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12/12/2018

GLI ANGELI DI CHARLIE BEVONO WHISKY!



Quando ero una ragazzina, dopo i compiti e prima di cena, avevo il permesso di guardare gli episodi della serie televisiva che tanto mi appassionava: “Charlie’s Angels”. Insieme a mia sorella ci sdraiavamo sul lettone dei miei, davanti alla TV piccola e in bianco e nero, pronte per una nuova avventura delle nostre eroine! Questa serie arrivò dagli USA nel 1979 e andò in onda fino al 1983 riscuotendo un grande successo. Abituati a poliziotti e investigatori maschi, inizialmente i telespettatori italiani accolsero con scetticismo questa novità…ma poi le tre bravissime (e bellissime) ragazze di Charlie conquistarono un pubblico sempre più vasto. Le cinque stagioni furono poi riprese negli anni successivi da diverse reti e vennero anche girati due film per il cinema ispirati alla serie. Ma di cosa si tratta precisamente? Da dove arrivavano queste tre “tipe” californiane, belle da far invidia, più simili a fotomodelle che a poliziotte?!? Le origini del trio venivano riproposte ogni volta nella sigla iniziale; la voce di Charlie Townsend raccontava di come aveva selezionato le sue collaboratrici: “C’erano una volta tre ragazze che frequentavano l’accademia di Polizia. A tutte e tre venivano affidati compiti difficili, a volte rischiosi. Io le ho portate via e ora lavorano per me: il mio nome è Charlie!”  E così i suoi “angeli” diventarono investigatrici private. Lo schema dei vari episodi era bene o male lo stesso: ogni nuovo caso veniva preso in carico da Charlie, che poi lo illustrava alle
ragazze parlando loro attraverso un amplificatore collegato al telefono (…già perché loro non vedevano mai Charlie e ne conoscevano solo la voce). Le tre detective iniziavano, poi, il loro lavoro per smascherare truffatori, ladri, assassini, terroristi ed ogni sorta di criminali. A volte una di loro veniva introdotta sotto copertura, per poter agire dall’interno e riuscire a risolvere prima il caso. Altre volte, invece, uno degli angeli era coinvolto suo malgrado in un’indagine, oppure si innamorava dell’uomo sbagliato o ancora veniva rapito…insomma le nostre tre eroine affrontavano pericoli e peripezie incredibili, riuscendo sempre a vincere! Ma fra loro e il boss non c’era solo il telefono. A fare da tramite c'era anche il fidato tuttofare John Bosley (l’attore David Doyle), simpatico, pacioccone, innocuo all’apparenza ma fondamentale per il team, era l’unico che conosceva Charlie e si occupava di pratiche, documenti, appostamenti… Spesso faceva da spalla durante una missione sotto copertura oppure correva in aiuto degli angeli nelle situazioni più difficili. Ma smettiamo di chiamarle angeli e cerchiamo di conoscerle. Il primo trio era composto da Sabrina Duncan, Kelly Garrett e Jill Munroe, interpretate rispettivamente da Kate Jackson, Jacklyn Smith e Farrah Fawcett. La prima era la più riflessiva. Colta, intelligente, un po’mascolina, spesso fungeva da leader del gruppo. Kelly, invece, aveva un fascino nobile, quasi di altri tempi, emotiva e apparentemente timida, era capace di provare empatia e di farsi coinvolgere emotivamente in tutte le vicende. Infine Jill, la più estroversa e brillante, sportiva e sempre pronta all’azione. Jill lascerà il posto a sua sorella Kris, alla fine della prima serie, mentre Sabrina uscirà di scena al termine della terza serie, rimpiazzata prima da Tiffany Welles (l’attrice Shelley Hack) e poi da Julie Rogers (Tanya Roberts). Ognuna di loro ha dato il proprio importante contributo, dando vita a personaggi femminili forti e positivi. La violenza non era presente in modo esplicito, le parolacce non venivano pronunciate neppure dai “cattivi” e la bellezza delle protagoniste non scadeva mai nella volgarità. Insomma anche questa era una delle serie televisive di importazione americana permeate di positività, di buonismo, di valori, davanti alla quale si poteva riunire tutta la famiglia. Al termine di ogni episodio, una volta assicurati i colpevoli di turno alla giustizia, gli angeli si trovavano nella sede della “Townsend investigation” a fare rapporto al grande capo, sorseggiando un whisky. Nient’altro. Whisky come fosse acqua fresca! Non si vedevano mai mangiare, non si vedevano mai riposarsi…l’unica pausa era quella per un cocktail. E allora stasera vi propongo un dolce semplice e goloso ispirato agli angeli, da gustare dopo una giornata faticosa, rilassandosi sul divano. Ecco a voi la

CREMA FONDENTE AMARETTI E WHISKY

Ingredienti per 4 porzioni: 80 g cioccolato fondente 75-80% • 50 g burro • 50 g zucchero • 3 uova • sale • whisky • 7/8 amaretti

Sciogliere burro e cioccolato a bagnomaria, tagliandoli prima a pezzetti. Nel frattempo montare i tuorli con lo zucchero e il whisky, quindi incorporare a filo il cioccolato fuso, con molta attenzione. L'ideale sarebbe non fare smontare le uova, ci vuole un po' di pazienza...A parte, montare gli albumi a neve ben ferma con un pizzico di sale ed incorporare tutto al composto, sempre facendo attenzione a non smontare. In ultimo aggiungere 3/4 amaretti sbriciolati finemente. Dividere il composto in 4 bicchieri o coppette e lasciar riposare in frigorifero per almeno una notte. Posare un amaretto sopra ogni porzione e servire. L’ideale sarebbe gustarlo e poi sorseggiare un goccio di whisky per esaltare la dolcezza della crema e sentire la sensazione di freddo e caldo salire dallo stomaco alla gola: una vera e propria esplosione! Un po’ come quella della famosa sigla delle “Charlie’s Angels”. Buona degustazione e buona settimana a tutti!


