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01/12/2021

L’ISPETTORE CHOPRA E L’ELEFANTINO GANESH: UNA STRANA COPPIA DI INVESTIGATORI A MUMBAI

Nell’ultimo giorno prima della pensione, l’ispettore Ashwin Chopra scoprì di aver ereditato un elefante…” Inizia così il primo libro di Vaseem Khan “L’inaspettata eredità dell’ispettore Chopra” sottotitolato “Il primo caso dell’agenzia investigativa Baby Ganesh”. E direi che, già dalle prime righe, promette di essere decisamente originale. Non appena ho letto il titolo e ho visto la copertina tutta colorata di questa opera prima…beh! Mi conoscete ormai: non ho saputo resistere. Sarà che adoro tutto ciò che è indiano, sarà che mi sono molto simpatici gli elefanti, sarà pure che spesso, anzi, spessissimo, mi lascio influenzare dal primo colpo d’occhio…fatto sta che questo libro mi ha colpito e attirato, l’ho letto tutto d’un fiato e vi assicuro che è davvero spassoso! Sì, spassoso! Certo, è un racconto poliziesco ma in alcuni tratti è quasi comico, permeato dalla simpatia dei suoi personaggi, ciascuno con un carattere particolare. Ma andiamo per ordine…Anzitutto l’autore. Vaseem Khan, nato a Londra nel 1973 da genitori indiani, si è laureato in Economia e Finanza, ha lavorato diversi anni in India e poi è tornato in pianta stabile nel Regno Unito, lavorando
per il Dipartimento di Sicurezza e Scienze criminologiche dello University College di Londra. Fra le sue passioni, i primi tre posti sono occupati dalla letteratura, dal cricket e dagli elefanti. Ed è proprio un elefante il personaggio “quasi” principale di questo suo romanzo d’esordio, che gli ha subito permesso di conquistare critica e pubblico. L’elefante in questione è un cucciolo, il “piccolo” Ganesh, che viene lasciato in eredità ad un ispettore della polizia di Mumbai proprio nell’ultimo giorno di lavoro, prima della pensione anticipata. Già, perché Ashwin Chopra, ispettore coscienzioso e integerrimo, anglofilo, poliziotto “nel midollo”, innamorato della grande Mumbai e della sua adorata e stravagante moglie Archana (Poppy per lui e per gli amici), dopo più di vent’anni di lavoro si vede costretto ad anticipare la pensione a causa di un problema cardiaco. Il responso medico non ha lasciato scampo quando, qualche mese prima, era miracolosamente sopravvissuto ad un attacco di cuore “non si tratta di una cosa molto grave ma potrebbe diventarlo…il prossimo episodio potrebbe essere fatale”, aveva detto il cardiologo e Poppy era quasi svenuta. In quel momento l’ispettore Chopra aveva capito che la sua vita sarebbe irrimediabilmente cambiata. E per l’ennesima volta aveva sentito l’acidissima suocera, che viveva in casa con lui e Poppy, rivolgersi alla figlia dicendole che aveva proprio fatto male a sposarlo, che avrebbe dovuto scegliere ben altro partito eccetera eccetera…Così vediamo il buon Chopra che, con la tristezza nel cuore, sale per l’ultima volta sull’auto di servizio guidata dal suo fidato collaboratore Rangwalla, diretto alla stazione di polizia dove per tanto tempo ha cercato di far rispettare la legge e di stare sempre dalla parte della giustizia. Pensava che avrebbe trascorso la giornata salutando i colleghi, fingendosi sorpreso davanti alla piccola festicciola che da settimane stavano preparando (teoricamente di nascosto…ma a lui non sfugge mai niente!!), raccogliendo le sue poche cose e sistemando le ultime scartoffie…invece proprio in quell’ultimo giorno si trova davanti ad un caso di omicidio goffamente camuffato da incidente. Le sue grandi doti di segugio e la sua innata capacità di “vedere oltre” le apparenze lo mettono subito in allerta, pronto ad entrare in azione. Non gli è concesso: il caso viene
assegnato ad un altro ispettore che non andrà in pensione dal giorno dopo e che probabilmente archivierà il caso in meno di una settimana. Davanti alla madre della vittima, però, che chiede giustizia per il giovane figlio ucciso in modo brutale, l’ispettore Chopra promette che troverà il colpevole, anche da pensionato, anche senza la divisa, perché un poliziotto è un poliziotto finché campa. E dal giorno dopo, incapace di stare fermo e inerte come ci si aspetterebbe da lui, l’ispettore in pensione Ashwin Chopra inizia ad indagare per conto suo, affiancato nientemeno che dal “piccolo” Ganesh, che lo segue in giro per la città. Ben presto le sue indagini lo porteranno a scoprire un giro di corruzione che arriva fin dentro le fila della polizia, coinvolgendo funzionari e alte cariche della città, arrivando a toccarlo da vicino e a fargli provare rabbia, tristezza e tanta amarezza. Nonostante la serietà del caso e i pericoli affrontati, le indagini di Chopra e Ganesh trasportano il lettore nelle vie della brulicante Mumbai, piena di contrasti e di persone, pronta ad inghiottire chiunque nel suo marasma. La caparbietà e la calma di Chopra, che indaga senza sosta, la gelosia e le sofferenze di Poppy, per il suo istinto materno spezzato dalla sterilità, la tenerezza di Ganesh, che si rivelerà essere un elefante speciale, la fedeltà di Rangwalla, affezionato al suo ormai ex capo, i giochi e le urla dei bambini, i traffici più o meno leciti dei commercianti, gli occhi dei malavitosi e quelli delle persone “per bene”…tutti concorrono a rendere questa avventura intrigante e coinvolgente, parlando di un paese e di un popolo che sono unici. Questo di Khan è un libro che mi sento di consigliare a chi vuole leggere qualcosa di “diverso”, di divertente e profondo allo stesso tempo, a chi riesce a capire il serio che cela il faceto e viceversa. E sono sicura che, come me, amerete Chopra e tutti gli altri e, come me, vorrete leggere le altre indagini dell’agenzia investigativa Baby Ganesh. E il gusto? Vi starete chiedendo che ne è del gusto…signori, siamo in India! Siamo nella terra delle spezie, dei colori e dei profumi che esaltano i sapori! Poppy è una cuoca sopraffina che vizia il palato e lo stomaco del suo amato Ashwin, preparandogli piatti tipici della cucina indiana (che io adoro!). E fra questi ho scelto uno di quelli più conosciuti: le samosa. Si tratta di triangoli croccanti ripieni di verdure, carne o pesce. Quelle più conosciute sono fritte, ripiene di verdure e con un mix di spezie diverso per ogni regione, città, quartiere, famiglia…Praticamente ne esistono una marea di versioni, ciascuna con un sapore unico! Io vi propongo quelle più “classiche” che ho assaggiato a New Delhi tanti anni fa. Le ho rifatte usando la pasta sfoglia già pronta e le ho cotte al forno, anziché friggerle (Se le preferite fritte usate la fillo, mi raccomando). Mi sono venute bene e le ho proprio gustate. Provateci anche voi e poi fatemi sapere cosa ne pensate.

