Visualizzazione post con etichetta Parigi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Parigi. Mostra tutti i post

02/10/2020

CASSANDRE: INDAGINI NEL CUORE DELL’ALTA SAVOIA

L’ultima tappa del nostro tour è dedicata ad un’altra donna e ci porta nella pittoresca città di Annecy, nell’Alta Savoia. Circondata da scenari mozzafiato, in una posizione unica che un tempo la rendeva strategica, a poca distanza dall’Italia e dalla Svizzera, Annecy è ancora oggi méta di molti turisti, sia in inverno che in estate. Il lago da una parte e le montagne dall’altra fanno da sfondo alle vicende della serie televisiva “Cassandre”. La serie è una delle più recenti nel panorama delle serie tv francesi: ha iniziato, infatti, ad essere trasmessa nel 2015, sta andando tutt’ora in onda, ed è giunta alla quarta stagione. Da noi, invece, è arrivata nel 2018 ed al momento è ferma alla terza stagione. Il commissario Florence Cassandre, interpretata dalla sofisticata Gwendoline Hamon, è un’ottima poliziotta ed è vicinissima ad una promozione ambita da molti: prendere il comando della polizia giudiziaria di Parigi al prestigioso 36 Quai des Orfèvres. Purtroppo, quando la nomina è già praticamente pronta per lei, decide di rinunciare e chiede il trasferimento ad Annecy…perché? Per il suo più grande amore: Jules, il figlio adolescente. Ribelle e dal carattere difficile, dopo la separazione dei genitori, Jules si è cacciato in un guaio dopo l’altro, fino ad infrangere la legge. Il giudice del tribunale dei minori, per aiutarlo e per evitargli il riformatorio, lo costringe a vivere per qualche anno in una sorta di “collegio-comunità” ad Annecy, appunto, dove la disciplina, lo studio e il lavoro scandiscono il ritmo della vita di tanti giovani come lui. E così Florence, che è un bravo commissario e al contempo una madre un po’ “ansiosa”, decide di mettere da parte tutto e tutti e si ritrova in mezzo alle montagne. All’inizio la vita in montagna non le va molto a genio, in più la squadra che è chiamata a dirigere la accoglie con la diffidenza tipica della provincia nei confronti di chi viene dalla città e anche con un po’ di rancore, dovuto al fatto che erano già pronti a vedere un altro
a ricoprire quel ruolo. Già, perché al posto di Cassandre doveva esserci quello che ora è il suo vice, l’affascinante capitano Pascal Roche, poliziotto un po’ “fuori dagli schemi”, abituato a condurre le indagini a modo suo e incurante delle regole. Ex “infant terrible”, bello e “dannato”, Pascal è entrato in Polizia per riscattarsi da un’adolescenza e una giovinezza turbolenta ed è diventato il punto di riferimento del gruppo di poliziotti con i quali lavora quotidianamente. Figlio della procuratrice “di ferro”, Evelyne Roche (madre onnipresente e un po’ “ingombrante”) Pascal in realtà è quello che soffre meno per la mancata promozione e che accoglie il nuovo commissario con un certo entusiasmo, cercando di “mediare” con il resto della squadra e, soprattutto, con la madre. Cassandre, comunque, non è certo tipo da scoraggiarsi e si fa conoscere e rispettare lavorando per prima sul campo insieme ai colleghi. A poco a poco riesce a conquistare la loro fiducia e a creare una buona sinergia, grazie alla quale i casi affrontati nei vari episodi vengono risolti brillantemente. Ad aiutarla in particolare troviamo il simpatico tenente Jean-Paul Marchand, l’intraprendete e giovane tenente Nicky Maleva (gelosa di Pascal con il quale ha una storia) e il maggiore Sidonie Montferrat, donna semplice ed efficiente, da sempre segretamente innamorata di Marchand. Ci sono poi altri personaggi secondari, fra i quali Philippe, ex marito di Florence e padre di Jules, ufficiale della Polizia doganale, Audrey Roche, avvocatessa in carriera e sorella di Pascal, e Stephane, poliziotto parigino ex collega (ed ex amante) di Cassandre. La serie mi piace molto, in particolare per il metodo di indagine di Cassandre: inizia cercando di “conoscere” la vittima e tutte le persone che in qualche modo hanno fatto parte della sua vita, prende in esame tutte le piste senza scartare niente e nessuno e si concentra sull’umanità di tutti i protagonisti di ciascuna vicenda, immedesimandosi ed entrando nelle loro esistenze. E facendo lavoro di squadra riesce sempre a risolvere i casi che le vengono affidati, spesso arrivando a discutere con superiori e sottoposti pur di arrivare alla verità. Ispirandomi alla bellissima ambientazione di questa serie, ho scelto di abbinare una ricetta tradizionale dell’Alta Savoia, dai sapori forti e decisi, semplice e
di grande effetto. I pochi ingredienti che la compongono, pur mantenendo la loro identità, riescono a fondersi egregiamente, dando vita ad un piatto unico, una vera festa per il palato. Un po’ come Cassandre e la sua squadra: ciascuno di loro ha un proprio carattere e sa lavorare da solo ma è insieme agli altri che riesce a dare il meglio. Il piatto di cui sto parlando è la “tartiflette”! La conoscete? No? Beh! Io vi consiglio di provarla…soprattutto in questi giorni di inizio autunno particolarmente umidi, nei quali è molto facile riuscire a gustarla e a lasciarsi avvolgere dall’intensità dei suoi sapori. Ecco a voi la ricetta.

