per questo che risulta subito simpatica e riesce a conquistare fin dalla prima pagina. E poi è davvero unica quando racconta le sue cene, i suoi aperitivi, le sue degustazioni! Ha un palato molto allenato, capace di cogliere le diverse sfumature dei vari ingredienti e di abbinarle al vino giusto, adora provare nuovi locali e nuovi piatti…eppure il suo piatto preferito rimane il minestrone alla genovese di sua mamma “che come lo fa lei non lo fa nessuno!” E allora oggi vi propongo proprio questa ricetta che in questo periodo si mangia proprio volentieri. Mi raccomando, però, seguite la ricetta originale che vi propongo e utilizzate verdure fresche…e se poi il pesto lo fate voi anziché comprare quello già pronto…vi assicuro che il risultato sarà eccezionale…lo dice anche il proverbio: “Chi attasta o menestron ‘na votta o no va ciù via da Zena” (Chi assaggia il Minestrone una volta, non va più via da Genova)!

MINESTRONE ALLA GENOVESE

Ingredienti per 4/6 persone: 3 patate piccole - 3 zucchine - 1 etto di fagiolini verdi - 2 etti e mezzo di fagioli borlotti - 1 melanzana - 1 pomodoro - borraggine - 1 cipolla – bietole - 1 gambo di sedano - 1 pezzo di cavolo cappuccio - 1 carota - 3 etti di pasta piccola (in preferenza bricchetti) - pesto genovese - olio evo - parmigiano grattugiato   Lavate tutte le verdure e tagliatele a pezzetti, ad eccezione del pomodoro e delle patate. Mettete una pentola di acqua salata sul fuoco e quando bollirà versatevi dentro tutte le verdure. Fate cuocere per circa un’ora a fuoco vivace e quando tutte le verdure saranno ben cotte versatevi dento la pasta. Una
volta cotta la pasta, spegnete il fuoco, versate il pesto e lasciate riposare per 15 minuti. Distribuite nei piatti e a piacere servite con un filo di olio evo e del parmigiano grattugiato. Buon appetito e alla prossima settimana!

06/12/2017

SQUADRA SPECIALE MINESTRINA IN BRODO


Roberto Centazzo, nato a Savona nel 1961, fin da piccolo sa che farà lo scrittore. Non avendo ben chiara, però, la strada da percorrere, inizia diverse esperienze che lo porteranno a scrivere romanzi polizieschi. Si laurea in giurisprudenza, esercita la pratica forense, consegue l’abilitazione all’insegnamento e poi, per conoscere da vicino le tecniche investigative, si arruola in Polizia. Attualmente è Ispettore Capo e anche la sua carriera di scrittore è ben avviata. Dopo i notevoli successi ottenuti con i suoi primi romanzi pubblicati con uno pseudonimo, decide di dare vita al personaggio del Procuratore della Repubblica di stanza a Savona, Lorenzo Toccalossi, protagonista di una serie di libri di successo firmati con il suo vero nome. Nel 2016 pubblica “La prima operazione della squadra speciale minestrina in brodo”, romanzo davvero originale con tre protagonisti destinati al successo di Toccalossi. Ma chi sono? Sono poliziotti, o meglio, lo sono stati; adesso sono in pensione. Ma hanno ancora un bel po’ di conti in sospeso con delinquenti e farabutti sfuggiti alle maglie della giustizia. Ferruccio Pammattone, ex sostituto commissario e vice dirigente alla Squadra mobile, Eugenio Mignogna, ex sovrintendente alla Scientifica, Luc Santoro, ex assistente capo all’Immigrazione, hanno molte cose in comune: sono amici da una vita, si sono arruolati insieme nel lontano 1975 e sono appena stati congedati per raggiunti limiti d’età. Alla pensione, però, non possono e non vogliono abituarsi. Si annoiano. Così, mentre chiacchierano sul lungomare di Genova, pensano che potrebbero rimettersi subito in azione, per dedicarsi finalmente a tutti quei casi che, per un motivo o per l’altro, non hanno mai potuto affrontare quando erano in servizio. Adesso, finalmente, non devono rendere conto a nessuno, soltanto alla loro coscienza che li spinge a indagare, al loro stomaco che s’infiamma alla vista di un würstel e alla loro prostata che reclama una sosta ogni tanto. E così Pammattone, alias Semolino (se mangia pesante si riempie di macchie rosse ed è costretto a una dieta durissima), Mignogna, alias Kukident (per festeggiare la pensione si è regalato una smagliante dentiera) e Santoro, alias Maalox (soffre di atroci bruciori di stomaco) diventano la «Squadra speciale Minestrina in brodo». E, pur combinandone di cotte e di crude, riescono a risolvere un caso molto difficile, aiutando il giovane commissario Lugaro che ha sostituito Pammattone e tiene in alta considerazione il suo predecessore e la sua grande esperienza. Durante le loro indagini, i nostri tre pensionati mangiano diversi cibi (con effetti collaterali non sempre piacevoli!) ma ho preferito scegliere il piatto che dà il titolo e il nome alla squadra: la minestrina in brodo. Certo non si tratta di una ricetta elaborata e non ho alcuna pretesa di insegnare come farla. Sicuramente in ogni famiglia se ne prepara una “versione” diversa, a seconda dei gusti e delle tradizioni. La ricetta che condivido oggi con voi è quella semplice, classica con un brodo di verdure (non fatto con il dado!) da mangiare la sera, quando fuori fa freddo, dopo una giornata pesante, per scaldare lo stomaco e il cuore...magari leggendo o guardando un bel giallo!

Per gustare un’ottima minestra l’importante è preparare un buon brodo fatto in casa bello saporito, perché con il brodo di dado non è la stessa cosa. (Diciamo che all’occorrenza va bene anche il dado, ma che sia almeno biologico!).  La minestra in brodo della ricetta è stata preparata con della comune pastina ma ci si può sbizzarrire e utilizzare un qualsiasi formato: stelline, quadrucci, capelli d’angelo, risoni, tempestina….

Ingredienti per 2 persone

una cipolla - due carote - due coste di sedano - mezzo porro - 2 pomodorini (e altre verdure a piacimento)
brodo q.b.
80/90 gr di pastina
parmigiano grattugiato q.b. - olio evo q.b.

Anzitutto preparate un brodo di verdure facendole bollire in acqua fredda per 20/30 minuti. Passate le verdure o frullatele (in base alla consistenza che preferite), versate la crema così ottenuta nel brodo, aggiungete la pastina e fate cuocere per 10 minuti aggiungendo acqua calda se serve. Servitela cospargendola con parmigiano grattugiato a piacere e un filo di olio extravergine di oliva. Ai bambini (e non solo!) piace anche con un formaggino. Buon appetito!