SAMOSA VEGETARIANI

Ingredienti per circa 6/8 Samosa  – Un rotolo di pasta sfoglia - 250 g di patate - 80 g di piselli - 60 g di

cipolla - 1 cucchiaino di zenzero in polvere - 1 cucchiaino di semi di cumino - 1 cucchiaino di curcuma - 1 cucchiaino di semi di coriandolo - 1 cucchiaino di Garam Masala - Qualche fogliolina di menta fresca - Olio di semi e sale q.b.

Iniziate lessando le patate in una pentola capiente. Sistemate le patate in pentola e coprite con abbondante acqua fredda e dal momento in cui l’acqua sarà a bollore contate circa 20-30 minuti; fate la prova forchetta e se i rebbi entreranno senza difficoltà allora potrete scolarle. Pelate le patate mentre sono ancora calde, lasciatele raffreddare leggermente e tagliatele a cubetti di 1cmx1cm circa. Tagliate anche la cipolla a fettine sottili e a questo punto scaldate due cucchiai abbondanti d’olio di semi (se preferite potete usare anche il ghee, molto popolare nella cucina indiana) in una padella antiaderente e aggiungete le cipolle, le patate e i piselli. Lasciate rosolare fino a

che le cipolle non saranno leggermente appassite. Quindi aggiungete tutte le spezie (se qualcuna non vi piace potete non metterla, ovviamente!) e amalgamate tutto per bene cercando anche di schiacciare leggermente parte delle patate (se il ripieno risultasse troppo asciutto aggiungete un mezzo bicchiere d’acqua mentre cuoce). Una volta che il ripieno sarà ben omogeneo spegnete il fuoco e lasciatelo raffreddare completamente. Tagliate la pasta sfoglia in 6/8 quadrati uguali, prendete un cucchiaio di ripieno e ponetelo dentro ogni quadrato, cercando di non esagerare altrimenti non riuscirete a chiuderli. Chiudeteli formando dei triangoli, disponeteli sulla teglia, rivestita con carta da forno, e cuoceteli a 180° per circa 15/20 minuti, controllandoli ogni tanto per evitare che diventino troppo scuri. Ed eccoli pronti!! Mangiateli super caldi appena usciti dal forno perché saranno croccantissimi. Potete servirli con una crema a base di yogurt o della maionese o…semplicemente così…finiranno in un batter d’occhio! E provate a sbizzarrirvi creando la vostra versione, giocando con le verdure e le spezie che più vi piacciono! Buon appetito e alla prossima!