TARTIFLETTE

Ingredienti per 4-6 persone: 1 Reblochon Dop (formaggio francese a pasta pressata da latte crudo di

vacca, tipico della Savoia) - 1 kg di patate di buona qualità - 200 g di pancetta affumicata a cubetti - 200 g di cipolle - 1 dl di vino bianco – pepe - noce moscata (facoltativa)

Sbucciate le patate e tagliatele a pezzetti o a fettine. Tagliate a rondelle le cipolle. Fate saltare la pancetta a cubetti in una padella assieme alle cipolle (senza aggiungere olio o burro) fino a quando inizieranno a essere dorate. Unitevi le patate e fate cuocere a fuoco medio per 20 minuti. Bagnate con il vino bianco, fate evaporare e lasciate cuocere per altri 5 minuti. Pepate e aggiungete della noce moscata se lo desiderate.

Tagliate il Reblochon in due parti nel senso dello spessore, conservate una delle due “facce” e tagliate l’altra in piccoli pezzettini che unirete al composto di patate e pancetta. Trasferite il composto in una pirofila da forno e posatevi sopra l’altra metà di Reblochon tagliata in due o quattro parti (la crosta va rivolta verso l’alto). Fate gratinare in forno preriscaldato a 200° per circa 15-20 minuti, quindi servite ben caldo accompagnando con un buon vino: una vera coccola! Buon appetito e alla prossima settimana.

23/09/2020

I CORDIER: PADRE E FIGLIO AL SERVIZIO DELLA LEGGE

Per questa penultima tappa del nostro tour rimaniamo nella capitale e incontriamo un personaggio davvero simpatico che dà anche il nome alla serie tv di cui vi voglio parlare: “Il commissario Cordier”. Creata da Alain Page, la serie è andata in onda in Francia fra il 1992 ed il 2005 ed in Italia fra il 1996 ed il 2007 (alcuni canali ancora oggi trasmettono qualche replica). Il titolo originale in francese, “Les Cordier, juge et flic” (letteralmente “I Cordier, giudice e poliziotto”), rivela che il protagonista non è uno solo ma due: Cordier padre e Cordier figlio. Il primo è un poliziotto di altri tempi, con una grande esperienza e tanti anni di lavoro alle spalle. Burbero dal cuore d’oro, francese purosangue, irascibile e insofferente verso la burocrazia, Pierre Cordier, interpretato dal bravissimo e amatissimo Pierre Mondy, è un vero e proprio segugio, testardo e sempre pronto ad andare dritto al punto, senza fronzoli o giri di parole e…con metodi non sempre ortodossi! Per lui ciò che conta è trovare il colpevole e lo fa con tutti i mezzi, buttandosi a capofitto nelle indagini in prima persona ed esigendo lo stesso impegno dai suoi collaboratori. Quando segue una pista non si ferma fino a quando non ha raggiunto il suo scopo: assicurare il criminale di turno alla giustizia. E qui entra in scena il Cordier figlio, ovvero il giudice istruttore Bruno Cordier (che ha il volto di Bruno Madinier). Diametralmente opposto rispetto al padre, Bruno è un giudice scrupoloso ed integerrimo, pacato e capace di affrontare i casi più difficili con professionalità e umanità
al tempo stesso. Single, dongiovanni impenitente, si scontra spesso con il padre, soprattutto per i loro metodi così diversi, ma l’affetto e la stima reciproci hanno sempre la meglio e ciascuno di loro è capace di tornare sui propri passi e di ammettere i propri sbagli…seppur con riluttanza! La famiglia Cordier ha anche altri componenti tutti femminili: Lucia, l’italianissima e simpatica moglie di Pierre e madre di Bruno, che ha il volto della “nostra” Antonella Lualdi; la figlia Myriam, sorella di Bruno, giornalista sempre in cerca di storie originali e paladina delle cause perse; la nipote Lara (figlia del fratello di Pierre) e la piccola Charlotte (figlia di Bruno avuta da una collega a sua insaputa). Le peripezie che i due uomini di casa affrontano con il loro lavoro spesso non sono nulla di fronte ai problemi che devono risolvere fra le mura di casa. Lucia battibecca con Pierre e difende sempre a spada tratta i figli, da buona “mamma-chioccia” made in Italy; Myriam riesce sempre a cacciarsi nei guai a
causa delle sue ricerche giornalistiche o a trovare ragazzi che poi puntualmente la lasciano o si rivelano dei poco di buono…insomma il nostro buon poliziotto, quando torna a casa, vorrebbe tanto rilassarsi e godersi la cena e della buona musica ma raramente ci riesce! La serie è da sempre una delle più seguite in Francia, dove Mondy è sempre stato uno degli attori più amati dai telespettatori di tutte le età. Pur trattando diverse tipologie di crimini, gli episodi di Cordier sono sempre apprezzabili, a volte quasi “leggeri” e per questo adatti anche alle famiglie. Io, lo sapete, prediligo altri generi ma devo ammettere che i Cordier mi sono sempre stati simpatici. Beh! Non ho visto tutti gli episodi però quelli che sono riuscita a seguire sono stati gradevoli. E inoltre, a differenza di altri suoi “colleghi”, Cordier padre ama il buon cibo, in particolare la cucina classica francese e, anche se non sempre lo ammette, adora i piatti italiani che gli prepara la sua Lucia. Per lui la cena è sacra e, al termine di una giornata di lavoro, ciò che preferisce è sedersi a tavola con tutta la famiglia, dopo aver aperto una bottiglia di buon vino. A fine cena, poi, ascoltando Duke Ellington si concede un bicchiere di cognac. Il pranzo, invece, è un optional e spesso è costretto a saltarlo o ad arrangiarsi…allora prende un panino al volo oppure, goloso com’è, si concede un dolce. E per lui ho pensato ad un “must” di Parigi: le crepes suzette. Sono semplici e vengono addolcite con una salsa a base di burro e arancia e “vivacizzate” da un bicchierino di Grand Marnier: un mix di sapori, profumi e consistenze che ricorda proprio la complessità del carattere dei due Cordier. Provatele e non potrete più farne a meno!!!!

