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08/06/2022

IL COMMISSARIO ADALGISA CALLIGARIS TORNA A RIVOROSSO

Alessandra Carnevali è nata nel 1960 a Orvieto, dove attualmente vive, ed è laureata in Lingue. Ha partecipato, in veste di autrice, al Festival di Sanremo 2002 con il brano “All’infinito” eseguito da Andrea Febo. Nel 2007 è stata la prima blogger accreditata al Festival di Sanremo. Ha curato il blog Festival, sulla musica italiana e Sanremo, per il network Blogosfere. Si occupa di promozione web per eventi e artisti emergenti. Nel 2016 ha pubblicato “Uno strano caso per il commissario Calligaris”, con il quale ha vinto il Premio “ilmioesordio”. A questo sono seguiti “Il giallo di Villa Ravelli”, “Il giallo di Palazzo Corsetti”, “Delitto in alto mare”, “Il mistero del cadavere nella valigia” e “Lo strano caso del maestro di violino”. Durante una delle mie “incursioni” in libreria, mi è capitato di trovare una raccolta dei suoi primi tre romanzi e ho deciso subito di acquistarla. Meno male che il mio “fiuto” ancora una volta ha funzionato! La Carnevali, infatti, scrive in modo fluido e accattivante e ha creato un personaggio che mi ha conquistato fin dalla prima pagina: il commissario Adalgisa Calligaris. La sua autrice dice di lei che “…È bruttina, sgraziata, cicciottella e non si ama. A scuola ha sofferto, bullizzata per il suo aspetto, invidiata per la sua intelligenza e innamorata senza speranza del più bello della classe: Carlo Petri…dopo aver studiato e lavorato lontano dal paese natale, ci torna per un incarico tranquillo, per riprendersi da una ferita da arma da fuoco durante una sparatoria, alla quale è miracolosamente sopravvissuta”. E così, all’inizio del primo romanzo che la vede protagonista, la incontriamo mentre torna a Rivorosso Umbro, dove
ancora vive la madre vedova e dove sono rimasti i tanti (e per lo più brutti) ricordi della sua giovinezza. Adalgisa nel tempo è diventata tosta, ruvida e si è costruita una forte corazza contro tutto e tutti, compresi i sentimenti e la felicità. Nonostante tutto il tempo passato da quando andava al liceo, vacillare giusto un attimo quando scopre che il medico legale, con cui dovrà confrontarsi e lavorare, è proprio “quel” Carlo Petri, il più bello della scuola. Attorno a lei, oltre a Carlo, troviamo una serie di personaggi davvero ben riusciti, che si ritrovano a lavorare con questo nuovo ed esigente commissario ma che, dopo l’iniziale scompiglio e disagio, imparano a conoscerla, giorno dopo giorno, e ad apprezzare la sua arguzia, le sue innate capacità investigative e anche la sua malcelata umanità. Ci sono l’ispettore Matteo Corvo, jazzista mancato eternamente in ritardo, gli agenti Fava e Ritagli, semplici e non proprio “veloci” quanto a intuito, ma sempre pronti e disponibili, Monica Bellucci, unica agente donna e omonima della cugina attrice, Angiolo Castoro, esperto informatico e ritrattista di identikit, con il sogno segreto di diventare stilista di moda. Chiude il “gruppo” il PM Gualtiero Fontanella, galantuomo gourmet che si innamora perdutamente del commissario al primo sguardo. Oltre a loro e alla madre di Adalgisa, che spera sempre che la figlia si “sistemi” mettendo su famiglia, non mancano anche i simpatici siparietti con Celestino, gestore del bar vicino al commissariato che ama vestirsi sempre con colori sgargianti e abbinati a caso, e le incursioni della Banda della Maglina, un quintetto di signore che condividono con Adalgisa la passione dei mercatini di abiti usati. I tre racconti che ho letto mi hanno coinvolto moltissimo e li ho letteralmente divorati! Come vi dicevo, la protagonista mi è piaciuta subito…sarà che abbiamo molto in comune (la passione per Agatha Christie e per il buon cibo e la conseguente eterna lotta con le calorie, i travagli adolescenziali, l’amore-odio con lo specchio, la testardaggine…) sarà che è bravissima a risolvere i casi…sta di fatto che Adalgisa Calligaris ha occupato un posto speciale nell’elenco dei miei investigatori preferiti e sono sicura che leggerò anche gli altri libri della Carnevali che la vedono protagonista. Per quanto riguarda il gusto poi…direi che ci siamo. Al commissario piacciono la buona tavola e il buon vino e accetta volentieri gli inviti a cena del PM Fontanella, buongustaio che la corteggia palesemente e spera di conquistarla prendendola per la gola. Per questo personaggio, però, ho dovuto mio malgrado fare una scelta diversa. Già…perché, nonostante l’ottimo gusto, il commissario e i suoi uomini, dovendo seguire diverse piste per risolvere degli efferati omicidi, spesso non hanno proprio il tempo di fermarsi a pranzare…e così fanno una “toccata e fuga” al bar di Celestino, dove mangiano un tramezzino e bevono un’aranciata (beh! Essendo in servizio…). Quindi ho scelto di proporvi proprio questo tipico “spuntino” tutto italiano che può piacere o meno ma che, nonostante l’apparente semplicità, se fatto bene può diventare un piatto gourmet di tutto rispetto. Le varianti sono tantissime e, in base alla zona ed agli ingredienti, ci si può sbizzarrire negli abbinamenti…io ho optato per il più classico dei classici e ve lo propongo molto volentieri. Sta a voi replicarlo o farne varianti a vostro piacimento: l’importante è non strafare e rispettare il gusto…altrimenti commetterete un delitto!!!!

