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31/10/2019

IL COMMISSARIO RICCIARDI, INDAGINI E SFOGLIATELLE A NAPOLI


Maurizio De Giovanni, napoletano verace classe 1958, è uno scrittore, sceneggiatore e drammaturgo italiano, conosciuto soprattutto come autore di libri gialli, pur avendo “spaziato” anche in altri generi. Nel 2005 partecipa ad un concorso per giallisti emergenti e per l’occasione crea il commissario Ricciardi, che vive e lavora nella Napoli degli Anni Trenta. Il successo è immediato e a questo primo racconto, seguono altri romanzi con lo stesso protagonista. Ricciardi, però, non è l’unico personaggio creato da De Giovanni. A lui, infatti, si affiancano prima l’ispettore Lojacono e, in seguito, Lojacono e la sua squadra, nota come quella dei “Bastardi di Pizzofalcone”. Dai libri dei “bastardi” è stata tratta la fortunata serie televisiva con Alessandro Gassman, trasmessa dalla Rai a partire dal 2017, mentre proprio in questi giorni si sta girando la prima serie dedicata al commissario Ricciardi, che sarà interpretato dal bravissimo Lino Guanciale. I primi quattro romanzi che vedono protagonista il commissario compongono il cosiddetto “ciclo delle stagioni”: “Il senso del dolore. L’inverno del commissario Ricciardi”, “La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi”, “Il posto di ognuno. L’estate del commissario Ricciardi” ed infine “Il giorno dei morti. L’autunno del commissario Ricciardi”. Se volete conoscerlo, iniziate proprio da questi ed in questo ordine. De Giovanni, infatti, ne ha scritti altri undici ma questi ci permettono di conoscere a fondo questo personaggio così singolare nel panorama del genere giallo-noir italiano. Nato nel 1900 in
Cilento, da una famiglia nobile, alla morte dei genitori Luigi Alfredo Ricciardi, barone di Malomonte, si trasferisce a Napoli con Rosa, l’anziana tata che lo ha cresciuto e continua ad amarlo come se fosse suo figlio (…e a pregare che si trovi una donna da sposare!) Nella città partenopea si laurea in legge ed entra nella Regia polizia, pur non avendo necessità di lavorare. Ricco, integerrimo, intelligente; la sua preparazione, la sua capacità deduttiva ed il suo carattere introverso lo mettono in cattiva luce con i colleghi, che non riescono a relazionarsi con un uomo così strano ed ombroso, che considera vittime anche i colpevoli dei delitti sui quali indaga. Al contrario, la sua completa indifferenza verso la carriera e verso qualsiasi tipo di riconoscimento, gli avvalgono il rispetto dei superiori, primo fra tutti il vicequestore Garzo, che si prende volentieri i suoi meriti davanti al regime ed alla stampa e si fa sentire solo quando, durante le sue indagini, il commissario non usa nessun tipo di riguardo nei confronti di nobili e potenti (Non dimentichiamoci che siamo negli Anni Trenta, nel pieno dell’epoca fascista). Gli unici due colleghi con i quali il commissario si rapporta volentieri sono il brigadiere Maione, suo braccio destro, padre di famiglia e poliziotto dal cuore grande, e il razionale e umanissimo dottor Modo, medico legale e ardente antifascista. Oltre alle sue incredibili doti, il commissario ha una caratteristica segreta che lo tormenta ma spesso lo aiuta nella soluzione dei casi, anche dei più difficili. Lui “sente” il dolore, “vede” le vittime di morte violenta e sente le loro ultime parole. Si tratta di un “dono” o di una condanna? Non sempre la differenza è netta. Ricciardi lo chiama “il fatto” e ci convive fin da bambino, quando scopre in un campo il cadavere di un bracciante. Crescendo ha cercato di gestire questo “fatto” e di non parlarne con nessuno, per paura di essere definito pazzo. Ciò lo fa vivere in un'atmosfera di continua tristezza, circondato dalle immagini dei corpi straziati in incidenti, suicidi e omicidi e dalla mestizia delle loro ultime invocazioni d'aiuto. Ha conosciuto Maione proprio quando il figlio del brigadiere, anch'egli poliziotto, fu ucciso e Ricciardi gli riferì le sue ultime parole. E il brigadiere non lo ha giudicato e, anzi, da allora non lo ha più abbandonato. Lo accompagna, infatti, in ogni sua indagine, ammirando il suo profondo senso della giustizia e la sua capacità di calarsi nei panni di vittima e carnefice, tornando e ritornando sugli stessi dettagli, lavorando senza sosta per non correre il rischio di incolpare un innocente. Per il commissario il movente di qualsiasi delitto si riconduce a due soli motivi: la fame o l’amore. E le sue indagini confermano quasi sempre questa sua convinzione. A causa del “fatto” la sua vita affettiva è vuota. Le uniche donne presenti nella sua esistenza sono Rosa,
che è per lui come una madre, Enrica, una timida ragazza che lui ama platonicamente, guardandola dalla finestra della sua stanza, ignaro del fatto che anche lei lo osserva ogni giorno, e Livia, vedova di un famoso tenore, che lo corteggia apertamente. A parte queste “distrazioni”, il nostro buon Ricciardi non fa altro che lavorare. A pranzo mangia una pizza al volo o si concede una sfogliatella al Caffè Gambrinus, in piazza Plebiscito, mentre alla cena (per fortuna!) ci pensa Rosa. Avendo molto apprezzato i libri che lo vedono protagonista, non vedo l’ora di guardare anche la serie televisiva: sono proprio curiosa di vedere come riusciranno a portare sul piccolo schermo questo originalissimo personaggio! Vi consiglio, nel frattempo, di leggere i suoi romanzi, almeno il ciclo delle stagioni e vi segnalo, nell’edizione Einaudi del primo libro, quello sull’inverno, il racconto dell’incontro fra il commissario Ricciardi e Maurizio De Giovanni, il suo creatore: davvero notevole! Per quanto riguarda il gusto, beh! Ho scelto una missione suicida: ho deciso di misurarmi con le sfogliatelle! E visto che sono proprio fuori di testa, ho provato a fare sia le sfogliatelle ricce che le frolle! Le prime sono state un completo disastro perché ho miseramente fallito con la sfoglia (ma ci riproverò, non dubitate!), mentre le altre sono venute proprio bene! Provateci anche voi e poi fatemi sapere se ci siete riusciti!!!