Prima della ricetta, però, un pochino di storia…Anzitutto bisogna dire che, nonostante siano per antonomasia francesi, in realtà le crepes potrebbero essere considerate monegasche. L’origine di questo gustosissimo piatto, infatti, è misteriosa e due sono le versioni più accreditate. La prima narra che siano nate dall’errore fortunato e casuale di un giovane apprendista di nome Henry Charpentier, che lavorava ai fornelli al servizio del grande chef Auguste Escoffier, presso il "Cafè de Paris" di Montecarlo. Secondo la leggenda Charpentier doveva preparare una crepe per un cliente d’eccezione: Edoardo VIII, principe del Galles. Preso dall'emozione avrebbe fatto cadere del liquore sulla crepe che a contatto con il gas si infiammò. Il risultato fu inaspettatamente delizioso e quindi il giovane chef decise di servire ugualmente il dolce al tavolo di Edoardo VIII che chiese addirittura il bis. Il nome Suzette si deve, secondo questa storia, a quello della bellissima figlia di un amico che stava pranzando con il principe. Secondo un’altra leggenda, invece, l’inventore di questo piatto è il maitre Josèph del ristorante "Marivaux" di Parigi nel 1897 che dedicò la ricetta alla bella attrice dell'opera di nome Suzette. Credete pure alla versione che preferite e poi seguite la ricetta!

CREPES SUZETTE - Ingredienti per le crepes: 150 gr farina 00 - 2 uova - 300 ml latte - 40 gr burro - 1 cucchiaio di zucchero - scorza di mezza arancia – 1 bacca di vaniglia 

Per la salsa e per flambare: Scorza di 2 arance - 150 ml di Grand Marnier - 130 gr zucchero - 80 g burro

Preparazione della salsa - Lavate per prima cosa le arance e il limone, asciugateli e aiutandovi con un coltellino ben affilato o con un pelapatate tagliate solo la parte colorata della scorza fino ad ottenere dei filetti sottilissimi, che andrete a mescolare con 4 cucchiai di zucchero e un pochino d’acqua. Spremete il succo, passatelo al colino e versatelo in una casseruola. Aggiungete le scorzette e 50 g di burro. Fate bollire e poi aggiungete l'acqua insaporita agli agrumi. Quando bolle togliete dal fuoco. 

Preparazione dell'impasto: Mettete in una ciotola dai bordi alti la farina setacciata, lo zucchero

semolato, i semi di mezza bacca di vaniglia, un pizzico di sale e il latte. Lavorate il composto con una frusta a mano o con uno sbattitore elettrico fino a che avrà una consistenza liscia e senza grumi. In una terrina a parte sbattete con una forchetta le uova, poi aggiungetele agli altri ingredienti e continuate a mescolare. Sciogliete il burro in un pentolino a fuoco basso e dopo averlo fatto intiepidire aggiungetelo all’impasto per le crepes e mescolate con cura. Aggiungete all’impasto la buccia dell’arancia grattugiata. Mescolate gli ingredienti fino ad ottenere un impasto denso senza grumi e poi copritelo con una pellicola trasparente e lasciatelo riposare per almeno mezz’ora/un’ora in frigorifero. Quando lo riprendete munitevi di una padella da crepe, piatta e con i bordi bassi, scaldatela e cuocete ruotando la padella per distribuire il composto su tutta la superficie. Cuocete su entrambi i lati. Ripiegate le crepe in 4 per ottenere dei piccoli ventagli e immergetele nella casseruola con la salsa precedentemente preparata per farle insaporire. Nel frattempo scaldate il Grand Marnier in un pentolino e poi versatelo nella padella con le crepes, incendiate il liquore e spegnete la fiamma al momento giusto coprendo la padella con un coperchio (lo ammetto...io sono una vera frana a flambare!!! Non sempre si riesce!). Le crepes suzette sono pronte per essere gustate: non esitate e godetevi ogni boccone! Alla prossima settimana con l'ultima tappa del nostro tour!