TRAMEZZINO

Il tramezzino “è un panino triangolare o rettangolare costituito da due o tre fette di pancarré - alle quali spesso si è tolta la crosta - farcite con salumi, formaggio, verdure o altro; le sue origini sono torinesi e la ricetta più comune lo prevede freddo” ... Pare che debba il suo nome nientemeno che a Gabriele D’Annunzio, il quale, dovendo sostituire la parola inglese “sandwich”, optò per tramezzino, da “tramezzo”, ossia spuntino fra la colazione e il pranzo. Il tramezzino nasce nel 1925 a Torino, dove i signori Angela e Onorino Nebiolo, di ritorno dagli Stati Uniti, decidono di acquistare il Caffè Mulassano, in Piazza Castello. Volendo proporre un’alternativa italiana al “tea sandwich” d’Oltreoceano, creano i primi tramezzini, fatti per uno spuntino e comodamente consumabili in un paio di bocconi. Il tramezzino, però, raggiunge la sua fama a Venezia, dove viene preparato in diverse versioni e proposto nei locali più chic. Nel 1936 anche la famosa rivista “La Cucina Italiana” ne parla e riporta la prima ricetta ufficiale di quello che ancora oggi è uno degli spuntini più diffusi.

La sua versione più classica vede spuntare fra le fette di pane uova sode, tonno e verdura...ecco come l’ho realizzato io.

Scolate una scatola di tonno dall’olio (se usate quello al naturale conditelo con un po’ di sale e qualche goccia di olio) e lavoratelo insieme a due cucchiai di maionese, fino a creare una crema. Tagliate a fettine sottili un uovo sodo e tritate a coltello alcuni capperi sott’aceto. Prendete tre fette di pane a cassetta senza crosta. Sulla prima spalmate la crema di tonno e maionese e poi adagiatevi le fettine di uovo e qualche foglia di spinaci freschi. Prendete la seconda fetta e sovrapponetela alla prima, spalmate la crema e aggiungete il trito di capperi e qualche altra foglia di spinaci. Prima di chiudere con l’ultima fetta, spalmate con la crema anche questa. Una volta terminato, avvolgete il tramezzino nella pellicola e lasciatelo riposare in frigorifero per almeno un’oretta prima di consumarlo. N.B. il commissario Calligaris lo accompagna con un’aranciata perché è in servizio…io l’ho accompagnato con una panaché fresca…e vi assicuro che è decisamente meglio!!!! Buon pranzo e alla prossima.




