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18/03/2020

COBRA 11: POLIZIOTTI SPERICOLATI SULLE STRADE DELLA GERMANIA

“Il loro distretto è l'autostrada. I loro nemici: ricattatori, assassini, pirati della strada. La notte non esiste per gli uomini di Cobra 11”. Questa è la frase che introduce la sigla iniziale della serie televisiva tedesca “Squadra Speciale Cobra 11” (titolo originale “Alarm für Cobra 11 – Die Autobahnpolizei”), creata nel 1995 da Claude Cueni e approdata sui nostri schermi quattro anni dopo. La serie è incentrata sulle inchieste di una coppia di commissari appartenenti alla Kripo Autobahn (Polizia autostradale criminale), sezione fittizia della Autobahnpolizei (Polizia autostradale) ed è ambientata prima a Berlino e poi a Colonia e Dusseldorf. Solitamente si parte da un caso che coinvolge l’ambiente stradale e/o autostradale, una trama poliziesco-drammatica che crea anche un po’ di suspense e coinvolge i nostri eroi su quattro ruote, i quali indagano e arrivano alla soluzione…il tutto con inseguimenti spericolati, acrobazie, esplosioni e incidenti a dir poco spettacolari.  È una serie molto longeva, arrivata alla 24° stagione (!), eppure continua ad essere seguita da un buon numero di telespettatori, amanti delle molte scene rocambolesche e delle vicende di questo gruppo di poliziotti, che si ritrovano sempre in mezzo ai guai! Il protagonista principale è il coriaceo commissario Semir Gerkhan (interpretato da Erdoğan Atalay), di origine turca, punto di riferimento indiscusso di tutti i protagonisti e amatissimo
da tutti i fan della serie. Uomo d’azione dai sani principi morali, è astuto e molto intelligente, sempre positivo e propositivo, amante della famiglia, spiritoso e giocherellone, premuroso e attento, capace di pensare prima di agire e di infondere calma e sicurezza a tutta la squadra, anche nei momenti più difficili. La sua onestà, la sua lealtà e la sua amicizia sono le fondamenta sulle quali riesce a costruire importanti relazioni con tutti coloro che lo circondano. Ama il suo lavoro e ancora di più sua moglie Andrea, conosciuta proprio in Centrale, e le loro figlie. Fra alti e bassi (dovuti soprattutto agli orari di lavoro assurdi di Semir ed al fatto che mette spesso a repentaglio la sua incolumità!) la loro storia è un po’ una sorta di filo conduttore che fa da sfondo ai casi ed alle indagini che vengono affrontati nei diversi episodi. Accanto a Semir c’è sempre un partner a lui complementare mentre lui è l’unico sempre presente dalla prima all’ultima stagione. Nel corso degli anni lo affiancano diversi colleghi che escono di scena per varie motivazioni: qualcuno si trasferisce, qualcuno muore in servizio o rischia di farlo e qualcun altro cambia proprio lavoro. Ben, Frank, Alexander, Jan, Chris, Tom, Paul…in tanti sono arrivati e se ne sono andati ma l’unico che rimane è Semir. A capitanare la squadra è sempre una donna: prima il capitano Anna Englehardt e poi Kim Krüger. Entrambe donne forti e coraggiose, capaci di gestire interi distretti…sono, però, completamente inermi davanti ai guai causati da Semir e spesso disperate dopo l’ennesima “strage” di automobili! A completare la squadra ci sono i simpatici Horst "Otto" Herzberger e Dieter Bonrath, sempre insieme e sempre pronti ad aiutare i colleghi, apparentemente imbranati e quasi comici ma preparati e molto seri sul lavoro. E troviamo sempre anche Hartmut Freund, il cervellone dai capelli rossi, tecnico della scientifica ed esperto informatico, vorrebbe partecipare alle indagini sul campo ma il suo aiuto dal laboratorio è troppo prezioso e finisce puntualmente per risultare determinante nelle indagini. Nelle diverse stagioni si aggiungono anche altri personaggi, più o meno importanti, che movimentano e rendono più avvincenti gli episodi della serie. Non ho visto tutti gli episodi ma posso dire che la serie è decisamente fuori dagli schemi. Certo non è avvincente come altre ma permette di passare un’oretta piacevole, in compagnia di una squadra di attori bravi e simpatici che alternano serietà e professionalità a scherzi e battute esilaranti, capaci di mescolare la giusta dose di suspense con un pizzico di humor e una manciata di umanità. Semir, come vi dicevo, è di origine turca e ne va molto fiero. In molte occasioni cerca di far assaggiare una delle tante specialità del suo paese al partner di turno…ma arriva sempre una chiamata, c’è sempre un’emergenza e qualcosa o qualcuno che li interrompono. Così, nella maggior parte dei casi, finiscono per fermarsi ad uno dei tanti chioschi di kebab che si trovano in Germania. E quindi oggi voglio proprio proporvi di mangiare un fantastico e gustosissimo panino kebab!