SFOGLIATELLE NAPOLETANE NELLE DUE VARIANTI (ricetta originale partenopea)
Ingredienti per il ripieno (uguale per entrambe): 250 gr ricotta – 150 gr semolino – 500 ml acqua - 100 gr canditi misti – 150 gr zucchero a velo – un uovo – essenza di vaniglia – cannella
Per la preparazione del ripieno occorre far bollire in una casseruola mezzo litro di acqua, versarvi il semolino a pioggia e mescolare, evitando che si formino grumi. Dopo averlo fatto raffreddare, versarlo in una terrina, unire la ricotta, l’uovo, lo zucchero a velo, i canditi, un pizzico di cannella e qualche goccia di essenza di vaniglia. Far riposare il composto in frigorifero per almeno un paio d’ore.
Ingredienti per l’impasto della sfogliatella frolla: 500 gr farina – 200 gr strutto – 200 gr zucchero –  3
uova      Preparare la pasta frolla e farla riposare in frigorifero per almeno un’ora. Riprenderla, stenderla e, con l’aiuto di un coppapasta (o di una tazzina), ricavare dei dischi uguali. Posizionare il ripieno al centro di metà dei dischi e coprirli con la restante metà. Mettere i dolci in forno a 180° per 20 minuti circa. Sfornare, lasciare raffreddare e servire con una spolverata di zucchero a velo.
Ingredienti per l’impasto della sfogliatella riccia: 400 gr farina – 150 gr burro – 50 gr zucchero – un pizzico di sale – acqua q.b.
Lavorare gli ingredienti, aggiungendo acqua sufficiente a rendere l’impasto sodo ed elastico. Dividerlo in 4 sfoglie, sovrapporle e arrotolarle. Tagliare delle fette larghe circa 1 cm e piegarle una ad una, spingendo con le dita e ricavando una specie di “cappuccio”
triangolare, nel quale andrà inserito il ripieno precedentemente preparato. Adagiare le sfoglie sulla teglia e infornare a 200° per 20 minuti, poi a 180° per altri 20 minuti ed infine a 160° per dieci minuti. Le sfogliatelle dovranno essere ben dorate ma non bruciate. Lasciarle raffreddare e servirle con una spolverata di zucchero a velo. Attenzione: una volta sfornate, attratti dal profumo inebriante, vi verrà voglia di addentarne subito una...non fatelo!!!! Esternamente potrebbero anche essere solo un po’ calde ma il ripieno è ustionante!!! Sono l’ideale per un caffè o un tè in compagnia o per una merenda, sul divano, con una tisana calda e un bel libro…in entrambi i casi finiranno in un istante. Buona degustazione, buona lettura e alla prossima!

