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09/03/2024

“LA RETE A MAGLIE LARGHE” – UN’INCHIESTA DEL COMMISSARIO VAN VEETEREN

Nell’ultimo post vi ho presentato lo scrittore svedese Hakan Nesser attraverso una delle sue “creature”, l’ispettore Barbarotti. Oggi, invece, vorrei parlarvi dell’altro personaggio creato dallo stesso autore, che lo ha portato al successo: il commissario Van Veeteren.  Van Veeteren è un commissario di polizia che svolge le sue funzioni nell'immaginaria cittadina di Maardam, genericamente situata in Nord Europa ed in cui sono ambientati i dieci romanzi finora scritti e la serie televisiva che continua a raccogliere molti consensi in Svezia. Taciturno e solitario, non ama né la tecnologia né le armi, è completamente privo di ambizioni e rifugge i media e i superiori, verso i quali è molto critico. Intuitivo, metodico, nelle sue indagini cerca di immedesimarsi sia nella vittima che nel carnefice…e ci riesce facendo leva sulla sua umanità, che lo rende un ottimo investigatore ma lo condanna a lasciarsi sempre coinvolgere e ad essere vittima a sua volta di una dolorosa empatia. Il primo libro della serie a lui dedicata è “La rete a maglie larghe”, nel quale si racconta di un mite e benvoluto insegnante, Janek Miller, accusato dell'omicidio della moglie, rinvenuta cadavere nella vasca da bagno proprio dal marito. L'uomo, in seguito ad una forte sbornia presa la sera prima, non ricorda nulla fino al ritrovamento dell’amata moglie al suo risveglio, il mattino seguente. Tutto sembra indicarlo come colpevole, in un classico delitto passionale, e tutti pensano che il caso sia già risolto. L'unico ad essere convinto dell'innocenza di Miller è il commissario Van Veeteren, il quale vedrà rafforzare le sue ipotesi a seguito dell'assassinio dello stesso Miller all'interno della cella in cui era detenuto. Indagando per risolvere questo doppio omicidio, quindi, si ritroverà a dover scavare nel torbido passato della prima vittima. Segreti, strani accadimenti, un figlio di quattro anni morto per annegamento, un padre violento, un gemello scomparso e un fidanzato deceduto in circostanze poco chiare…sono tutti gli scheletri che la signora Miller teneva ben nascosti nel suo armadio. Van Veeteren aprirà quell’armadio per far chiarezza e assicurare l’assassino alla giustizia…ma sarà tutt’altro che facile! Come sempre non vado oltre e spero di aver destato la vostra curiosità. Il libro mi è piaciuto molto e vi consiglio di leggerlo. Pur iniziando con un ritmo apparentemente lento, Nesser riesce a poco a poco a coinvolgere il lettore, facendolo sentire parte della vicenda, a volte quasi seduto in macchina con Van Veeteren! Per venire a noi…beh! Occorre ammettere che il “nostro” commissario non è un grande cultore del gusto ma in un passaggio del romanzo si ritrova a fermarsi (finalmente!) per bere e mangiare, durante un incontro con una testimone importante: “…sorseggiò lentamente la birra e rimase seduto…” Mangiamo?” chiese titubante Ulrike deMaas. “Senz’altro” risposte Van Veeteren “Ho guidato per due ore e me ne aspettano altrettante per il ritorno. Un bello stufato nell’oscurità autunnale è il minimo che pretendo. Scelga quello che vuole…paga lo Stato!” E allora ho cercato fra le varie declinazioni svedesi dello stufato e ho scelto quella che unisce il piatto e la bevanda di cui si parla nel libro: l’arrosto di maiale alla birra con cipolle. Un piatto robusto e gustoso, adatto ai pranzi invernali, meglio se accompagnato da un buon pane e da una birra fresca e corposa. Vi propongo questa versione: provatela e fatemi sapere se vi è piaciuta!