DÖNER KEBAB

Il kebab è un piatto a base di carne, tipico della cucina turca, divenuto popolare in tutto il mondo grazie alle immigrazioni dal Medio Oriente.  In Turchia viene chiamato “döner kebab”, cioè “kebab che gira”, con riferimento allo spiedo verticale rotante sul quale la carne viene infilzata e fatta abbrustolire, facendola ruotare sull'asse del girarrosto. Il kebab è da sempre considerato un piatto “da passeggio”, proprio per l’abitudine di mangiarlo per strada, tipica della Turchia e della Germania, il primo paese europeo nel quale si è diffuso proprio per la forte immigrazione turca. Sono tante le varianti che hanno avuto origine da diversi paesi mediorientali. C’è il kebab a base di agnello, quello di manzo, di pollo o di vitello, mai di maiale, animale vietato dall’Islam. La carne, tagliata a fettine, viene sagomata e infilzata nello spiedo verticale, fino a formare un grosso cilindro alla cui sommità vengono poi infilzate parti grasse che, sciogliendosi e scolando, evitano l'eccessivo abbrustolimento ed essiccamento della carne. Lo spiedo viene poi fatto ruotare vicino a una fonte di calore, che una volta consisteva in brace rovente sistemata in griglie disposte verticalmente intorno allo spiedo e che oggi è invece un'apposita macchina che produce calore tramite resistenze elettriche o bruciatori a gas. Prima di essere cucinata, la carne viene condita con varie spezie, che le conferiscono l’inconfondibile sapore mediterraneo. Insieme ad un misto di verdure crude e colorate, alla salsa piccante ed a quella a base di yogurt, la carne viene servita su un piatto o, più comunemente, in un panino o in una piadina. Anche qui in Italia, soprattutto negli ultimi decenni, si sono molto diffuse le gastronomie turche che sfornano kebab e riscuotono successo, in particolare fra i giovanissimi (probabilmente perché, oltre ad essere un piatto sfizioso, ha in media un basso costo che lo rende molto accessibile e fruibile). A me piace molto il kebab, ogni morso è un’esplosione di gusto, esaltato dalle spezie e dai contrasti con le verdure e le salse. Non è un piatto che si può riprodurre facilmente in “versione casalinga” ma è facilissimo trovare un “kebabbaro” di fiducia! Io ve lo consiglio senz’altro! Sapete? Anni fa sono stata in Turchia con una carissima amica, ed il primo kebab l’ho mangiato proprio là. Io e Lucia abbiamo passato dei momenti bellissimi e visto posti stupendi, da Istanbul alla Cappadocia, e ovviamente abbiamo molto apprezzato anche la gustosa e speziata cucina turca (beh! È mia amica…quindi deve avere un buon senso del gusto!!!). Certo, il kebab ha tutto un altro sapore se lo gusti guardando il Bosforo…ma vi assicuro che lo si può apprezzare anche a Cinisello Balsamo, soprattutto se è fatto bene ed abbinato ad una birra fresca!