31/01/2018

UN CASO BIZZARRO PER IL COMMISSARIO CARRA


Questo libro è scritto e firmato a quattro mani da Claudio Arbib e Rodolfo Rossi, insegnanti rispettivamente dell’Università dell’Aquila e del Conservatorio di Latina. E infatti si ritrova molta cultura, artistica, letteraria e classica seminata con leggerezza nelle pagine di questo romanzo appassionante, nel quale la trama gialla è il pretesto per parlare di una squadra di poliziotti romani normali, né eroici né troppo violenti, guidati dal commissario Carra, divorziato, solitario, amante del pesce freschissimo che cucina da vero chef, abbastanza pigro, molto intuitivo, non troppo abile con le donne, ma al fondo pieno di malcelata umanità, che traspare dal suo modo di lavorare e di avere rapporti con i collaboratori. Non ci sono donne nella sua squadra, solo due o tre poliziotti normali anch’essi, ma che al momento giusto
sanno agire in modo risoluto ed efficace. Il commissario Carra, in questo caso, non sa proprio che pesci pigliare (per fare una battuta, proprio lui che adora il pesce!) Non gli era mai successo di non riuscire a capire da dove cominciare, né si era mai trovato coinvolto in un caso come questo…lui e la sua squadra sono abituati ad avere a che fare con qualunque tipo di crimine, ma stavolta è davvero troppo. Com’è possibile che siano collegati tra loro il ritrovamento in un cortile di una carcassa di elefante, la sparizione di un ragazzo, il rapimento di un bambino rom e la morte per overdose di una prostituta? Tutto sembra maledettamente assurdo, gli viene da pensare, mentre attraversa la periferia romana alla ricerca del prossimo indizio. E proprio quando la matassa sembrerà impossibile da sbrogliare, l’incontro con uno stravagante quanto acuto barbone metterà il solitario commissario sulle tracce dell’unico filo da seguire. A fare da sfondo il degrado di Roma ai nostri giorni, descritto con puntigliosa precisione dagli autori, che lascia un sapore amaro in bocca, nonostante la simpatica ironia dei personaggi. Le uniche “note di colore” sono costituite dai dialoghi fra Carra e il magistrato di turno, che parla solo per frasi fatte e proverbi latini e dalle simpatiche “escursioni” del commissario al mercato, dove acquista il pesce fresco da mettere in padella, con gli aromi giusti, per rilassarsi con un buon pranzo, prima di tornare alle indagini. Ho voluto scegliere un piatto semplice ma sempre molto amato della nostra cucina: le linguine con le vongole veraci. Spesso Carra sceglie i fasolari ma io ho dovuto adattarmi a ciò che di più fresco aveva il mio pescivendolo di fiducia…e devo dire che ho fatto bene!!!

LINGUINE ALLE VONGOLE VERACI (per 4 persone)

1 kg di vongole veraci - 320 g di linguine - prezzemolo - vino bianco – peperoncino – olio - aglio – pepe - sale

Prima di tutto fate spurgare per almeno 10/12 ore le vongole in acqua di mare oppure in acqua fredda e sale. Passato il tempo necessario, scolatele e ripassatele di nuovo sempre con dell’acqua fredda. Picchiettate le conchiglie su un piano per accertarvi che non ci sia più sabbia. Mettete le vongole in una padella con l'aglio, un po’ di olio evo e il vino bianco a fuoco vivo, fate evaporare l’alcol, poi coprite con un coperchio fino a quando le vongole saranno totalmente aperte.
Ci vorranno circa 3 minuti. Scolatele e recuperate l’acqua (sughetto) ottenuta che andrete a filtrare e a tenere da parte. Fate rosolare a fuoco basso l’aglio con poco peperoncino a aggiungete le vongole, l’acqua filtrata in precedenza e insaporite per qualche minuto. Tritate finemente del prezzemolo. Cuocete le linguine in acqua salata e scolatele molto al dente per non rischiare che in padella scuociano. Mettetele nella padella con le vongole, amalgamate per qualche secondo, servite ben calde con una girata di pepe e prezzemolo. Come vedete questa ricetta è di una semplicità estrema ma il profumo che sale dalla padella, il colore del prezzemolo e delle vongole e, soprattutto, il sapore degli ingredienti che si amalgamano armoniosamente, ne fanno un piatto davvero unico! Se poi lo gustate in compagnia, con un bicchiere di buon vino bianco fresco e frizzante...vi sentirete davvero appagati…almeno spero! E allora buon appetito e alla prossima settimana!!!