 Arrosto di maiale alla birra con cipolle

Ingredienti: 1 kg di lombo o spalla di maiale - 800 g di cipolle bionde – qualche foglia di alloro - 3 rametti di timo - 300 ml di birra chiara - olio evo - 30 g di burro – sale - pepe nero

Per realizzare questo arrosto iniziate a legare il pezzo di carne con più giri di spago da cucina. Massaggiatelo con una presa di sale e una macinata di pepe, quindi rosolatelo in una casseruola con il burro e un poco di olio. Rigiratelo bene su tutti i lati in modo che la doratura avvenga in maniera uniforme. Prelevate l'arrosto dalla casseruola e tenetelo in caldo. Nel frattempo, unite al fondo di cottura le cipolle sbucciate e tritate finemente, le foglie di alloro e i rametti di timo. Mescolate bene e lasciate stufare dolcemente per cinque minuti, quindi trasferite le cipolle in una pirofila da forno, adagiatevi sopra la carne e irrorate il tutto con la birra. Coprite con un coperchio (o un foglio di alluminio) e trasferite la pirofila in forno, preriscaldato a 150°, per 2 ore e 30 minuti. Gli ultimi 15/20 minuti togliete il coperchio (o il foglio di alluminio). Terminata la cottura, eliminate le erbe aromatiche e trasferite l'arrosto di maiale alla birra con cipolle su un piatto da portata. Servitelo tagliato a fette con il suo sughetto di cottura. Buon appetito!! 


20/02/2024

“L’UOMO SENZA UN CANE”: LA PRIMA INDAGINE DELL’ISPETTORE GUNNAR BARBAROTTI

Hakan Nesser, classe 1950, è uno scrittore svedese di romanzi polizieschi. Dopo il successo dei suoi primi libri, ha lasciato il suo lavoro di insegnante di lettere e si è dedicato a tempo pieno alla scrittura. E direi che ha fatto bene! I suoi romanzi sono ben scritti, scorrevoli, mai banali…Nesser è capace di coinvolgere i suoi lettori fin dalle prime pagine. Ogni luogo, ogni situazione, ogni personaggio è descritto e “raccontato” in modo dettagliato. Ha scritto diversi libri ma è diventato famoso in particolare per aver creato due personaggi molto originali: il commissario Van Veeteren e l’ispettore Gunnar Barbarotti. Oggi desidero presentarvi il primo libro della serie dedicata a quest’ultimo: “L’uomo senza un cane”, pubblicato nel 2006. La vicenda prende il via in casa dei coniugi Hermansson, pochi giorni prima di Natale. Tutta la famiglia è riunita per festeggiare i sessantacinque anni del capofamiglia, Karl-Erik, insegnante in pensione, ed i quaranta di Ebba, la figlia “perfetta e prediletta”. Ma l’atmosfera di festa è destinata a lasciare il posto all’angoscia. Prima Robert, unico figlio
maschio degli Hermansson e “pecora nera” della famiglia, esce a fare una passeggiata, poi Henrik, il figlio maggiore di Ebba, si allontana nel cuore della notte…e dei due non si hanno più notizie. Solo dopo quarantotto ore Karl-Erik si decide a contattare la polizia ed il caso viene affidato all’ispettore Barbarotti. Italosvedese, quarantacinque anni, poliziotto per scelta (e per passione), tre figli, sposato con Helena…che ad un certo punto, quasi senza che lui se ne rendesse conto, lo ha lasciato per un altro uomo e si è portata appresso due dei tre figli (Sara, l’unica femmina, ha preferito rimanere con il padre), Barbarotti è un “segugio” vecchio stampo, che desidera vivere serenamente e non riesce a riprendersi dalla separazione. Da quel momento, infatti, il “suo” mondo è crollato e Barbarotti ha ingaggiato una sorta di “gara” nientemeno che…con Dio. Ha sempre dubitato della sua esistenza (e i “fatti della sua vita” non hanno fatto altro che aumentare quei dubbi) e quindi sfida ogni giorno Dio a dargli una dimostrazione del contrario. Tiene perfino un piccolo quaderno nero, sul quale si appunta di volta in volta le occasioni in cui i suoi dubbi si rivelano fondati e quelle in cui, invece, Dio “si fa vivo”!  