28/10/2020

INDAGINI E BUON CIBO ALL’ISOLA DI MILANO

Fra un libro e l’altro letto durante le vacanze estive, mi sono imbattuta in uno scrittore che non conoscevo: Giancarlo Bosini. Non si sa molto di lui…a parte che è un architetto milanese doc e che ha iniziato a scrivere solo di recente; il suo esordio, infatti, è avvenuto nel 2011 con “Orazio & Company”, un giallo per ragazzi nato per caso che lo ha subito fatto entrare nel panorama dei giallisti italiani. Lui ha continuato a fare l’architetto ma, per fortuna, non ha smesso di scrivere e dopo quello di Orazio, sono arrivati altri libri fra i quali spiccano l’ironico-surreale “I disperati casi dell’ispettore Tombini”, l’intrigato e storico “Giallo Milano” e il tragicomico “Misteriosi delitti all’Isola di Milano”. Io ho letto quest’ultimo e devo ammettere che mi sono proprio divertita! Certo, si tratta pur sempre di un giallo con tanto di omicidi, intrighi, indizi, sospetti, depistaggi e tutto ciò che serve per creare una certa dose di suspense…ma Bosini riesce a coinvolgere il lettore anche con tanta, tanta ironia. I fatti si svolgono a Milano, ovviamente, e più precisamente nel pittoresco quartiere Isola, che negli ultimi anni ha subito una profonda trasformazione e riqualificazione, diventando una delle zone a mio avviso più belle e autentiche del capoluogo lombardo. I protagonisti principali del romanzo sono l’architetto Bonelli, che vive nel quartiere Isola,
appunto, e si trova suo malgrado coinvolto nelle indagini, e il commissario Silvestri, pacato e arguto poliziotto del quartiere Niguarda. I due, ex compagni di liceo, si ritrovano quando, durante la ristrutturazione di un appartamento affidata al Bonelli (l’articolo è doveroso…siamo a Milano!!!), viene ritrovato uno scheletro murato. I lavori si fermano e parte l’indagine che, a poco a poco, coinvolge tutta una serie di personaggi che vivono nello stabile dove è “successo il fattaccio” e dove, fra l’altro, vive anche lo stesso Bonelli, il quale, preso da un’irrefrenabile curiosità e spinto dalla necessità di riprendere i lavori, si affianca al buon Silvestri formando una strana e simpatica coppia di investigatori. Anche le loro vite private, non sempre idilliache, li vedono allearsi per far fronte alle difficoltà quotidiane fatte di mogli, ex mogli, figli, parenti ingombranti, vicini di casa, gatti, cani e…pappagalli!!! E così fra una falsa pista e uno strano indizio, l’ombra della mafia e la piaga dell’usura, una cena a base di polpette svedesi e un tentato avvelenamento…Bonelli e Silvestri arrivano alla soluzione del caso. Non voglio svelare nulla perché vi consiglio vivamente di leggere questo libro! Io ho deciso che prima o poi leggerò anche gli altri scritti da Bosini e spero di trovare di nuovo Bonelli e Silvestri in altre avventure. Venendo al gusto, se dovessi scegliere una ricetta da proporvi in 
abbinamento a questo romanzo, sarei costretta a scegliere uno dei piatti svedesi cucinati da Bonelli (la cui ex moglie è, appunto, svedese) ma non posso proprio farlo! No! Perché siamo a Milano e sapete bene che io sono milanese e amo la cucina meneghina…come potrei metterla completamente da parte?!?!? Inoltre sono particolarmente legata al quartiere Isola: mio zio, il mitico Marino, ha lavorato da giovane al mercato di via Borsieri e poi, qualche anno fa, ho avuto l’immensa fortuna di lavorare, seppur per poco tempo, nella cucina di uno dei tanti locali che rendono questa zona così unica. Sto parlando della mitica Pizzeria “Alla Fontana” (l’originale!), in via Thaon di Revel, che sforna una pizza fantastica e dei piatti buonissimi dal 1973. Non la conoscete? Allora dovete assolutissimamente andarci! Già, perché almeno una volta nella vita bisogna entrare alla Fontana (che fra l’altro si trova proprio di fronte alla Chiesa di Santa Maria alla Fontana, la quale vale davvero una visita)! Il locale è semplice, dallo stile un po’ vintage, e troverete ad accogliervi i sorrisi dei camerieri e dei pizzaioli; potrete sedervi ad uno dei tavoli (all’interno o all’esterno), guardare una delle lavagne sulle quali sono elencati i piatti del giorno e rimanere lì per un po’ in balìa dell’indecisione…Un trancio di pizza morbida e gustosa, con la mozzarella filante, o una porzione delle meravigliose lasagne? Il pollo allo spiedo con le golose patate
al forno o una succulenta costata cotta al punto giusto? Un piatto del rinomato riso in crosta o una zuppetta di pesce? E ancora la cassœula o la trippa con i fagioli?? Gli ossibuchi o la polenta?? La scelta non è per niente facile e forse la cosa migliore è tornare nelle varie occasioni e stagioni per assaggiare le diverse proposte del bravissimo Martino, cuoco e “front man” della Fontana, capace di trasformare qualsiasi ricetta, anche la più semplice, in un godimento per il palato, nel pieno rispetto della tradizione! Qui non troverete scheletri ma solo tanto, tantissimo gusto e il vero delitto sarebbe non andarci! Quindi stavolta non cucino e vi invito ad andare alla Fontana…magari ci incontriamo là!! Buon appetito e alla prossima! 

