Visualizzazione post con etichetta cioccolato fondente. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cioccolato fondente. Mostra tutti i post

06/02/2020

1920 – 2020: UN SECOLO CON HERCULE POIROT

Ho iniziato a scrivere il mio blog con quella che è definita, a mio avviso giustamente, “the Crime’s Queen” (che si può tradurre in “la regina del giallo o del crimine”), Dame Agatha Christie. La ragione è ovvia: per me lei è sempre stata e continuerà ad essere la numero uno! Leggere i suoi gialli non mi stanca mai, molti li ho letti e riletti sia in italiano che in inglese, ho visto quasi tutte le varie trasposizioni in televisione ed al cinema…il mio solo cruccio è quello di non aver ancora visto “The Mousetrap” al New Ambassadors Theatre di Londra, dove viene replicato ininterrottamente dal giorno del suo debutto nel 1952 (ma prima o poi...ci riuscirò!!!). Non starò a dilungarmi su altri aspetti della mia grande passione per la Queen e non è mia intenzione ripetermi. Ho già scritto, infatti, un post sui romanzi che vedono protagonista Miss Jane Marple, l’arguta vecchietta di St Mary Mead, ed un altro dedicato al grande Hercule Poirot, l’investigatore belga più famoso del mondo…e allora perché torno a parlarvi di Agatha Christie? Beh! Per i veri appassionati, come me, la risposta è abbastanza semplice: quest’anno ricorrono i 100 anni dalla pubblicazione del suo primo libro “The Mysterious Affair at Styles”, tradotto in Italia con “Poirot a Styles Court” e anche come “Poirot e il mistero di Styles Court”. Cioè questo piccolo-grande capolavoro è stato scritto un secolo fa, vi rendete conto?!?!? In pratica il buon Poirot compie cento anni e non li dimostra affatto!!!
Se mi permettete, però, vorrei fare un passo indietro e raccontarvi come l’allora ancora sconosciuta Agatha Christie decise di mettersi a scrivere romanzi gialli. Già da bambina era una grande divoratrice di libri e, crescendo, provò anche a cimentarsi nella scrittura di pezzi teatrali e di romanzi di avventura con risultati non proprio brillanti. Il libro, in realtà, nacque grazie ad una semplice scommessa: la sorella maggiore di Agatha, Margaret, la sfidò a scrivere un romanzo giallo che fosse leggibile e pubblicabile! La Christie si mise subito a scriverlo e lo terminò nel 1915. Negli anni seguenti provò a farlo pubblicare ma le case editrici a cui lo inviò si rifiutarono di farlo (!), giudicandolo troppo complicato e comunque non adatto al pubblico di quel particolare momento storico (non dimenticatevi che erano gli anni della Prima Guerra Mondiale!). Terminato il conflitto, Agatha pensò di abbandonare l’impresa ma prima di arrendersi fece un ultimo tentativo con l'editore londinese John Lane, co-fondatore della casa editrice Bodley Head. Lane le propose di pubblicarlo negli Stati Uniti e le fece firmare un contratto che prevedeva ricavi minimi per l’autrice, la quale, tuttavia, accettò.
Era il 1920 e Agatha Christie si apprestava a diventare la scrittrice più venduta di tutti i tempi! Il romanzo di Styles Court è importante per diversi motivi e non solo perché fu il primo di una lunga e fortunata serie. Primo: il maniero di Styles Court, nella campagna dell’Essex, prende il nome dalla casa in cui la Christie abitava con il primo marito, Archibald Christie. In molte altre occasioni i suoi romanzi si svolgeranno in grandi case della campagna inglese, in quanto particolarmente amati dalla scrittrice. Secondo: fu il primo libro con protagonista Hercule Poirot e fra le sue pagine troviamo la descrizione dell’originalissimo ed impareggiabile investigatore: “…Poirot era un ometto dall’aspetto straordinario. Non arrivava al metro e sessantacinque ma aveva un portamento molto fiero. Aveva la testa a forma d’uovo, e la teneva sempre inclinata di lato. I baffetti erano rigidi e militareschi. La sua accuratezza nel vestire era quasi incredibile. Credo che un granello di polvere gli avrebbe dato più fastidio di una ferita…”.  