10/09/2020

ALICE NEVERS: PROFESSIONE GIUDICE

Proseguiamo nel nostro tour de France virtuale e torniamo a fare tappa nella capitale, dove lavora il giudice istruttore Alice Nevers, interpretata dall’affascinante Marine Delterme. La serie è ispirata ai romanzi di Noëlle Loriot e viene trasmessa con successo in Francia dal 2002 ed in Italia dal 2010. Le stagioni finora sono diciassette ma per il momento da noi sono arrivate solo le prime dodici…una cosa curiosa: le prime sei serie sono state trasmesse parzialmente. Il motivo?!?!? Boh!!! Ma non perdiamoci in quisquilie e veniamo a noi. Anche questa, così come la maggior parte delle serie di cui vi ho parlato, ha per protagonista una donna. Alice è bellissima, intelligente, colta, elegante, raffinata, una professionista affermata che ha dovuto faticare non poco per fare carriera in un mondo prevalentemente maschile e maschilista. E ce l’ha fatta! Sì, perché è una tipa davvero tosta e dietro ai suoi occhioni da “femme fatale” nasconde un carattere forte ed una fermezza insospettabile. Ogni episodio presenta un caso di omicidio, rapimento, estorsione…e le indagini vengono affidate al “bel tenebroso” comandante Frédéric Marquand, che ha il volto di Jean-Michel Tinivelli. Poliziotto esperto e ottimo investigatore, attraente e scanzonato, Marquand è da sempre innamorato di Alice, con la quale c’è un’ottima intesa lavorativa e…non solo! Pur essendo diametralmente opposti, Alice e Frédéric finiscono sempre ed irrimediabilmente per attrarsi e poi
allontanarsi e questo loro rapporto “altalenante”, insieme alle loro vite ed alle persone che li circondano, fa da sfondo alla serie. Le “scaramucce” e le battute che si scambiano servono spesso solo a stemperare un po’ della tensione dovuta alle indagini e non impediscono loro di risolvere anche i casi più spinosi. Accanto a Marquand troviamo il tenente “di turno”, personaggio che è cambiato diverse volte nelle diverse stagioni, mentre il fedelissimo ed efficientissimo cancelliere tuttofare del giudice Nevers è l’impeccabile Édouard Lemonnier (l’attore Jean Dell), sostituito, dopo il pensionamento, dall’altrettanto impeccabile e simpatico nipote Victor (Guillaume Carcaud).  Alice ha un figlio, Paul, avuto dall’intensa e “pericolosa” relazione con Mathieu Brémont, latitante e primo grande amore del giudice, che ha messo a dura prova il suo cuore, la sua carriera e il suo rapporto con Marquand. Ad aiutarla poi c’è suo padre, sempre pronto a fare il nonno a tempo pieno e ad abbracciarla nei momenti più difficili. Il comandante, invece, “paga” il suo passato di incallito dongiovanni affrontando varie ex che ricompaiono nei momenti più inadatti e si scopre padre quando sua figlia è ormai adulta. Nel tentativo di recuperare il tempo perduto rischierà più volte di perdere Alice e attraverserà una forte crisi che lo porterà a mettere in discussione le sue scelte. Tutto questo,
ovviamente, succede fra un caso e l’altro e aumenta il coinvolgimento dei telespettatori, curiosi di vedere come andrà a finire fra i due! Devo dire che si tratta di una serie molto interessante, con un taglio diverso rispetto a tante altre, più giudiziario che poliziesco e mi è sempre piaciuta. Non ci sono scene di violenza né volgarità e si indaga nelle pieghe più nascoste delle persone coinvolte, siano esse vittime o criminali…perché tutte hanno una cosa in comune per Alice Nevers: meritano giustizia. Spero che riprendano a trasmettere anche le altre stagioni e di riuscire a vederle…anche per capire come andrà a finire fra Alice e Frédéric! Nel frattempo pensiamo al gusto…già! Facile a dirsi! Non si vedono praticamente mai Alice e Marquand a tavola, al massimo prendono la colazione da asporto al bar o bevono qualcosa di caldo dalle immancabili macchinette fuori dalla sala interrogatori. Solo una volta hanno espresso il desiderio di godersi una serata con ostriche e champagne…ma ancora non ce l’hanno fatta! Quindi ho concesso loro, almeno nelle pagine del mio blog, un bel vassoio delle migliori ostriche e una bottiglia di pregiate bollicine. Dello champagne parleremo in altre occasioni. Questa volta ho deciso di documentarmi un po’ e di capire perché questo famoso (e costoso) mollusco è così ambito da tante persone…

LE OSTRICHE sono dei molluschi bivalvi e la storia ci dice che sono stati uno dei primi alimenti consumati dall’uomo, in particolare nel bacino del Mediterraneo. Ce ne sono tracce in molti scavi archeologici e in diverse zone, in particolare vicino alle coste francesi, italiane, greche ed egiziane, dove sono sempre state facilmente reperibili. Una delle prime testimonianze scritte del loro consumo, risale all'impero romano guidato da Nerone, che le divorava e le aveva rese un piatto riservato solo a lui e ai romani più ricchi. Arrivavano dalla Britannia, ricoperte di ghiaccio e acqua marina ma non sempre in buone condizioni, così, per ovviare al problema del trasporto, ci si rivolse al mercato francese, dal quale si diceva arrivassero ostriche migliori. Alla corte di Luigi XIV non potevano mancare e il Re Sole ne proibì il consumo durante i mesi estivi, per evitare che, dopo il trasporto con il clima caldo, arrivassero praticamente immangiabili. Altamente “ecosostenibili”, oggi le ostriche sono allevate soprattutto nelle zone costiere e vicino alle lagune e, grazie alla loro funzione di filtraggio e purificazione delle acque, sono ritenute preziose per la conservazione dell’ecosistema
marino. Coltivare le ostriche, però, non è cosa facile: ne esistono infinite varietà diverse per sapore, aspetto e proprietà nutrienti. Come i vigneti hanno i loro “terroir”, le ostriche hanno i cosiddetti “merroir”, a seconda del particolare ambiente naturale nel quale sono allevate. Nel tempo sono sempre state considerate un cibo di lusso, afrodisiaco e destinato solo ai più abbienti e questo ha contribuito a creare aspettative altissime fra tutti coloro che non se le potevano permettere. Oggi sono più accessibili e chi lo desidera può facilmente trovarle ed assaggiarle. Devono essere freschissime…già ma come capire se un'ostrica è fresca o meno e gustarla al suo meglio? Se contiene troppo liquido, la carne ha iniziato a staccarsi dalla conchiglia o la conchiglia è aperta, buttatela via immediatamente! Attenti anche alla temperatura di servizio: quella ideale oscilla tra i 4°C e gli 8°C. Sempre che abbiate deciso di servirle crude, "alla francese", marinate con un po' di scalogno e aceto e accompagnate da pane, burro e ovviamente champagne. Vi avverto però: sia che si tratti di ostriche dalla qualità eccellente o di specie più “dozzinali”, l’approccio con questi simpatici molluschi può non essere dei più semplici. Non solo si pone un problema tecnico sul come aprirle e consumarle…una volta che ci si è riusciti bisogna anche fare i conti con una consistenza e un odore non proprio “allettanti” che non piace a tutti. Le ostriche non hanno mezze misure: o si amano o si odiano! Io le ho assaggiate, seguendo i consigli di persone più esperte di me, al naturale e in altre preparazioni e, cosa non marginale, in diversi momenti della mia vita e quindi del mio senso del gusto…ahimè non è scattata la “scintilla” e posso tranquillamente
affermare che non amo particolarmente il loro gusto così forte. Certo un flûte di champagne ti aiuta non poco a mandarle giù ma il mio palato non le ha inserite nella gamma di delizie che ho potuto gustare nei miei primi cinquant'anni! Le ho provate in una pescheria stupenda, insieme a mio padre, freschissime e con una bella spruzzata di limone e un pizzico di pepe…che delusione! Ho provato un leggero senso di nausea e le ho ingoiate in fretta, bevendo poi una gazzosa, visto che ero ancora minorenne (comunque credo che mio padre sia stato contento perché l’ho fatto risparmiare!!!!) Poi le ho “incontrate” di nuovo a Parigi, in un locale esclusivo, servite nel modo più classico, su un letto di ghiaccio e con il limone. Ero con un parigino doc che mi ha guidato passo passo e…beh! Credo che la mia faccia abbia parlato da sola perché ci è rimasto un po’ male e poi le ha mangiate tutte lui!!!! Per fortuna ho potuto consolarmi con le bollicine di un ottimo champagne e con dei meravigliosi gamberoni (che ho apprezzato moltissimo)! Chissà? Magari un giorno proverò di nuovo a mangiarne una, così giusto per capire definitivamente se siamo proprio incompatibili…nel frattempo vi invito, se ancora non l’avete fatto, ad assaggiarle (almeno una!) e poi mi direte se vi sono piaciute o se, invece, la pensate come me. Vi aspetto la prossima settimana per la penultima tappa del nostro tour. À bientôt!!! 

