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23/10/2019

NAPOLI, AGLIO, OLIO E...ASSASSINO!

Pino Imperatore, umorista e giornalista, è nato nel 1961 a Milano, da genitori napoletani emigrati per lavoro e poi tornati nel loro paese di origine, Mugnano di Napoli. Attualmente vive ad Aversa e lavora a Napoli. Fin da ragazzo Imperatore dimostra un vivo interesse per la letteratura, il giornalismo e l’impegno civile, vivendo un forte senso di appartenenza alla sua amata Campania, così affascinante ed al tempo stesso così martoriata. Dopo la laurea in Scienze Politiche, inizia subito a collaborare con le principali testate giornalistiche, lavorando anche con Amato Lamberti e Giancarlo Siani. L’uccisione di quest’ultimo per mano della camorra segnerà profondamente il giovane Pino e lo porterà ad impegnarsi nel sociale per combattere con tutti i mezzi questo “cancro” che divora la sua terra. Le sue armi principali sono da allora i suoi articoli, i suoi libri, le sue sceneggiature e il suo immenso umorismo. Pino Imperatore scrive della camorra utilizzando personaggi tragicomici che fanno ridere ma fanno riflettere e lasciano l’amaro in bocca. Scrive moltissimo e diverse delle sue opere diventano best sellers e vengono utilizzate nelle scuole per affrontare il tema della lotta alla camorra. Il successo come scrittore, in tal senso, arriva con il romanzo “Benvenuti in casa Esposito – Le avventure tragicomiche di una famiglia camorrista”, in cui racconta le avventure del figlio goffo e incapace di un boss, che cerca di emulare il padre  Le indagini porteranno Scapece a scavare nel passato delle superstizioni e delle leggende napoletane, arrivando anche a rischiare in prima persona per assicurare il colpevole alla giustizia. Nonostante i delitti che vengono commessi e narrati, il libro di Pino Imperatore è davvero “scoppiettante” e pieno di momenti, di “scenette” esilaranti che alleggeriscono non poco il racconto, stemperando il crescendo di tensione che coinvolge il lettore. Ve lo consiglio di cuore, soprattutto se volete una lettura rilassante. Essendo ambientato, per buona parte, nel locale dei Vitiello, nel romanzo si trovano moltissime descrizioni di piatti tipici e stuzzicanti, citazioni, racconti e richiami di argomento culinario…ma non ho potuto fare altro che scegliere la ricetta che viene richiamata nel titolo e che è la protagonista per eccellenza: gli spaghetti aglio, olio e peperoncino.
finendo sempre per combinare guai. Il suo primo libro come giallista, invece, è “Aglio, olio e assassino”, un poliziesco avvincente, ricco di suspense e, al tempo stesso, spassosissimo! Le parole di Imperatore scorrono che è un piacere e riescono a coinvolgerti, catapultandoti letteralmente in quella che lui definisce la città più imprevedibile del mondo: Napoli. Nel pittoresco quartiere di Mergellina si trova da più di trent’anni la premiata trattoria “Partenope”, gestita da Francesco Vitiello, meglio conosciuto come Nonno Ciccio, e da suo figlio Peppe, detto Braciola. E di fronte al locale, che dispensa quotidianamente deliziosi piatti della cucina tipica napoletana, è stato da poco aperto un commissariato di Polizia. L’ispettore Gianni Scapece, ottimo segugio, appassionato di gialli (e di belle donne!), amante della buona tavola, è da poco tornato nella sua città natale, proprio nella casa dei genitori, nello stesso quartiere in cui è cresciuto e nel quale, ora, si trovano il suo posto di lavoro e il fantastico ristorante della famiglia Vitiello. E fra un omicidio, un pranzo e una discussione con il suo capo (il tenace commissario Carlo Improta, che gli si è affezionato come ad un figlio), Scapece cerca di risolvere un caso davvero difficile. Un serial killer, infatti, terrorizza Napoli proprio nei giorni precedenti il Natale e “condisce” le sue vittime con ingredienti della cucina partenopea. I Vitiello, oltre a dispensare degli ottimi piatti, cercano di aiutare il nuovo amico ispettore, sostenendolo ed unendo gli sforzi di tutta la loro originalissima famiglia. Già perché chi frequenta la trattoria frequenta di riflesso anche tutti i Vitiello che, oltre ai due sopra citati, comprende Angelina, moglie di
Peppe, i loro due figli, Isabella e Diego, le due “aggiunte” sorelle Giaquinto, cuoche eccellenti e lavoratrici indefesse, ed il simpatico Zorro, cane “custode” e fedele di Nonno Ciccio.
Questo piatto tipico della cucina napoletana (“spaghetti aglio e uoglie”) fa parte della schiera di ricette “povere” e cosiddette della “cucina piccina” partenopea. Nonostante sembri estremamente semplice…non lo è per niente! È necessario, anzitutto, utilizzare delle materie prime eccellenti e poi è fondamentale rispettare i tempi e fare attenzione al dosaggio, per esaltare tutti i sapori e non coprirne neanche uno. E allora…ecco a voi questa eccellenza!