Anche il buon amico di Poirot, il capitano Arthur Hastings, tipically british e molto ingenuo, fa la sua prima comparsa in questo libro ed è proprio lui a chiedere aiuto a Poirot per risolvere un caso che lo coinvolge da vicino. Terzo, infine, il romanzo fu scritto con il cosiddetto “schema alla Christie”: vengono presentati i vari personaggi, avviene il delitto, Poirot indaga e annota mentalmente tutti i più piccoli ed apparentemente insignificanti particolari, Hastings non ci capisce niente, ogni personaggio nasconde un segreto e Poirot cerca di scoprirli tutti, Hastings continua a non capire niente (così come il lettore!!) ed infine Poirot risolve il caso, riunisce tutti i protagonisti coinvolti nel delitto e ricostruisce tutta la trama del piano omicida, smascherando l’assassino.
Non è il miglior libro di Agatha Christie ma, siccome sono un po’ “fissata”, io l’ho letto per primo, proprio perché è il primo che ha scritto e ancora adesso ricordo quanto mi ha coinvolto e come sono rimasta a bocca aperta, alla fine, di fronte ai ragionamenti ed alle spiegazioni di Poirot! Ho visto anche le diverse trasposizioni televisive ma vi assicuro che il libro è molto, molto meglio. Consiglio vivamente, a chi ancora non l’avesse fatto, di leggerlo con calma, assaporando ogni pagina e prestando molta attenzione a tutti i minimi particolari. E siccome l’omicidio avviene per avvelenamento…ho evitato volutamente qualsiasi ricetta o piatto presente nella narrazione…non si sa mai!!! Di più...ho proprio evitato di cucinare! Già, per questa occasione così speciale ho scelto un dolce semplice e speciale, cavallo di battaglia di Emanuela, nota come Manu. Personcina unica e speciale, fotografa ufficiale di questo blog nonché assaggiatrice altrettanto ufficiale delle ricette che vi propongo e, ovviamente, assidua lettrice di libri gialli (contagiata dalla sottoscritta!!!). Senza di lei “Il gusto del delitto” non esisterebbe, perché è proprio grazie a lei che ho deciso di aprire questo blog e sempre grazie a lei ed al suo importante sostegno continuo a pubblicare i miei post. In occasione del suo compleanno, solitamente, ama prepararsi la “torta della Giacomina”, un dolce semplice e goloso capace di conquistarti dal primo morso. Io vorrei dedicarlo proprio a lei e al centenario di Poirot, quindi…ecco a voi la ricetta:
TORTA DELLA GIACOMINA
Ingredienti per 4 persone (ma anche due!!!): 250 gr di mascarpone – zucchero – 48 biscotti secchi (tipo Oro Saiwa) – marsala – 100 gr cioccolato fondente in blocco
Amalgamare il mascarpone con lo zucchero (due cucchiai o più in base al gusto), due cucchiai di marsala e un terzo del cioccolato grattugiato: deve risultare una crema morbida e non troppo liquida. Immergere i primi 12 biscotti nel marsala e posizionarli in una pirofila capovolti. Stendere su ogni biscotto un cucchiaino di crema e grattugiarvi sopra il cioccolato.
Proseguire in questo modo alternando biscotti imbevuti + crema + cioccolato, premendo leggermente i biscotti per spargere meglio la crema. Nell’ultimo strato posizionare i biscotti dritti e terminare grattugiando il rimanente cioccolato a copertura di tutti i biscotti. Coprire con pellicola da cucina e lasciare in frigorifero per almeno 12 ore (vi consiglio di prepararla il giorno prima, sarà ancora più buona!). Come vi dicevo è un dolce semplice e goloso e si presta ad essere gustato durante la lettura: a Poirot piacerebbe molto, visto il suo debole per il cioccolato! Buona degustazione e alla prossima!