05/12/2018

COLONIA, LIPSIA, STOCCARDA...UNA SQUADRA SPECIALE PER OGNI CITTA'



Continua la mia “carrellata” delle serie televisive tedesche che ottengono un notevole successo qui in Italia. Raidue, fra le altre, ne trasmette tre davvero interessanti ambientate in altrettante famose città della Germania: “Squadra speciale Colonia”, “Squadra speciale Lipsia” e “Squadra speciale Stoccarda”. Tutte e tre sono arrivate sui nostri schermi fra il 2010 ed il 2014 e vengono trasmesse tutt’ora. La prima, ambientata appunto a Colonia, ruota attorno alle vicende della squadra omicidi capitanata dal commissario Karin Reuter, tosta e capace di gestire ogni situazione, e composta da 4 detective, Frank, Vanessa, Julia e Daniel. Oltre a loro sulla scena compaiono sempre il medico legale, il procuratore e altri personaggi secondari ma sempre importanti.I casi che affrontano sono molto
complessi e spesso sembra impossibile risolverli. La loro forza, però, nonostante siano tutti molto diversi tra loro, sta nell’affiatamento e nel “gioco di squadra” e questo li porta sempre ad assicurare il colpevole alla giustizia. Sullo sfondo le vicende personali di ciascuno e gli sforzi di viverle senza farsi travolgere dal lavoro. La seconda serie, invece, è ambientata a Lipsia e racconta le indagini della squadra, appunto, al comando del commissario capo Hajo Trautzschke e composta da Jan, Ina, Tom e Olivia. Anche qui troviamo sempre i cosiddetti “personaggi secondari”, quali il medico legale, il capo della scientifica, il procuratore, la figlia di Hajo nonché moglie di Jan… In questa serie le vite private dei diversi protagonisti sono parte integrante della storia e spesso alcuni casi ruotano proprio attorno a loro e/o a loro conoscenti, amici, parenti. Rispetto ai “colleghi” di Colonia, i nostri poliziotti di Lipsia tendono a prendere iniziative personali ed isolate, senza coinvolgere gli altri membri della squadra e questo porta puntualmente grossi guai! Ognuno di loro si porta un passato pesante sulle spalle, sia dal punto di vista personale che da quello lavorativo, e questo li porta spesso a coinvolgersi più del dovuto nelle indagini in corso. Ogni caso assume sfumature diverse e le piste da seguire sono sempre tante…per fortuna la capacità di Hajo di tenere insieme la squadra e di richiamarla all’ordine riesce sempre a dare i suoi frutti e la soluzione arriva nei momenti e nei modi più impensati. La terza serie, infine, è ambientata a Stoccarda e la squadra qui è un po’ più numerosa! Sono diverse, infatti, le figure coinvolte in tutte le indagini e tutte sono sempre in stretto contatto e compongono
davvero un bel gruppo. Si parte dal vertice, occupato da Michael Kaiser, direttore della polizia e diretto superiore della squadra che spesso lascia il suo ufficio di dirigente e scende in campo con i suoi uomini. Il commissario capo, però, rimane la forte ed intelligente Martina Seiffert che gestisce la squadra con forte senso di responsabilità e una grande umanità. Seguono Joachim “Jo” Stoll, amante delle auto e delle donne, scanzonato, casinista ma ottimo detective, e Rico Sander, timido ed introverso, completamente opposto a Jo, preciso a livello maniacale, mago del computer con un Q.I. oltre la media, non sopporta il contatto fisico e preferisce stare in ufficio anziché uscire, anche se non si tira mai indietro se c’è da intervenire. E, ovviamente, non mancano le “quote rosa”, che sono cambiate nelle diverse stagioni: Anna, detective capo con una preparazione in psicologia e criminologia, Cornelia “Nelly”, che lavora spesso insieme a Rico e che lascia poi la squadra per trasferirsi a Berlino, e Selma, ultima arrivata in ordine cronologico, è detective sovrintendente, capace e testarda, con un udito straordinario. Insieme a loro troviamo sempre Jan, capo della scientifica, Lisa, medico legale, Friedemann, responsabile ufficio prove e archivi ormai prossimo alla pensione, e Schrotti, meccanico pazzo rimasto fermo agli anni Settanta, informatore e amico di Jo. Come avrete capito dalla più accurata descrizione, questa serie è quella che preferisco! Perché? Forse perché tutti i personaggi, ciascuno con le proprie capacità e caratteristiche, fanno la loro parte e danno il loro contributo alla soluzione dei casi. O forse perché si avvertono sempre la grande umiltà, il senso di giustizia, l’amicizia e il rispetto fra di loro e nei confronti di vittime e colpevoli. E poi sono simpatici e spesso si lasciano andare a momenti di ilarità che aiutano a stemperare la pressione delle indagini e ad alleggerire le varie situazioni. Fatto sta che mi piacciono tutte e tre ma quella di Stoccarda è la mia preferita! Per quanto riguarda il gusto, però, si torna sempre alla solita musica: bevono tutti litri e litri di caffè in servizio e di birra a casa o al bar ma quanto a cibo sono tutti davvero un disastro! E allora ho deciso di farmi ispirare da un grande maestro, tedesco di nascita e milanese di adozione, che crea delle vere opere d’arte con il cioccolato
e che, come dice sempre lui stesso, ha un’ottima squadra che lo affianca nel suo lavoro…avete capito di chi si tratta? Ovviamente del re del cioccolato: Ernst Knam! Cosa c’è di meglio di una bella fetta della sua crostata al cioccolato fondente con frolla al cacao?!?!? Ho puntato in alto, lo so, ma nella vita bisogna osare ogni tanto e allora...3, 2, 1 dolci in forno (e che Knam me la mandi buona!!!!) 