SPAGHETTI AGLIO, OLIO E PEPERONCINO 

Ingredienti per 4 persone: 320 g di spaghetti - 2 spicchi d'aglio - peperoncino (1 grande o 2 piccoli) – olio evo – sale – prezzemolo fresco
Cominciate la preparazione degli spaghetti aglio, olio e peperoncino mettendo a bollire abbondante
acqua salata in una pentola capiente. Tagliate a metà i due spicchi d'aglio, privateli dell'anima al loro interno e tritateli molto finemente. Poi prendete il peperoncino e tagliatelo a rondelle fini.
Scaldate in una padella 5/6 cucchiai di olio, unite l'aglio tritato e fatelo soffriggere per qualche minuto facendo molta attenzione affinché non bruci. Unite il peperoncino e fatelo soffriggere per qualche secondo. Fate cuocere gli spaghetti in abbondante acqua salata e scolateli al dente. Trasferiteli nella padella con l'aglio e il peperoncino e fateli saltare a fuoco vivo per distribuire bene il condimento e lasciarli insaporire. Servite subito gli spaghetti aglio, olio e peperoncino ben caldi e gustateli in buona compagnia! Buon appetito e alla prossima!

31/01/2018

UN CASO BIZZARRO PER IL COMMISSARIO CARRA


Questo libro è scritto e firmato a quattro mani da Claudio Arbib e Rodolfo Rossi, insegnanti rispettivamente dell’Università dell’Aquila e del Conservatorio di Latina. E infatti si ritrova molta cultura, artistica, letteraria e classica seminata con leggerezza nelle pagine di questo romanzo appassionante, nel quale la trama gialla è il pretesto per parlare di una squadra di poliziotti romani normali, né eroici né troppo violenti, guidati dal commissario Carra, divorziato, solitario, amante del pesce freschissimo che cucina da vero chef, abbastanza pigro, molto intuitivo, non troppo abile con le donne, ma al fondo pieno di malcelata umanità, che traspare dal suo modo di lavorare e di avere rapporti con i collaboratori. Non ci sono donne nella sua squadra, solo due o tre poliziotti normali anch’essi, ma che al momento giusto
sanno agire in modo risoluto ed efficace. Il commissario Carra, in questo caso, non sa proprio che pesci pigliare (per fare una battuta, proprio lui che adora il pesce!) Non gli era mai successo di non riuscire a capire da dove cominciare, né si era mai trovato coinvolto in un caso come questo…lui e la sua squadra sono abituati ad avere a che fare con qualunque tipo di crimine, ma stavolta è davvero troppo. Com’è possibile che siano collegati tra loro il ritrovamento in un cortile di una carcassa di elefante, la sparizione di un ragazzo, il rapimento di un bambino rom e la morte per overdose di una prostituta? Tutto sembra maledettamente assurdo, gli viene da pensare, mentre attraversa la periferia romana alla ricerca del prossimo indizio. E proprio quando la matassa sembrerà impossibile da sbrogliare, l’incontro con uno stravagante quanto acuto barbone metterà il solitario commissario sulle tracce dell’unico filo da seguire. A fare da sfondo il degrado di Roma ai nostri giorni, descritto con puntigliosa precisione dagli autori, che lascia un sapore amaro in bocca, nonostante la simpatica ironia dei personaggi. Le uniche “note di colore” sono costituite dai dialoghi fra Carra e il magistrato di turno, che parla solo per frasi fatte e proverbi latini e dalle simpatiche “escursioni” del commissario al mercato, dove acquista il pesce fresco da mettere in padella, con gli aromi giusti, per rilassarsi con un buon pranzo, prima di tornare alle indagini. Ho voluto scegliere un piatto semplice ma sempre molto amato della nostra cucina: le linguine con le vongole veraci. Spesso Carra sceglie i fasolari ma io ho dovuto adattarmi a ciò che di più fresco aveva il mio pescivendolo di fiducia…e devo dire che ho fatto bene!!!

LINGUINE ALLE VONGOLE VERACI (per 4 persone)

1 kg di vongole veraci - 320 g di linguine - prezzemolo - vino bianco – peperoncino – olio - aglio – pepe - sale

Prima di tutto fate spurgare per almeno 10/12 ore le vongole in acqua di mare oppure in acqua fredda e sale. Passato il tempo necessario, scolatele e ripassatele di nuovo sempre con dell’acqua fredda. Picchiettate le conchiglie su un piano per accertarvi che non ci sia più sabbia. Mettete le vongole in una padella con l'aglio, un po’ di olio evo e il vino bianco a fuoco vivo, fate evaporare l’alcol, poi coprite con un coperchio fino a quando le vongole saranno totalmente aperte.
Ci vorranno circa 3 minuti. Scolatele e recuperate l’acqua (sughetto) ottenuta che andrete a filtrare e a tenere da parte. Fate rosolare a fuoco basso l’aglio con poco peperoncino a aggiungete le vongole, l’acqua filtrata in precedenza e insaporite per qualche minuto. Tritate finemente del prezzemolo. Cuocete le linguine in acqua salata e scolatele molto al dente per non rischiare che in padella scuociano. Mettetele nella padella con le vongole, amalgamate per qualche secondo, servite ben calde con una girata di pepe e prezzemolo. Come vedete questa ricetta è di una semplicità estrema ma il profumo che sale dalla padella, il colore del prezzemolo e delle vongole e, soprattutto, il sapore degli ingredienti che si amalgamano armoniosamente, ne fanno un piatto davvero unico! Se poi lo gustate in compagnia, con un bicchiere di buon vino bianco fresco e frizzante...vi sentirete davvero appagati…almeno spero! E allora buon appetito e alla prossima settimana!!!