26/09/2018

GULASCH DI CERVO, TROTA ALLO SPIEDO, DELITTI E MISTERI NELLA VERDE GERMANIA



Oggi torniamo ad occuparci dei nuovi e spesso quasi sconosciuti giallisti tedeschi. Ultimamente stanno arrivando sugli scaffali di librerie e biblioteche italiane diversi libri con titoli originali ed interessanti. Almeno per me! Prendiamo ad esempio il duo Graf & Neuburger: i loro primi due libri si intitolano “Gulasch di cervo” e “Trota allo spiedo” e riportano proprio questi due simpatici animali in copertina. Ovviamente mi sono lasciata incuriosire, visto che sono sempre a caccia di qualcosa di “insolito” che unisca gusto e delitto…e devo dire che ho fatto bene! Dei due autori non si sa molto. Lisa Graf, nata a Passau, ha studiato filologia romanza ed etnologia, ha scritto cinque gialli e oltre una dozzina di saggi. Ottmar Neuburger, nato a Simbach am Inn, ha studiato fisica e germanistica. Ha lavorato come programmatore e consulente informatico; adesso è nel consiglio direttivo di un’azienda di sviluppo software. Vivono nel Berchtesgaden, vicino a Salisburgo, e nessuno ha ancora capito se
sono solo colleghi o se sono anche una coppia...ma in fondo non mi riguarda proprio: il gossip non è il mio genere. Fatto sta che scrivono in modo decisamente originale. Mi soffermo in particolare sul secondo libro “Trota allo spiedo”. Anzitutto la lettura è scorrevole, la presentazione dei personaggi e dei luoghi è accattivante e spesso si passa dalla suspense allo humor e viceversa, con il risultato che si viene coinvolti e si vuole continuare a leggere per capire fin dove può arrivare la vicenda. La trama è abbastanza semplice: Helmut Meissner, arzillo “vecchietto” ed ex imprenditore rimasto vedovo, sceglie una lussuosa residenza sul lago Chiemsee, in Baviera, per vivere gli ultimi anni della sua vita. Nonostante l’età Helmut e i suoi amici, chi più chi meno, vogliono ancora godersi le loro giornate ma sono continuamente limitati ed ostacolati da una zelante e bigotta infermiera, la quale ha preso come una missione personale quella di salvare le loro anime, più che i loro corpi. E così, quando iniziano ad avvenire strane morti fra i suoi amici più cari, Helmut sospetta che sia proprio l’infermiera Pia a trasformarsi in assassina. Ma sarà davvero così? Suo nipote Stefan, commissario della Criminalpol in vacanza, va a trovare lo zio insieme alla sua collega e fidanzata Marlu…e viene 
coinvolto suo malgrado nelle “indagini” di Helmut e della sua carissima amica, la baronessa Von Hertan. Inizialmente pensa che lo zio stia lentamente scivolando nella demenza senile. Ben presto, però, la sua diffidenza iniziale si trasformerà in sospetto perché sono tanti, troppi i segreti che la splendida residenza nasconde. Un direttore avido e prepotente, una vicedirettrice ancora più avida e perversa, un fatiscente hotel in Romania utilizzato per delle “strane” vacanze, la scomparsa di una delle ospiti più facoltose…tutto diventa un ammasso di tessere che non trovano la loro sistemazione. Saranno Stefan e Marlu, in continuo contatto con Helmut, a cercare e trovare il modo di risolvere il mistero, anzi, i misteri, facendo combaciare i pezzi del puzzle e salvando la vita agli ospiti della residenza. Spero di aver solleticato la vostra curiosità e che decidiate di leggere questo libro, anzi, di gustarlo. Sì, perché per quanto riguarda il gusto, il nostro Helmut è senz’altro un ottimo palato. Ha sempre amato il buon cibo e il buon vino e nella vita non si è mai fatto mancare nulla. Anche alla residenza cerca sempre di mangiare bene e spesso invita la baronessa Von Hertan a cena o le propone una gita sul lago, dove non manca mai una sosta per un dolce ed un tè o un liquore. Non vi proporrò un piatto a base di trota (ah! e vi dico che solo se leggerete il libro capirete il perché del titolo) ma uno dei dolci che Helmut offre alla baronessa in onore del suo nome, Helen. Si tratta delle pere alla “Belle Hélène”, una ricetta che il grande Auguste Escoffier ha creato nel 1864 in onore dell’omonima operetta di Offenbach. Pur essendo stata creata dal mitico chef francese, la ricetta è estremamente semplice ma golosa e di grande effetto…provare per credere!

RICETTA PERE ALLA BELLA ELENA
Ingredienti per 4-8 persone: 8 pere ruggine piccole (possibilmente tutte uguali) - 150 gr zucchero di canna - 2 dl acqua - 1 pezzetto di cannella - 1 stecca di vaniglia - 100 gr cioccolato fondente - 100 gr panna fresca - 50 ml latte -100 gr zucchero semolato - gelato alla crema o panna montata - 50 gr granella di mandorle tostate
Sbucciate le pere e mettetele in una casseruola; aggiungete lo zucchero di canna, l’acqua, la cannella e la vaniglia. Coprite e fate cuocere a fuoco basso per 30 minuti. Verificate con uno stuzzicadenti che le pere siano cotte (ma non troppo molli, mi raccomando!) e lasciatele raffreddare nella casseruola con la loro acqua. 
Preparate la salsa al cioccolato facendo sciogliere la cioccolata a bagnomaria e aggiungendovi poi pian piano la panna, il latte e lo zucchero (io non lo metto perché le pere sono già dolci…ma decidete voi). Mescolate e amalgamate bene il tutto. Mettete ogni pera in un piattino o una ciotola, ricopritela con la salsa al cioccolato calda e cospargetela con la granella di mandorle tostate. Solitamente viene servita calda con accanto una pallina di gelato alla crema o una cucchiaiata di panna montata e, come dice la baronessa Von Hertan, "cosparsa di petali di violette candite e accompagnate da un bicchierino di liquore alle pere". A voi la scelta! L’importante è che siano ben calde, ben ricoperte di cioccolato e magari gustate in compagnia di un buon amico o di un buon libro!