CROSTATA AL CIOCCOLATO – Ricetta originale di Ernst Knam 
Dosi per 1 stampo da 20 cm. *Per la pasta frolla: 150 gr di burro - 150 gr di zucchero - 1 uovo - 6 gr di lievito per dolci - 280 gr di farina 00 - 25 gr di cacao amaro - essenza di vaniglia in polvere - un pizzico di sale *Per la crema pasticcera: 250 gr di latte - 15 gr di farina 00 - 5 gr di fecola di patate - 2 tuorli - 40 gr di zucchero - essenza di vaniglia  *Per la glassa al cioccolato: 125 gr di panna - 190 gr di cioccolato fondente 
Iniziate a preparare la pasta frolla lavorando il burro con lo zucchero. Aggiungete l'uovo e la vaniglia e fate amalgamare il tutto alla crema al burro. Unite ora i restanti ingredienti lievito, farina, cacao e sale setacciati. Impastate velocemente fino a quando non otterrete un composto compatto ed omogeneo. Formate una palla, rivestitela di pellicola trasparente e fatela riposare in frigorifero per almeno 2 ore. Nel frattempo preparate la crema pasticcera lavorando lo zucchero con i tuorli. Aggiungete successivamente la farina e la fecola e mescolate accuratamente. Mettete il latte caldo a filo in cui avrete fatto sobbollire una stecca di vaniglia, amalgamate e fate cuocere a fuoco basso fino a fare addensare. Mescolate di tanto in tanto. Una volta pronta la crema, coprite con una pellicola a contatto e lasciatela raffreddare. Fate sciogliere il cioccolato in un pentolino con la panna, poi lasciatelo raffreddare. Riprendete la frolla e stendetela su una spianatoia infarinata con uno
spessore di circa 4 mm. Foderate quindi con la frolla uno stampo imburrato. Ritagliate la frolla in eccesso lungo i bordi. Poi con i rebbi di una forchetta praticate dei forellini sulla base. Una volta raffreddato il cioccolato unitelo alla crema pasticcera amalgamando. Trasferite la crema ottenuta all'interno dello stampo. Con la frolla avanzata formate delle striscioline spesse da mettere, incrociate, sulla crostata. Cuocete in forno preriscaldato a 180 °C per 40 minuti. Lasciate raffreddare e preparatevi ad un’esplosione di gusto! Lasciatevi avvolgere e coccolare dall’intensità del cioccolato…magari guardando una delle serie tv tedesche di cui vi ho parlato e, mi raccomando, fatemi sapere cosa ne pensate! Alla prossima!