13/03/2019

MARC RAABE: CRIMINI PRESENTI E PASSATI A BERLINO

Marc Raabe è nato nel 1968 e vive a Colonia con la sua famiglia. È amministratore delegato e socio di una ditta di produzione televisiva e cinematografica. Parallelamente al suo lavoro come produttore, Raabe ha cercato di formarsi come attore di teatro e di cinema ma ha poi interrotto gli studi per dedicarsi alla sua compagnia ed alla scrittura. È diventato famoso come autore rivelazione del thriller tedesco nel 2012, con il suo romanzo di esordio “Il sezionatore”, per settimane nella classifica dei libri più venduti in Germania, Francia e Italia, cui sono seguiti “Prima di uccidere”, bestseller dalla prima settimana di uscita, e “L’ho ucciso io”. È tornato recentemente a pubblicare in Italia con “Chiave 17”. Nei suoi libri Raabe porta i suoi lettori in un dedalo apparentemente senza via d’uscita, in cui i traumi del passato dei protagonisti influenzano profondamente il loro presente, i loro rapporti interpersonali e le loro scelte di vita. Nel suo primo
libro “Il sezionatore”, il protagonista è Gabriel, la cui vita è segnata da ciò che gli è successo quando aveva solo undici anni. Nel 1979, nell’allora Berlino Ovest, si avventura nella cantina di casa, dove il padre ha un laboratorio fotografico cui nessuno può accedere. Lì sotto c’è un segreto che non gli permette di tornarsene a letto a dormire. Trent’anni dopo quel bambino è cresciuto, è ormai un uomo che lavora per una ditta di sicurezza. Ha rimosso ciò che accadde quella notte. Ha dimenticato del tutto quel giorno in cantina, quelle foto, quei rumori. Non sa più nulla dell’orrore che ha visto, finché la sua fidanzata, Liz, non scompare, rapita da uno psicopatico con un diabolico piano e allora, per salvarla, sarà costretto a ricordare. Sullo sfondo una serie di personaggi più o meno legati a Gabriel, che lo aiuteranno ad affrontare una terribile battaglia con sé stesso. Il crescendo di azione e di suspense tiene incollato il lettore dalla prima all’ultima pagina, fino al sorprendente epilogo, quando ogni domanda troverà la sua risposta. Anche “Prima di
uccidere” è ambientato a Berlino ed anche qui Raabe ci racconta una storia che intreccia passato e presente di Jan, uno psicologo che, suo malgrado, si ritrova a cercare Laura, una sua amica scomparsa nel nulla, e a difendersi da accuse infamanti. Al pari dei diversi personaggi, anche Berlino diventa protagonista nei romanzi di Raabe, insieme alle sue strade, ai suoi quartieri, alla sua gente. E proprio dalle specialità gastronomiche di Berlino ho voluto “pescare” uno dei dolci che preferisco in assoluto: l’Apfelstrudel ovvero lo strudel di mele. Sicuramente renderà più dolce la lettura dei libri di Raabe.


APFELRSTRUDEL (Strudel di mele) Ingredienti per 6 persone - Per la pasta tirata: 300 g di farina 00 -
120 ml di acqua tiepida - 1 uovo a temperatura ambiente – 3 cucchiai di olio evo - sale Per il ripieno: 1 kg di mele renette - 50 g di zucchero – 40 gr di burro - 50 g di pangrattato - 40 g di uvetta - 40 g di pinoli - 1 limone - cannella in polvere

In una ciotola mescolate la farina con l'acqua tiepida, l'uovo, l'olio e un pizzico di sale. Potete eseguire questa operazione impastando a mano oppure con la planetaria, montando la frusta k fino ad amalgamare e terminando l'operazione con il gancio a uncino. In entrambi i casi dovrete ottenere un impasto molto liscio e non appiccicoso. Formate una palla con la pasta tirata, avvolgetela nella pellicola e fatela riposare a temperatura ambiente per 30 minuti in una ciotola. Preparate il ripieno: sbucciate le mele, tagliatele
a dadini, cospargetele con lo zucchero, cannella a piacere e unite l’uvetta prima ammorbidita nel rum e poi strizzata. Completate con la buccia grattugiata di limone e i pinoli (o noci o mandorle...ciò che preferite!). Mescolate per amalgamare. Stendete la pasta a 1 centimetro senza utilizzare altra farina e adagiatela su un telo da cucina. Con la punta delle dita assottigliatela, tirandola verso l'esterno e facendo attenzione a non romperla. Dovrete ottenere una sfoglia molto sottile (si deve vedere il canovaccio sottostante). Cospargetela con il pangrattato che avrete dorato in una padella antiaderente con una noce di burro. Disponetevi sopra il ripieno, posizionandolo al centro. Ricoprite il ripieno con i due lembi di pasta, facendo una leggera pressione
per sigillare. Richiudete verso l'alto le due estremità in modo da impedire al ripieno di uscire. Foderate una teglia con un foglio di carta forno e, molto delicatamente, adagiatevi lo strudel, dandogli una forma regolare con le mani. Cuocete in forno caldo a 200° per circa 40 minuti, fino a quando si sarà dorato in superficie. Ritirate, fate raffreddare e, se vi piace, spolverizzate con lo zucchero a velo. Servitelo a fettine, anche tiepido, accompagnandolo con panna montata non zuccherata o gelato alla crema. Vi assicuro che il gusto sarà wunderbar!