21/05/2020

CHLOÉ SAINT-LAURENT: UNA STRAVAGANTE CRIMINOLOGA NELLA POLIZIA PARIGINA


Oggi vorrei parlarvi di una serie televisiva che mi sta davvero appassionando: Profiling (Profilage in francese). Forse perché adoro i profiler (vedi i miei post precedenti su Criminal Minds…), forse perché mostra un approccio diverso alle indagini rispetto a quello “classico” americano o semplicemente perché è una serie fatta proprio bene e curata nei minimi dettagli, capace di coinvolgermi, di tenermi incollata allo schermo fino all’ultima scena e di farmi aspettare con curiosità l’appuntamento settimanale…fatto sta che sto seguendo l’ottava stagione (attualmente in onda sul canale “Giallo”) e non me ne perdo un episodio! (Vi consiglio vivamente di guardarla e di andarvi a cercare le altre serie, magari per farvi una “maratona” e mettervi in pari!). La protagonista è Chloé Saint-Laurent, interpretata magistralmente da Odile
Vuillemin, criminologa decisamente sopra le righe e con un passato pesante che, suo malgrado, segna ancora la sua vita ed il suo lavoro. Chloé viene assegnata come consulente alla squadra di polizia investigativa guidata prima dal commissario Matthieu Perac, nelle prime due stagioni, e poi dal commissario Thomas Rocher in quelle successive, e composta dai tenenti Fred Kancel e Hippolyte de Courtène. Il suo arrivo, fortemente voluto dall’esperto, paterno e lungimirante comandante Grégoire Lamarck, non è ben visto dal resto del gruppo che, inizialmente, le è quasi completamente ostile. Bizzarra, sempre apparentemente con la testa altrove, testarda, insofferente alle regole ed agli stereotipi, Chloé piomba letteralmente sulle scene dei delitti con abiti e accessori dai colori sgargianti, che lei ama e che la contraddistinguono, osservando in modo quasi maniacale ogni singolo dettaglio. La sua capacità di immedesimarsi prima nella vittima e poi nel suo carnefice, estraniandosi da tutto e da tutti, lasciano spesso spiazzati i colleghi che, tuttavia, a poco a poco imparano ad apprezzarla e a riconoscere le sue incredibili doti, la sua grande preparazione e professionalità e la sua capacità di arrivare alla verità, anche e soprattutto quando questa è scomoda, quasi incredibile e colpisce dritta
allo stomaco. Il silenzioso Rocher (interpretato dall’affascinante Philippe Bas), molto più attento alle intuizioni ed alle deduzioni di Chloé rispetto al suo predecessore, nonostante il suo carattere molto chiuso riesce ad instaurare un ottimo rapporto di fiducia prima e di amicizia poi con questa esuberante ragazza dai capelli rossi che lo affianca per affrontare assassini, rapitori, aggressori e serial killer. Con l’inseparabile grande borsa gialla al braccio e i suoi borbottii, Chloé diventa ben presto parte integrante della squadra (praticamente la sua famiglia) e riuscirà anche ad affrontare i suoi demoni interiori e a riconciliarsi con sé stessa e con la sua storia, vivendo diversi e inaspettati colpi di scena. Come accennato, oltre a Rocher e a Lamarck, il gruppo è formato da Fred, ex alcolista che si mostra come una poliziotta “dura”, mascolina e pronta all’azione per nascondere la sua fragilità e sensibilità, e da Hippolyte, mago dell’informatica con un cognome e una famiglia “ricca e scomoda” alle spalle, più avvezzo a maneggiare una tastiera piuttosto che una pistola. I due vivono una storia di amore-odio che prosegue con alti e bassi nelle varie stagioni (…e sulla quale non aggiungo altro per non spoilerare ed attirare l’ira di chi ancora deve mettersi “in pari” con le diverse serie!). Ci sono anche altri personaggi che intrecciano le loro storie con quelle della squadra e spesso non sono così “marginali” come sembra ma lascio a voi scoprirli… cito solo la piccola Lily, orfana adottata da
Chloé, e Adele Delettre, ragazza difficile e criminologa come Chloé, alla quale è molto legata. E per quanto riguarda il gusto? Beh! Signori miei siamo a Parigi! Il commissariato in cui si muovono i nostri protagonisti sorge sulle rive della Senna, proprio dietro a Notre Dame, e spesso Chloé si siede sulla banchina per riflettere o per fare una piccola pausa durante le indagini. Ma la criminologa non ama cucinare, anzi, non ne è proprio capace (!). E anche gli altri non stanno molto a “perdere tempo” con il cibo, a parte Hippolyte che, davanti al pc, ingurgita baguette ripiene di qualsiasi cosa e cibo-spazzatura di ogni tipo ed è tutt’altro che un gourmet! Per fortuna Chloé è golosissima e ogni mattina si presenta al lavoro con dei dolcetti che condivide e gusta insieme ad una tazza di tè. Fra tutti quelli che mangia, i più ricorrenti sono le ciambelle al forno…e quindi che ciambelle siano!
RICETTA CIAMBELLE AL FORNO
INGREDIENTI (per circa 25/30 ciambelle): 230 ml di latte - 60 g di zucchero semolato - 1 uovo - 450 g di farina 00 + quella per la lavorazione – 12/15 g di lievito di birra fresco - 100 g di burro morbido a pomata
1 bustina di vanillina oppure i semi di 1/2 bacca di vaniglia - un pizzico di sale
PER LA GUARNIZIONE: zucchero semolato - burro sciolto