E in quei giorni che precedono le festività si appresta a sfidare di nuovo l’Altissimo! Ha promesso, infatti, alla ex moglie che per Natale l’avrebbe raggiunta con Sara, a casa dei suoceri (che lui odia profondamente) …ma non ne ha alcuna voglia! Così si ritrova di nuovo a parlare con Dio: “se esisti dimostramelo: fa’ in modo che succeda qualcosa, qualsiasi cosa, che mi impedisca di partire!” …detto, fatto: il suo telefono squilla! Il capo, pur sapendo che è in ferie, vorrebbe che si occupasse di un caso di scomparsa, anzi, di doppia scomparsa…e nello stesso momento Sara si sveglia con la febbre altissima! Barbarotti, pur dispiaciuto per la figlia, deve riconoscere che questa volta Dio è stato davvero grande!!! Quindi, dopo aver aggiornato il quaderno, avvisato la ex moglie e sistemato Sara, si reca dalla famiglia Hermansson per far partire l’indagine…ritrovandosi nel mezzo di un caso davvero strano! Ben presto scopre che tutti i membri della famiglia hanno qualcosa da nascondere e nessuno di loro dice tutta la verità. La facciata di irreprensibilità e di felicità cela vecchi e nuovi rancori, problemi irrisolti, parole non dette, invidie e gelosie…e si sgretola a poco a poco, man mano che Barbarotti avanza nelle indagini. Quello che, inizialmente, sembrava un caso abbastanza semplice, lentamente si trasforma in un’indagine complessa che arriverà ad un tragico epilogo. Mi fermo qui, non aggiungo altro, perché non voglio rovinare la lettura a chi vorrà “conoscere” Barbarotti ed il suo metodo investigativo. Posso solo dire che ve lo consiglio. Io ho già deciso che leggerò anche altri libri della serie, perché questo mi è proprio piaciuto. Per quanto riguarda il gusto, il libro offre davvero molti spunti: dai ricchi e variegati menù della tradizione svedese, preparati dalla signora Hermansson in occasione delle feste, fino ai pasti consumati in giro dallo stesso ispettore…non si può certo dire che Nesser non abbia gusto, anzi! Dovendo scegliere fra tanti, ho optato per un piatto tipicamente svedese: il tortino di aringhe e patate, conosciuto anche come “Tentazione di Jansson”. 
La tentazione di Jansson (Janssons frestelse) ovvero le patate alla svedese, sono un piatto tipico della cucina scandinava che si prepara principalmente per il Natale. Molti sostengono che il piatto deve il suo nome al cantante d'opera Per Janzon (1844-1889), ricordato come un buongustaio. Un'altra rivendicazione dell'origine del nome è stata fatta da Gunnar Stigmark in un articolo che apparve nella pubblicazione periodica Gastronomisk kalender. Secondo il famoso giornalista, il nome è stato preso dall'omonimo film del 1928 “Janssons frestelse”. Infine, la “versione” più accreditata: a dare il nome a questo piatto è stata la madre dello stesso Stigmark che, insieme alla cuoca assunta in occasione di una cena speciale, ha presentato l’originale tortino. Da allora questo piatto si è diffuso ed è diventato parte integrante della tradizione svedese, comparendo anche nei ricettari “ufficiali”. Si tratta di un gustoso e ricco gratin a base di aringhe, patate, panna e cipolla, molto saporito che si adatta bene ad essere consumato nelle fredde giornate invernali. Ecco la ricetta...