26/06/2020

IL COMMISSARIO JULIE LESCAUT E IL PAIN AU CHOCOLAT!

Il nostro tour oggi arriva molto vicino alla mitica Ville Lumière, più precisamente nella banlieue di Clairières, dove vive e lavora il commissario di polizia Julie Lescaut, dell’omonima serie televisiva. Delle ventidue stagioni create da Alexis Lecaye e trasmesse in Francia dal 1992 al 2013, in Italia ne sono arrivate (ahimè!!) solo nove, a “singhiozzo” fra il 2007 e il 2012. In patria, infatti, “Julie Lescaut” ha riscosso un grandissimo successo di pubblico, tanto da portare la rossa Véronique Genest, ad essere annoverata fra le attrici più amate del piccolo schermo…mentre da noi ha ottenuto uno share molto alto ma evidentemente non sufficiente per i gestori dei vari canali televisivi. La serie narra le vicende del commissario Lescaut, appunto, a capo del commissariato di un sobborgo parigino. Donna dall’eleganza sobria, conscia della propria femminilità e delle proprie “misure curvy”, forte, tenace e determinata, gestisce un gruppo composto da più di una trentina di agenti. Fra questi i suoi più stretti collaboratori sono Justin N’Guma e David Kaplan, giovani ed intraprendenti, pronti a rispondere ai suoi ordini e a supportarla anche nelle indagini più difficili. Alle prese con la malavita e la delinquenza di strada, la Lescaut può sempre contare sull’appoggio dei suoi sottoposti, che tratta con rispetto e profonda umanità e con i quali è riuscita, negli anni, a costruire un ottimo rapporto. Un po’ più difficile per Julie è la gestione della sua vita privata. Madre di due figlie
adolescenti, Sarah e Babou, toste (quasi) quanto lei, con un matrimonio che, dopo anni di alti e bassi, è arrivato al capolinea e l’incapacità di “lanciarsi” in una nuova relazione…beh! Julie non ha vita facile! Conciliare tutto questo con il suo lavoro particolarmente stressante non sempre le riesce e la nostra poliziotta si trova spesso a voler “staccare la spina” da tutto e da tutti…per poi sentirsi in colpa e arrivare a fare i salti mortali per cercare di accontentare capi, colleghi e famiglia! Nei “suoi” momenti, quelli in cui si concede una piccola pausa, Julie entra in un bistrot per un’omelette o in un caffè per un espresso o, ancora meglio, in una boulangerie per concedersi un croissant o altro! Ovviamente poi si pente e rimedia saltando il pranzo o cenando con una semplice insalata…ma almeno, rispetto a tanti suoi “colleghi televisivi” il suo palato prova ancora
qualcosa!!!! Chi di voi è stato a Parigi o, in generale in Francia, sa bene che le boulangeries (alla lettera “panifici”) si trovano semplicemente seguendo il fantastico ed irresistibile profumo che le contraddistingue e che corrisponde a tantissimi prodotti da forno salati e dolci, fragranti, invitanti e tanto, tanto, tanto “burrosi”!!! Fra le diverse specialità ho scelto il golosissimo “pain au chocolat”, un involucro di sfoglia friabile che racchiude due barrette di cioccolato fondente. È un po’ come Julie Lescaut: i diversi strati di poliziotta, commissario, madre, moglie…racchiudono la sua “essenza fondente”, semplicemente una donna con tutta la sua forza e la sua fragilità. Così, dopo tante esitazioni, mi sono cimentata nell’impasto da sfoglia classico e…beh! Non ho proprio raggiunto un alto livello di pasticceria ma sono davvero soddisfatta del risultato ottenuto, soprattutto perché era la prima volta che lo facevo. Il pain au chocolat è un ottimo dolce: provatelo e vedrete che mi darete ragione! Alla prossima “tappa”!