L'impasto è il vero segreto di queste ciambelle al forno: sembra molto semplice ma richiede molta attenzione. In una ciotola versate il latte, sbriciolate il lievito di birra, unite lo zucchero semolato e mescolate con una frusta. Aggiungere l’uovo, il pizzico di sale, la vanillina (o i semi di mezza bacca di vaniglia) e continuate a mescolare per amalgamare bene. Incorporate, un po’ per volta, la farina setacciata e trasferite l’impasto sul piano di lavoro. Continuate a impastare fino a ottenere un panetto compatto. Allargate il panetto con le mani e distribuite sulla superficie dei pezzettini di burro morbido: impastate fino al completo assorbimento, cercando di non “scaldare” troppo l’impasto. Infarinate il piano di lavoro e ripetere
l’operazione tante volte fino a quando avrete incorporato tutto il burro. Lavorate l’impasto energicamente: il risultato sarà un panetto lucido, liscio, elastico e leggermente appiccicoso. Sistemate il panetto in una ciotola, coprite con un canovaccio o della pellicola trasparente e fate lievitare in un luogo tiepido per circa 1 o 2 ore. Una volta pronto, adagiate il panetto sul piano di lavoro infarinato e con un mattarello stendetelo per ottenere una sfoglia spessa circa 1 cm. Ritagliate le ciambelle utilizzando un coppapasta del diametro di 8 cm e, per il buco centrale, una bocchetta per pasticceria di 3 cm. Impastate nuovamente i ritagli avanzati, fate lievitare qualche minuto il panetto ottenuto, stendetelo con il matterello e ricavate altre ciambelle. Rivestite con carta forno una teglia e sistemate le ciambelle leggermente distanziate l’una dall’altra. Fate lievitare coperte con un canovaccio sino al raddoppio in un ambiente tiepido: ci vorranno circa 2 ore. Cuocete le ciambelle in forno già caldo a 180°C statico per circa 15/20 minuti. Per guarnire le ciambelle, fate sciogliere a bagnomaria un pezzetto di burro. Spennellate con il burro fuso le ciambelle appena sfornate e passatele nello zucchero semolato. Le ciambelle al forno sono pronte! Chloé le abbina sempre ad un tazzone di tè caldo ma voi potete abbinarle anche ad un’altra bevanda…sempre che non finiscano prima che vi siate decisi! Alla prossima!