05/12/2018

COLONIA, LIPSIA, STOCCARDA...UNA SQUADRA SPECIALE PER OGNI CITTA'



Continua la mia “carrellata” delle serie televisive tedesche che ottengono un notevole successo qui in Italia. Raidue, fra le altre, ne trasmette tre davvero interessanti ambientate in altrettante famose città della Germania: “Squadra speciale Colonia”, “Squadra speciale Lipsia” e “Squadra speciale Stoccarda”. Tutte e tre sono arrivate sui nostri schermi fra il 2010 ed il 2014 e vengono trasmesse tutt’ora. La prima, ambientata appunto a Colonia, ruota attorno alle vicende della squadra omicidi capitanata dal commissario Karin Reuter, tosta e capace di gestire ogni situazione, e composta da 4 detective, Frank, Vanessa, Julia e Daniel. Oltre a loro sulla scena compaiono sempre il medico legale, il procuratore e altri personaggi secondari ma sempre importanti.I casi che affrontano sono molto
complessi e spesso sembra impossibile risolverli. La loro forza, però, nonostante siano tutti molto diversi tra loro, sta nell’affiatamento e nel “gioco di squadra” e questo li porta sempre ad assicurare il colpevole alla giustizia. Sullo sfondo le vicende personali di ciascuno e gli sforzi di viverle senza farsi travolgere dal lavoro. La seconda serie, invece, è ambientata a Lipsia e racconta le indagini della squadra, appunto, al comando del commissario capo Hajo Trautzschke e composta da Jan, Ina, Tom e Olivia. Anche qui troviamo sempre i cosiddetti “personaggi secondari”, quali il medico legale, il capo della scientifica, il procuratore, la figlia di Hajo nonché moglie di Jan… In questa serie le vite private dei diversi protagonisti sono parte integrante della storia e spesso alcuni casi ruotano proprio attorno a loro e/o a loro conoscenti, amici, parenti. Rispetto ai “colleghi” di Colonia, i nostri poliziotti di Lipsia tendono a prendere iniziative personali ed isolate, senza coinvolgere gli altri membri della squadra e questo porta puntualmente grossi guai! Ognuno di loro si porta un passato pesante sulle spalle, sia dal punto di vista personale che da quello lavorativo, e questo li porta spesso a coinvolgersi più del dovuto nelle indagini in corso. Ogni caso assume sfumature diverse e le piste da seguire sono sempre tante…per fortuna la capacità di Hajo di tenere insieme la squadra e di richiamarla all’ordine riesce sempre a dare i suoi frutti e la soluzione arriva nei momenti e nei modi più impensati. La terza serie, infine, è ambientata a Stoccarda e la squadra qui è un po’ più numerosa! Sono diverse, infatti, le figure coinvolte in tutte le indagini e tutte sono sempre in stretto contatto e compongono
davvero un bel gruppo. Si parte dal vertice, occupato da Michael Kaiser, direttore della polizia e diretto superiore della squadra che spesso lascia il suo ufficio di dirigente e scende in campo con i suoi uomini. Il commissario capo, però, rimane la forte ed intelligente Martina Seiffert che gestisce la squadra con forte senso di responsabilità e una grande umanità. Seguono Joachim “Jo” Stoll, amante delle auto e delle donne, scanzonato, casinista ma ottimo detective, e Rico Sander, timido ed introverso, completamente opposto a Jo, preciso a livello maniacale, mago del computer con un Q.I. oltre la media, non sopporta il contatto fisico e preferisce stare in ufficio anziché uscire, anche se non si tira mai indietro se c’è da intervenire. E, ovviamente, non mancano le “quote rosa”, che sono cambiate nelle diverse stagioni: Anna, detective capo con una preparazione in psicologia e criminologia, Cornelia “Nelly”, che lavora spesso insieme a Rico e che lascia poi la squadra per trasferirsi a Berlino, e Selma, ultima arrivata in ordine cronologico, è detective sovrintendente, capace e testarda, con un udito straordinario. Insieme a loro troviamo sempre Jan, capo della scientifica, Lisa, medico legale, Friedemann, responsabile ufficio prove e archivi ormai prossimo alla pensione, e Schrotti, meccanico pazzo rimasto fermo agli anni Settanta, informatore e amico di Jo. Come avrete capito dalla più accurata descrizione, questa serie è quella che preferisco! Perché? Forse perché tutti i personaggi, ciascuno con le proprie capacità e caratteristiche, fanno la loro parte e danno il loro contributo alla soluzione dei casi. O forse perché si avvertono sempre la grande umiltà, il senso di giustizia, l’amicizia e il rispetto fra di loro e nei confronti di vittime e colpevoli. E poi sono simpatici e spesso si lasciano andare a momenti di ilarità che aiutano a stemperare la pressione delle indagini e ad alleggerire le varie situazioni. Fatto sta che mi piacciono tutte e tre ma quella di Stoccarda è la mia preferita! Per quanto riguarda il gusto, però, si torna sempre alla solita musica: bevono tutti litri e litri di caffè in servizio e di birra a casa o al bar ma quanto a cibo sono tutti davvero un disastro! E allora ho deciso di farmi ispirare da un grande maestro, tedesco di nascita e milanese di adozione, che crea delle vere opere d’arte con il cioccolato
e che, come dice sempre lui stesso, ha un’ottima squadra che lo affianca nel suo lavoro…avete capito di chi si tratta? Ovviamente del re del cioccolato: Ernst Knam! Cosa c’è di meglio di una bella fetta della sua crostata al cioccolato fondente con frolla al cacao?!?!? Ho puntato in alto, lo so, ma nella vita bisogna osare ogni tanto e allora...3, 2, 1 dolci in forno (e che Knam me la mandi buona!!!!) 