Ingredienti per 4 persone: 7-8 patate medie - 2 cipolle bionde – 8/10 filetti di aringhe - 300 ml di panna da cucina (o panna acida) - 2-3 cucchiai di pangrattato – burro, sale e pepe qb

Sbucciate e tagliate le patate a fettine sottili ed immergetele in una ciotola di acqua fredda per dieci minuti circa. Intanto affettate finemente le cipolle e fatele rosolare a fuoco lento, con un bel cucchiaio di burro. Sgocciolate le aringhe. Scolate molto bene le patate e cominciate a disporle sul fondo di una pirofila ben imburrata, disponete sopra i filetti di aringhe a pezzetti e le cipolle appassite, un pizzico di sale e pepe e continuate a strati terminando con le patate. Versate infine sulle patate la panna, un po’ di sale e pepe, il
pangrattato e qualche fiocchetto di burro. Infornate a 200° per circa 40-45 minuti. Servite il tortino preferibilmente tiepido e decorato con dei ciuffetti di aneto! Buon appetito e alla prossima! 



27/02/2019

JOONA LINNA, UN FINLANDESE NELLA POLIZIA SVEDESE


Lars Kepler è lo pseudonimo di Alexander Ahndoril  e Alexandra Coelho Ahndoril, una coppia di scrittori svedesi. Entrambi con una propria carriera già avviata, nel 2009 decidono di scrivere un giallo insieme e per non influenzare i rispettivi lettori, adottano uno pseudonimo, appunto. Il loro primo libro, “L'ipnotista”, esce nel 2010 ed è subito un caso letterario! Già nei primi mesi riesce a scalzare i libri di Stieg Larsson che dominavano le classifiche e ben presto il successo arriva anche oltreoceano. Il libro è davvero un capolavoro e ne viene tratto anche un film molto ben riuscito nel 2012. Io non riuscivo a fermarmi quando l’ho letto! Il romanzo ha come protagonista l’ispettore di origini finlandesi Joona Linna, poliziotto integerrimo, dedito al lavoro, intelligente, astuto, testardo e con un oscuro passato. La vicenda inizia con il massacro di una famiglia, al quale sopravvive solo un ragazzo che però, per lo
shock, non è di aiuto nelle indagini. Trovandosi ad un punto morto con nessun indizio, Linna chiede aiuto al dottor Erik Maria Bark,  un famoso psicoterapeuta, esperto in ipnosi. Purtroppo Erik ha pagato caro le sue passate collaborazioni con la polizia e, per amore della sua famiglia, non vuole farsi coinvolgere. Solo l'insistenza di Linna lo farà capitolare ed entrare in una spirale che lo assorbirà completamente. L'omicida, infatti, arriverà a colpirlo nei suoi affetti più cari e la caccia all'uomo si farà sempre più serrata e angosciante. Il finale, privo di banalità, raggiunge il lettore come un pugno nello stomaco e lo lascia a bocca aperta! Kepler ha scritto altri libri, tutti molto coinvolgenti e di successo ma credo che il primo non abbia uguali. Inutile dire che, nel ritmo serrato dell’azione, nessuno dei protagonisti riesce a fermarsi un attimo…figurarsi mangiare! E quindi, in onore delle origini del bravo ispettore Linna, ho pensato di proporvi dei dolcetti finlandesi molto particolari e con un nome impronunciabile…i karjalanpiirakka. Si tratta di un dolce finlandese tipico della regione della Carelia, tanto è vero che questo dessert è anche conosciuto come “crostata careliana”. Viene cucinato con molte varianti ma la ricetta originale, ovviamente, è quella che trovate qui sotto!

KARJALANPIIRAKKA Ingredienti per 6 persone – 250 gr Farina di segale – 250 ml Acqua – 300 gr Riso – 500 ml Latte – 500 gr Patate - Burro q.b. - 1 tuorlo d’uovo – Sale – Pepe – Zucchero 
Impastate la farina di segale su una spianatoia assieme ad un cucchiaio di zucchero, un pizzico di sale e l’acqua. Quando avrete ottenuto un panetto sodo e liscio, mettetelo a riposare coperto da un panno in un luogo fresco, per circa 60 minuti. Nel frattempo cuocete le patate, dopo averle sbucciate, in una pentola contenente acqua bollente. Quando le patate sono morbide e cotte, passatele nello schiacciapatate e aggiungete una noce di burro. Aggiustate di sale e pepe e mescolate bene tutti questi ingredienti. Prendete un pentolino, versate il latte e portatelo a bollore, quindi versateci il riso, insieme ad un cucchiaio di zucchero. Fate cuocere per circa 20 minuti così che il riso assorba il latte, andando perciò a creare un impasto cremoso. Aggiungete il riso alle patate e mescolate bene. A questo punto stendete la pasta di segale, ottenendo una sfoglia dello spessore di mezzo centimetro. Ritagliate delle forme ovali, disponeteci sopra il ripieno e chiudete bene sigillando i bordi. Spennellate la superficie dei karjalanpiirakka con un composto di tuorlo d’uovo sbattuto e burro fuso e infine cuocete in forno caldo a 200° C per circa 20 minuti. Solitamente in Finlandia si consumano con una bevanda calda e della panna montata. Voi gustateli come preferite, meglio se accompagnati da un buon libro…meglio se di Lars Kepler!!!