RICETTA PAIN AU CHOCOLAT

Ingredienti per 12/14 panini: 300 gr di farina 0 -  10 gr di lievito di birra -  1 uovo -  35 gr di zucchero -  1 pizzico di sale -  175 ml di latte -  150 gr di burro -  120 gr di cioccolato fondente -  1 uovo per spennellare -  Zucchero

Innanzitutto, tirate il burro fuori dal frigo, per farlo ammorbidire. In un'ampia ciotola, lavorate insieme lievito, zucchero, latte e uovo. Aggiungete la farina e iniziate ad impastare. Quindi aggiungete il sale e continuate a lavorare fino ad ottenere un impasto omogeneo. Formate una palla e lasciatela riposare, coperta da pellicola, per circa 30 minuti. Mettete il burro oramai a temperatura ambiente tra due fogli di carta forno, appiattitelo un po' con il matterello e poi stendetelo fino a formare una sfoglia. Quindi rimettetelo in frigo. Passata 1 ora, riprendete l'impasto e il burro. Stendetelo l'impasto in una sfoglia più o meno quadrata. Posizionate il burro al centro della sfoglia. Chiudete i 4 angoli della sfoglia sopra al burro, accavallandoli tra loro. Quindi stendete delicatamente (per non far rompere l'impasto e non far fuoriuscire il burro) l'impasto dandogli una forma allungata. Fate la prima piega: piegate un terzo dell’impasto verso il centro e ripiegateci sopra l'impasto rimanente. Avvolgete con pellicola trasparente e riponete in frigo a riposare per 30 minuti. Riprendete l'impasto, stendetelo
nuovamente in una forma allungata E rifate le pieghe a 3. Rimettete in frigo per altri 30 minuti. Ripetete questo procedimento anche una terza volta. Riprendete l'impasto e stendetelo in una sfoglia abbastanza sottile, dando più o meno una forma rettangolare. Regolate i bordi con il coltello (questo impasto in più, sovrapposto e leggermente rilavorato, lo potrete utilizzare per fare altri paninetti) e tagliate la sfoglia in strisce larghe più o meno 6-7 cm. Dividete le strisce in rettangolini più piccoli. (dovreste ottenere dei rettangoli di circa 7x11 cm). A questo punto, se guardate la sfoglia di taglio, dovreste riuscire ad apprezzare la sfogliatura. Iniziate ora a formare i vostri pains au chocolat. Tagliate la cioccolata e componete i pezzetti a formare delle sbarrette di 6-7 cm. Lasciando un dito di impasto libero, poggiate una prima stecchetta di cioccolato su un rettangolino. Avvolgetela con l'impasto lasciato libero, appiattite leggermente il rotolino ottenuto, poggiate la seconda barretta di cioccolato all'estremità del rotolino e continuate ad arrotolare fino ad avvolgere anche la seconda barretta. Posizionate il saccottino con la chiusura nel lato inferiore. Man mano che sono pronti, sistemateli su una teglia rivestita di carta forno. Mi raccomando di distanziarli molto tra loro perché cresceranno molto durante la lievitazione e ancora un pochino durante la cottura. Lasciate lievitare per circa 2 ore o almeno fino al raddoppio. Spennellate i pain au chocolat con un po' di uovo leggermente sbattuto e spolverizzate di zucchero. Preriscaldate il forno a 200°C, in modalità ventilata. Prima di infornare, abbassate la temperatura a 180C°. Cuocete per circa 10 minuti o comunque fino a doratura. Lasciate raffreddare (se ci riuscite!) e gustate i vostri pain au chocolat da soli o in compagnia…poi potrete sempre cenare con una bella insalata!!!! Alla prossima!