CROSTATA AL CIOCCOLATO – Ricetta originale di Ernst Knam 
Dosi per 1 stampo da 20 cm. *Per la pasta frolla: 150 gr di burro - 150 gr di zucchero - 1 uovo - 6 gr di lievito per dolci - 280 gr di farina 00 - 25 gr di cacao amaro - essenza di vaniglia in polvere - un pizzico di sale *Per la crema pasticcera: 250 gr di latte - 15 gr di farina 00 - 5 gr di fecola di patate - 2 tuorli - 40 gr di zucchero - essenza di vaniglia  *Per la glassa al cioccolato: 125 gr di panna - 190 gr di cioccolato fondente 
Iniziate a preparare la pasta frolla lavorando il burro con lo zucchero. Aggiungete l'uovo e la vaniglia e fate amalgamare il tutto alla crema al burro. Unite ora i restanti ingredienti lievito, farina, cacao e sale setacciati. Impastate velocemente fino a quando non otterrete un composto compatto ed omogeneo. Formate una palla, rivestitela di pellicola trasparente e fatela riposare in frigorifero per almeno 2 ore. Nel frattempo preparate la crema pasticcera lavorando lo zucchero con i tuorli. Aggiungete successivamente la farina e la fecola e mescolate accuratamente. Mettete il latte caldo a filo in cui avrete fatto sobbollire una stecca di vaniglia, amalgamate e fate cuocere a fuoco basso fino a fare addensare. Mescolate di tanto in tanto. Una volta pronta la crema, coprite con una pellicola a contatto e lasciatela raffreddare. Fate sciogliere il cioccolato in un pentolino con la panna, poi lasciatelo raffreddare. Riprendete la frolla e stendetela su una spianatoia infarinata con uno
spessore di circa 4 mm. Foderate quindi con la frolla uno stampo imburrato. Ritagliate la frolla in eccesso lungo i bordi. Poi con i rebbi di una forchetta praticate dei forellini sulla base. Una volta raffreddato il cioccolato unitelo alla crema pasticcera amalgamando. Trasferite la crema ottenuta all'interno dello stampo. Con la frolla avanzata formate delle striscioline spesse da mettere, incrociate, sulla crostata. Cuocete in forno preriscaldato a 180 °C per 40 minuti. Lasciate raffreddare e preparatevi ad un’esplosione di gusto! Lasciatevi avvolgere e coccolare dall’intensità del cioccolato…magari guardando una delle serie tv tedesche di cui vi ho parlato e, mi raccomando, fatemi sapere cosa ne pensate! Alla prossima!