02/05/2018

DUPIN, PARIGI E I CROQUE MONSIEUR


Edgar Allan Poe (Boston 1809 – Baltimora 1849) è stato scrittore, poeta, critico letterario, giornalista, editore e saggista. Da sempre considerato uno dei più grandi e influenti scrittori statunitensi della storia, Poe è stato l'iniziatore del racconto poliziesco, della letteratura dell'orrore e del giallo psicologico. Precursore della narrativa gotica, padre della letteratura dell’orrore, è uno dei massimi esponenti del Romanticismo, con una spiccata propensione al Decadentismo. Fu il primo scrittore “maledetto” americano, alle prese con problemi finanziari, abuso di alcolici e di sostanze stupefacenti, amato e odiato dal pubblico e dalla critica del suo tempo e finì la sua breve vita da solo e per strada. Ci sarebbe moltissimo da dire sulle sue tante opere e sulla sua originale e tribolata esistenza…ma ciò che più mi interessa sono i suoi racconti polizieschi. È stato lui, infatti, a creare il primo investigatore della letteratura: Auguste Dupin. Si dice che per il suo personaggio Poe si sia ispirato al fondatore della Pubblica Sicurezza in Francia, un certo Eugène-François Vidocq, investigatore, criminale e avventuriero. Se sia vero o meno non lo so; resta il fatto che Dupin segnò la nascita di un nuovo genere di “eroe”, quello che non usa la forza né le armi ma solo ed esclusivamente la sua intelligenza, la sua cultura, il suo spirito di osservazione, le sue conoscenze…l’investigatore. Capostipite del genere, Dupin, rampollo di una famiglia benestante caduta in disgrazia, è appassionato di enigmi e geroglifici e vive a Parigi con un amico e compagno di avventure (che è il narratore nei libri di Poe). In realtà non è un investigatore di professione ma indaga per divertimento personale, per sfidare sé stesso e le forze dell’ordine e, soprattutto, perché non sopporta di vedere accusato ingiustamente un innocente, in particolare nella sua amata Parigi. La sua umanità, unita al suo senso dell’umorismo, lo rendono simpatico al lettore, nonostante a volte sembri cinico ed egocentrico. Conosce il prefetto della Polizia e lo sfida sostenendo di voler mettere a sua disposizione il suo acume per risolvere i casi più difficili, dimostrando che analisi, deduzione, induzione, osservazione sono tutti “arnesi del mestiere” di cui un vero investigatore non può fare a meno! Nonostante la sua fama e l’importanza della sua figura, i racconti che vedono
Dupin protagonista, in realtà, sono solo tre: “I delitti della Rue Morgue”, “Il mistero di Marie Roget” e “La lettera rubata”. Vi consiglio di leggerli, se non tutti e tre almeno uno, per farvi un’idea di come erano i primi gialli, tenendo conto che all’epoca in cui furono scritti e pubblicati, vennero considerati abbastanza “duri e orrendi”, poco indicati a persone facilmente impressionabili (!). Tornando a noi...Edgar Allan Poe beveva e si drogava…come pretendere che il suo personaggio possa pensare anche solo lontanamente al cibo?!? E così, pensando a Dupin e alla splendida Parigi, quindi, ho deciso di proporvi una ricetta un po’ insolita, fuori dai soliti schemi e, soprattutto, fuori dai ristoranti...in strada, allora, o meglio nei bistrot a bere un bicchiere di vino e a gustare un caldo, croccante e succulento Croque Monsieur!

Ricetta (e storia) dei Croque Monsieur

La leggenda narra che il proprietario di un bistrot in Boulevard des Capucines, odiato dalla concorrenza perché sempre pieno di clienti, fu accusato di essere un cannibale. Il malcapitato, con furbizia, decise di rigirare questa maldicenza a suo favore e mise in piedi un'ottima e gustosa vendetta: un giorno, pensò di inventare una nuova ricetta. Affettò una baguette, ne imburrò le fette e, tra una e l'altra, mise del prosciutto e del formaggio. Fece rosolare il panino farcito nel burro e poi lo portò in tavola ad uno dei suoi clienti abituali. Il fortunato rimase estasiato dal sapore di questo “toast” e si incuriosì riguardo il tipo di carne utilizzato e lui, l'inventore del piatto, rispose: “carne di monsieur, ovviamente”. Nel bistrot le risate scoppiarono sonore e tutti i clienti iniziarono ad ordinare questo piatto che, dal giorno dopo, entrò ufficialmente a far parte del menù. Era il 1910 ed il Croque monsieur iniziò a diventare uno dei piatti più richiesti nei bistrot parigini (forse anche per via della sua velocità nella preparazione) e la sua fama aumentò a dismisura. Ne esiste anche la variante al femminile, il Croque madame, che lo arricchisce adagiandovi sopra un uovo cotto all’occhio di bue. Col tempo sono nate altre varianti in diverse regioni francesi…ma non è il caso di distrarci: ecco a voi la ricetta!

Ingredienti: - 8 fette di pane tipo pancarrè - 120 g di prosciutto cotto - 120 g di Gruyère grattugiato – besciamella (per la besciamella: - 150 ml di latte caldo - 15 gr farina - 15 gr burro - sale - noce moscata)
Iniziate a preparare la besciamella: sciogliete il burro in un pentolino, toglietelo dal fuoco e aggiungete la farina, mescolate con una frusta per creare un composto liscio e senza grumi. Aggiungete il latte caldo a filo, mescolando con la frusta, e ponete a cuocere a fiamma dolce, mescolando di continuo per evitare che si creino grumi. Cuocete fino a quando la besciamella si sarà addensata. Aggiungete un pizzico di sale e la noce moscata. Disponete ora 4 fette di pane in cassetta su una teglia antiaderente o ricoperta di carta forno. Spalmate ogni fetta con un cucchiaio di besciamella. Aggiungete le fette di prosciutto cotto e il Gruyère grattugiato, lasciandone un pochino da parte. Ricoprite con le altre 4 fette di pane, poi cospargetele con la restante besciamella e il restante Gruyère grattugiato. Ponete in forno preriscaldato con opzione grill (oppure a 200° nel forno ventilato) per circa 4-5 minuti o fino a quando i croque monsieur saranno ben dorati e filanti. Servite i croque monsieur ben caldi, gustateli con una birra fresca o un bicchiere di vino bianco frizzante…e intanto leggetevi uno dei racconti di Edgar Allan Poe: vi sembrerà di essere a Parigi!!!