19/12/2018

IL COMMISSARIO WALLANDER: INDAGINI NEL SUD DELLA SVEZIA

Nella vasta schiera di autori svedesi un posto di spicco spetta a Henning Mankell (Stoccolma 1948 – Göteborg 2015), creatore del commissario della polizia di Ystad, Kurt Wallander. Mankell ha vissuto fra la Svezia ed il Mozambico, dove ha fondato un suo teatro e dove si “rifugiava” per trovare ispirazione e lavorare serenamente.  Scrittore prolifico, idealista, aveva una forte personalità e visse intensamente il suo tempo, compresa la battaglia contro il tumore che lo colpì nel 2014 e lo sconfisse un anno dopo a 67 anni.  I suoi romanzi gialli, usciti fra il 1991 ed il 2013, riscossero sempre un grande successo e furono fra i primi a far conoscere ad un pubblico sempre più vasto la realtà svedese. Le storie, infatti, sono ambientate in Scania, la zona più meridionale della Svezia, considerata una “terra di confine” dove si vive e si avverte un profondo senso di inquietudine. Da qui, probabilmente, la decisione di Mankell di inserire, a partire dal nono libro, una sorta di sottotitolo alle vicende: “i romanzi dell’inquietudine”. Il commissario Wallander, in effetti,
vive e lavora sempre accompagnato da questo stato d’animo. Classe 1947, appassionato del suo lavoro e della musica lirica, separato, una figlia ventenne (che vede troppo poco), un appartamento dove spesso si sente troppo solo, un padre anziano che non ha mai accettato la sua scelta lavorativa, colleghi e, soprattutto, superiori con i quali non sempre va d’accordo, Wallander, inquieto o meno, è comunque un ottimo poliziotto. Quando comincia un’indagine non ha pace finché non la risolve, anche se spesso la soluzione lascia l’amaro in bocca. Nei diversi libri Mankell affronta temi molto attuali e ci offre diverse prospettive per guardarli, portandoci poco a poco alla resa dei conti insieme ai protagonisti. Il primo della serie, per esempio, “Assassino senza volto” tratta il tema del razzismo e del pregiudizio. E questi sono i due ostacoli principali sulla strada che Wallander deve percorrere per arrivare alla verità. Il linguaggio semplice e diretto, la trama, i dialoghi, le azioni, i colpi di scena…tutto sembra “uscire” dal libro per poi coinvolgere il lettore e trascinarlo di nuovo
“dentro” le pagine, fin quasi a fargli sentire il freddo scandinavo. Mankell scrive davvero bene e non c’è un dettaglio fuori posto nei suoi gialli. Non ho ancora letto tutte le avventure di Wallander (ma è mia intenzione farlo) e non ho nemmeno visto i film per la TV che sono stati tratti dai libri…ma per quelli si vedrà. Nel frattempo, visto che il “nostro” buon commissario mangia sempre in qualche modo, soprattutto dopo la separazione, ho deciso di proporvi una ricetta tipica della Svezia, che si prepara proprio in questo periodo: i lussekatter (alla lettera “occhi di gatto”). Sono dei dolcetti fatti con lo zafferano che si cucinano in occasione della festa di Santa Lucia, molto sentita nei paesi nordeuropei. In Svezia li mangiano bevendo latte o cioccolata caldi e io li ho provati per voi…già…che sacrificio!!! Eccovi la 

RICETTA DEI LUSSEKATTER
Ingredienti: 550 gr di farina per dolci - 100 gr di burro - 1 uovo - 1 gr di zafferano - 2,5 dl di latte - 100 gr di zucchero - 25 gr di lievito di birra fresco (o una bustina disidratato) – sale - uva sultanina
per guarnire
In una casseruola cominciare a sciogliere il burro, aggiungendo poco alla volta il latte e lo zafferano. Versare successivamente il composto in una ciotola contenente la farina, lo zucchero ed il lievito spezzettato. Impastare il composto fino ad ottenere una pasta morbida ma non appiccicosa che andrà coperta con un panno e lasciata riposare per 40 minuti. Dopo il riposo la pasta deve essere leggera e soffice al tatto. A questo punto dividere l’impasto in 25-30 pezzi: da ciascun pezzo ottenere una striscia cilindrica da attorcigliare fino ad ottenere un 8 o una S. Una estremità è girata in senso orario, l’altra in senso antiorario. Inserire l’uvetta nei due centri e poi lasciare riposare i panetti per altri 15-25 minuti, di modo che
raddoppino di dimensione. A questo punto sbattere un uovo con un cucchiaio di latte e spennellare i panini con il composto. Infornare a 250° C per 10 minuti e poi abbassare a 220° C fino completa doratura. Sfornare i lussekatte e lasciarli raffreddare su una griglia. Lo zafferano conferisce loro un gusto molto particolare che non a tutti piace. Inutile dire che io li trovo deliziosi e vi assicuro che, leggendo un bel libro di Mankell, vanno giù che è un piacere!!! Provateli e fatemi sapere cosa ne pensate! Buona serata e alla prossima settimana!