14/11/2018

L'ISPETTORE DERRICK: DALLA BAVIERA CON GRIGIORE!


Le prime puntate in Germania furono trasmesse nel 1974 ma in Italia arrivarono nel 1979 e fino al 2000, con ben 281 episodi divisi in 25 stagioni, “L’ispettore Derrick” ebbe un successo incredibile! Inizialmente la critica colpì duramente la serie, definendola mediocre e addirittura noiosa…ma ben presto dovette ricredersi davanti ai record di ascolti che aumentavano ad ogni nuovo episodio. Ma come mai le famiglie italiane erano letteralmente incollate davanti al teleschermo per non perdersi nemmeno un episodio dell’Ispettore Derrick?!? Centinaia di ragazzini si sedevano sul divano assieme ai genitori, costretti a sorbirsi questa serie tedesca che non aveva nulla di entusiasmante…perché?!? Viene proprio da domandarsi da dove venisse un tale apprezzamento!!! Sicuramente si potevano dire molte cose del nostro “eroe tedesco” ma certo non si poteva affermare che fosse un uomo affascinante o di azione, anzi! Rispetto agli stereotipi proposti dalle serie tv statunitensi di quel periodo, per esempio, direi che il nostro ispettore bavarese usciva da
tutti gli schemi, anzi, non ci entrava proprio!!! Quindi?!?!? Dove sta l’arcano mistero?!?!? Andiamo con ordine e analizziamo la serie partendo proprio dal protagonista. L’attore Horst Tappert (1923-2008) interpretò Stephan Derrick per tutte le stagioni, tanto da entrare nel Guinness dei primati come il poliziotto televisivo più longevo. Capelli impomatati tirati indietro (vi svelo un segreto: ha sempre portato un parrucchino!!!), occhiali terrificanti che gli coprono mezza faccia (un altro segreto: dovevano coprire le enormi borse sotto gli occhi dell’attore!!), viso pallido, a tratti grigio, sguardo quasi sempre fisso con la stessa identica espressione, abbigliamento sobrio (ma orologio-pataccone d’oro al polso!), tono di voce mono-nota…insomma l’ispettore Derrick non è mai stato il ritratto dell’allegria, né della salute! Perde raramente la pazienza e non si può dire nemmeno che brilli per simpatia. E cosa dire del fido braccio destro di Derrick, l’ispettore Harry Klein, interpretato da Fritz Wepper dal primo all’ultimo episodio? A parte la chioma castano-rossiccia, sempre molto ben curata, Klein non ha proprio il “physique du role”! Bassino, tarchiato, abbigliamento monocromatico, viene mostrato sempre un po’ tonto rispetto al capo che, alle sue domande, risponde con tono a volte annoiato, spesso saccente. Questo, però, non lo tocca minimamente, visto che pende letteralmente dalle labbra di Derrick e lo segue come un’ombra. Anche le ambientazioni sono tutt’altro che “briose”. L’ufficio di Derrick è grigio quanto lui, essenziale, con le classiche piantine in punto di morte alle finestre, la mappa ingiallita della città, il lavandino in un angolo, la scrivania ingombra di documenti e il telefono nero o grigio, a seconda delle stagioni! La stessa Monaco di Baviera, sede delle avventure dell’ispettore, sembra coperta da una nebbia triste e malinconica! In tutti gli episodi della serie televisiva il ritmo è lento, cadenzato solo dai cambi di inquadratura e dalle domande di Derrick, che fin dall’inizio delle indagini, individua subito il colpevole e comincia a girargli intorno, a fargli mille domande, a fargli visita a casa o sul lavoro…tutto con l’unico obiettivo di farlo crollare. E grazie ai suoi modi educati e pacati, al suo tono conciliante, alla sua ricerca maniacale della verità e, soprattutto, ai suoi estenuanti interrogatori, alla fine il disgraziato di turno confessa le sue colpe! Non c’è altro sullo sfondo, neppure qualche accenno alla vita privata dei protagonisti, dei quali non si sa nulla e che sembra non abbiano neanche una vita al di fuori del lavoro! Tutto ruota attorno all’indagine e le uniche concessioni alla mondanità sono le poche, rare scene girate in una fumosa birreria, dove Derrick e Klein si fermano
per un pasto veloce o per una birra a fine giornata. Da buoni bavaresi i due si gustano classicissimi wurstel e crauti accompagnati da un enorme boccale della bevanda nazionale! Ecco, questa è forse l’unica nota di colore nel grigiore che pervade la serie. Avrei voluto proporvi qualcosa di più originale ma sapete che devo rimanere fedele alle mie scelte e quindi stasera vi allieterò con un abbinamento che abbiamo importato dalla Germania, così come l’ispettore Derrick: ecco a voi i würstel e crauti, anzi, i...
WÜRST MIT SAUERKRAUT  
Ingredienti per 4 persone - 1 kg di cavolo cappuccio bianco - 1 cipolla bianca - 4 spicchi d’aglio - 200 ml di vino bianco - 100 ml di aceto di mele - 2 foglie di alloro - 5 semi di cumino - 5 bacche di ginepro - 2 cucchiai olio evo - Sale e pepe q.b. - Würstel di vari tipi e dimensioni - senape (o altre salse a piacimento)