13/12/2017

ADAMSBERG, PARIGI E LE BAGUETTES



Fred Vargas, pseudonimo di Frédérique Audouin-Rouzeau (classe 1957), è una scrittrice francese.  Ricercatrice di archeozoologia presso il Centro nazionale francese per le ricerche scientifiche (CNRS) ed esperta in medievistica. Lo stesso anno 1997 in cui inizia a collaborare con il CNRS scrive il suo primo polar “Le jeux de l'amour e de la mort”. Non è entusiasta del suo libro ma con questo vince un premio e comincia una brillante ed originale carriera, specializzandosi nella letteratura poliziesca e scrivendo anche sceneggiature per la televisione. I suoi romanzi vengono scritti con una tecnica particolare: mentre lavora inizia a “pensare” il libro, che poi scrive durante le ferie estive; durante quelle invernali lo rilegge, lo sottopone alla lettura e alla critica della sorella gemella (pittrice contemporanea) e poi lo pubblica. Uno all’anno, con regolarità. Ha uno stile unico, alla ricerca della precisione, della “sonorità” delle parole e i suoi personaggi sono altrettanto atipici, logorati dalla vita ma sempre al loro posto, pronti a battersi per la giustizia. La Vargas li descrive e quasi li “dipinge” con tratti sempre diversi, curando ogni particolare esteriore e interiore, creando loro una storia, un passato vero, credibile, quasi tangibile che porta i lettori ad amarli o odiarli e comunque a provare delle emozioni verso di loro. Anche Parigi, la città in cui li fa muovere, diventa parte fondamentale della loro vita e del loro quotidiano. Il suo personaggio per eccellenza è il commissario Jean-Baptiste Adamsberg. "Spalatore di nuvole", è commissario di polizia del 13° arrondissement di Parigi, uomo lento, riflessivo, che, alle prese con casi intricati e apparentemente irrisolvibili, sembra brancolare nel buio finché non viene folgorato da una delle sue intuizioni geniali (in genere durante una delle sue camminate riflessive o mentre scarabocchia), lontane dal rigore della "classica" logica dell'investigatore, che lo conducono alla soluzione. Adamsberg vive, apparentemente, in un mondo tutto suo, nel quale non c’è posto per orologi, redazione di verbali, rispetto delle regole, rapporti interpersonali…Non si cura di ciò che indossa, del fatto che faccia caldo o freddo, dell’orario di colazione, pranzo o cena…ma sa che deve vestirsi, sa che deve coprirsi e, soprattutto, mangia per sopravvivere! Durante le sue camminate per le vie di Parigi, si ferma a comprare una bottiglietta d’acqua e il necessario per uno spuntino e mangia passeggiando o seduto su una panchina. Lo so, Adamsberg non è proprio un detective “gourmet” ma ho letto qualche libro di Fred Vargas e mi è piaciuto molto seguirlo nelle sue indagini e in questi suoi “vagabondaggi” nella Ville Lumière. Del resto ho sempre amato Parigi e cosa c’è di meglio del profumo delle baguettes appena sfornate, croccanti, accompagnate da uno dei tanti formaggi francesi dal sapore deciso, come il Roquefort o il Mont d’Or, e da frutta o verdura di stagione? E poco importa se siamo nella culla della “haute cuisine” perché l’importante è il buon cibo, anche e soprattutto nella sua semplicità…e anche se Jean-Baptiste sembra non prestare attenzione a ciò che mangia, è pur vero che indaga con tutto sé stesso e con tutti i suoi sensi, gusto compreso, quello del delitto ovviamente!!!
Questa settimana non pubblico una semplice ricetta ma la ricetta della vera baguette francese. La baguette è un tipo di pane caratterizzato da una forma allungata, da una crosta croccante e da una mollica soffice e sviluppata che viene realizzata con una lievitazione lenta e naturale. La classica baguette francese è lunga circa 65/70 cm larga 5 o 6 cm e alta circa 3 o 4 cm. E allora cosa aspettate?!? Au travail!

BAGUETTE FRANCESE

500 gr di Farina 00  - 350 ml d'acqua - 10 gr di lievito di birra  - sale - olio extra vergine di oliva

Mischiare la farina ed il sale con l'acqua in un contenitore abbastanza capiente da contenere il tutto e, dopo aver mescolato per bene, aggiungere il lievito precedentemente sciolto in poca acqua calda. Impastare con le mani fino ad ottenere un prodotto omogeneo e compatto. Coprire e lasciare riposare per circa un'ora. Cospargere il piano di lavoro (o la spianatoia) con della farina, prendere l'impasto e impastarlo con le mani infarinate. Questa operazione può essere svolta anche piegandolo ripetutamente su sé stesso per 5 o 6 volte. A questo punto è il momento di tagliare l'impasto in quelle che diventeranno le baguette vere e proprie. (Come abbiamo detto la tipica baguette è lunga circa 65/70 cm e larga 5 o 6 cm, ma si potrebbe provare a realizzare delle mini baguette più corte rispetto alla lunghezza classica per poterle sistemare meglio in forno. L’importante è che siano tutte uguali). Scaldare il forno a 240°. Con un coltello fate dei taglietti (non troppo profondi), lungo gli impasti delle baguette preparate, in senso trasversale alla lunghezza e con le dita bagnate d'olio passare sopra i tagli in maniera da ungerli. A questo punto inserire gli impasti nel forno abbassandolo subito a 220°. Mettere nel forno una ciotola d'acqua che provvederà a creare il vapore necessario. Lasciar cuocere per circa 20/25 minuti finché la superficie delle baguettes non risulta bella dorata. La vostra baguette originale è pronta per essere servita in tavola. Sicuramente sarebbe molto meglio andare a Parigi e gustare l’originale all’ombra della Tour Eiffel…ma nel frattempo provate a farla e ad accompagnarla a ciò che preferite…et bon appetit!