18/10/2017

INDAGINI E CIAMBELLE NEL GELO DI FJALLBACKA


Camilla Läckberg, nome completo Jean Edith Camilla Läckberg Eriksson, spesso descritta come la "nuova Agatha Christie svedese", è la scrittrice di cui vi voglio parlare oggi. I suoi romanzi sono storie poliziesche ambientate nella cittadina costiera di Fjallbacka, in Svezia, e vedono protagonisti la scrittrice Erica Falck, tornata nella sua città natale in cerca di pace e ispirazione per nuovi romanzi, e l'ispettore di polizia Patrik Hedstrom, apparentemente imbranato ma in realtà molto bravo nel suo lavoro. I due fanno coppia nella vita e, ovviamente, anche nelle indagini e finiscono sempre con il ritrovarsi invischiati in misteri e delitti che si intrecciano con i loro concittadini, più o meno conosciuti e spesso insospettabili.
Quello che mi piace della Läckberg è la sua capacità di narrare in parallelo l'evolversi dell'indagine e la vita dei suoi protagonisti alle prese con la normale quotidianità. Pagina dopo pagina ti trovi a vivere con Erica e Patrik alle prese con la loro famiglia, i loro amici, i loro problemi di coppia e...la ricerca di un assassino! E sullo sfondo c'è un paesino della Svezia e ci sono le cene o, molto più spesso, gli spuntini molto originali dei protagonisti. Non riuscendo sempre a concedersi un pranzo o una cena decenti, infatti, i due si preparano latte caldo e cacao che Erica sorseggia insieme alle tipiche ciambelle alla cannella e Patrik, con grande disgusto della sua dolce metà, abbina a pane, burro e formaggio, caviale o acciughe!   Sinceramente preferisco la scelta di Erica, quindi ecco la ricetta delle svedesi....
Kanelbullar (ciambelle/brioches alla cannella) 

Ingredienti per 14/16 brioches


 Per l'impasto:

- 550 grammi di farina 00

- 1 cubetto di lievito di birra fresco da 25 grammi
- 70 grammi di burro fuso
- 210 grammi di latte
- 75 grammi di zucchero
- 2 uova
- 1 pizzico di sale
Per la farcitura:
- cannella in polvere
- 200 grammi di zucchero di canna non cristallizzato (oppure fino)
- 85 grammi di burro fuso
Per la copertura:
- 1 uovo
- 2 cucchiai di latte

Scaldare il latte in un pentolino, portandolo a 37 gradi. Sbriciolare il lievito e scioglierlo con un pochino di latte. Unire poi il resto del latte, il burro e la farina, poca alla volta e sempre mescolando. Aggiungere le uova, lo zucchero e il sale e lavorare energicamente per 5/10 minuti finché l'impasto non si staccherà dalla ciotola e risulterà omogeneo e leggermente appiccicoso.
Far riposare l'impasto 1 o 2 ore coperto da un panno.

Nel frattempo preparare la farcitura unendo lo zucchero, la cannella e il burro.  Stendere l'impasto, aiutandosi con altra farina, fino ad ottenere lo spessore di circa 8 mm per una dimensione di circa 50 x 30 cm. Cospargere l'impasto steso con la farcitura preparata in precedenza e arrotolare dal lato più lungo. Tagliare il rotolo in pezzi di circa 3 cm di spessore e posizionarli su una pirofila ricoperta di carta da forno, ben distanziati fra di loro. Lasciare riposare per altri 20/30 minuti.




Preparare la copertura unendo l'uovo e il latte poi cospargere le brioches, aiutandosi con un pennello da cucina. Infornare a 190° per 15/20 minuti (prima di estrarli dal forno verificare che siano cotti anche sotto e non solo dorati in superficie). Lasciarli raffreddare e servirli con te, cioccolata calda o latte. In Svezia vengono preparati in particolare durante le feste natalizie e l'aroma di cannella riempie case e locali pubblici. Provatele ma fate attenzione: possono creare dipendenza!!!