Prendete il cavolo cappuccio e togliete le foglie più esterne. Levate il torsolo e tagliate le foglie di
cavolo cappuccio a listarelle molto sottili e sciacquatele sotto l’acqua corrente. In una pentola molto capiente versate l’olio e fate appassire la cipolla, privata della buccia e tagliata molto sottile, assieme agli spicchi d’aglio, schiacciati con i rebbi di una forchetta. Cuocete a fuoco basso per una decina di minuti. Alzate la fiamma, aggiungete il cavolo cappuccio e mescolate molto bene, infine sfumate con il vino bianco e l’aceto di mele. Fate evaporare completamente il vino e l’aceto sempre a fiamma viva, quindi unite l’alloro, le bacche di ginepro e i semi di cumino. Abbassate la fiamma al minimo e fate cuocere per due ore, mescolando spesso per non far attaccare al fondo della pentola la verdura. Aggiustate di sale e pepe. Servite i crauti con i würstel cotti alla piastra e accompagnate con senape o altre salse a vostro piacimento. A me piacciono tantissimo in un bel panino croccante, con tanta senape! Quando ero ragazzina andavo con mio padre in un baretto, dopo la chiusura del negozio, e ci mangiavamo un mega panino bello pieno di crauti fumanti e di wurstel saporiti. A volte mi faceva anche assaggiare un goccio di birra…l’importante era che non lo dicessi a mia madre!!! Voi, invece, non lesinate con la birra: bionda e fredda è l’ideale per accompagnare questo piatto ed esaltarne il sapore. Allora alla prossima e auf wiedersehen!!








25/10/2017

KATHARINA E LE POLPETTE DI SPINACI


Curve morbide, capelli rossi, un metro e ottanta di forte temperamento: questa è Katharina Schweitzer, la bravissima cuoca e pasticcera protagonista dei gialli tedeschi firmati da Brigitte Glaser. L’autrice è nata nella Foresta Nera nel 1955 e vive a Colonia, dove si occupa di formazione e scrive. Nei suoi gialli, che riscuotono successo anche fuori dalla Germania, Katharina si destreggia fra un piatto e l’altro, nella rinomata cucina di un grande chef di Colonia e in quella più modesta della locanda di famiglia a Legelsau, immersa nella Foresta Nera.
I ritmi serrati del suo lavoro non le impediscono di immischiarsi nelle indagini della polizia, quando a Colonia si consuma un delitto proprio nel ristorante in cui lavora o quando la quiete di Legelsau viene scossa dall’omicidio di un rispettato cittadino impegnato nel sociale. Anzi, insieme alla sua amica ostetrica Adela, curiosa quanto e forse più di lei, Katharina si mette ad indagare finendo spesso nei guai e rischiando anche la vita per risolvere i misteri nei quali, suo malgrado, è coinvolta.