18/04/2018

LINCOLN RHYME: INDAGINI DALL’UPPER WEST SIDE DI NEW YORK


Quando ho letto “The bone collector” (“Il collezionista di ossa” in italiano) non pensavo che sarebbe stato l’inizio di un bellissimo “rapporto” con il genio di Jeffery Deaver. A dire il vero l’ho letto per curiosità dopo aver visto il film perché ho pensato “questo thriller è davvero originale…chissà se il regista è stato fedele al libro?” E in effetti, a parte l’aver trasformato il mitico criminologo tetraplegico Lincoln Rhyme, che nei libri è bianco, in un affascinante nero interpretato da Denzel Washington, il regista ha reso ampiamente giustizia al romanzo. Da quel momento non mi sono persa un solo libro di questo autore, capace di tenermi incollata alle sue pagine dalla prima all’ultima, sempre col fiato sospeso e sempre stupita dai colpi di scena che si susseguono! Jeffery Deaver, statunitense classe 1950, ha iniziato come giornalista per poi dedicarsi a tempo pieno ai suoi libri, quasi tutti diventati best sellers, che da più di vent’anni vengono venduti in tutto il mondo e tradotti in 25 lingue diverse. Ha vinto numerosi premi come il prestigioso Ellery Queen Readers Award for Best Short Story of the Year (per ben tre volte!) e il Premio Nero Wolfe, solo per citarne un paio. Oltre alla serie di Rhyme ha scritto anche quelle di John Pellam e di Kathryn Dance, la trilogia di Rune e molti altri romanzi…tutti con una sola caratteristica in comune: l’originalità e il successo di pubblico! Voglio iniziare parlandovi di Lincoln Rhyme, Linc per gli amici. Criminologo della polizia di New York, collaboratore dell’FBI, appassionato del suo lavoro, cinico, orgoglioso, la sua vita è divisa nettamente in due parti: la prima, antecedente all’incidente, e la seconda, successiva all’incidente. L’incidente?
Durante l’esame di una scena del crimine, una trave di quercia gli cade addosso, rompendogli la quarta vertebra cervicale e rendendolo tetraplegico. Si ritira dalla polizia, si “rifugia” nella sua casa nell’Upper West Side di New York e, assistito dal paziente e attento Tom, passa le giornate osservando i falchi pellegrini che si fermano alla sua finestra e cercando il modo di farsi aiutare a suicidarsi….fino a quando il suo collega ed amico Lon Sellitto lo cerca per chiedere il suo aiuto nella ricerca di un pericolosissimo serial killer, il collezionista di ossa appunto, e gli affianca la detective migliore che lavora nella NYPD, Amelia Sachs. Da quel momento le idee suicide vengono pian piano accantonate, le indagini si susseguono frenetiche, il suo appartamento viene attrezzato e diventa un vero e proprio laboratorio dove analizzare le prove, Amelia diventa le sue gambe e le sue braccia sulle varie scene del crimine e la sua compagna nella vita. Dalla sua “Storm Arrow”, una carrozzina ultratecnologica, Lincoln ascolta, cerca, elabora dati e prove e, con l’aiuto della sua squadra, riesce ad intuire quel particolare, quella tessera fuori posto del puzzle che lo porta a scoprire l’identità dell’assassino. Non potendo muoversi, odiando la noia che lo assale fra un’indagine e l’altra, mette tutte le sue energie nel ragionamento e nell’analisi, arrivando a litigare con Tom che, invece, lo richiama puntualmente a rispettare i ritmi e i limiti della sua disabilità. Il suo assistente è anche un ottimo cuoco, apprezzato da tutti i collaboratori che gravitano intorno a Linc, ma il suo capo non dà molta importanza al cibo e lo gusta solo in rare occasioni. Quando si sente sotto pressione o bloccato nelle indagini, Rhyme preferisce rilassarsi bevendo un bicchiere di ottimo whisky. Non avendo possibilità, quindi, di "attingere" direttamente dai libri ho pensato di abbinare a questo personaggio uno dei pochi piatti tipicamente newyorkesi: la cheesecake! Lincoln ama la sua città, l’ha battuta palmo a palmo quando era un poliziotto, la conosce come le sue tasche e non ha mai smesso di studiarne ogni angolo e con questo dolce voglio rendere omaggio a lui ed alla Grande Mela. Ecco a voi, quindi, la ricetta della

NEW YORK CHEESECAKE 


Ingredienti per la base: 250gr biscotti digestive - 150gr burro - 2 cucchiai di zucchero Per la crema: 250 gr formaggio tipo Philadelphia – 250gr ricotta fresca - 3 uova - 150gr zucchero - 100ml panna fresca - succo di 1/2 limone - 1 bustina di vanillina Per la copertura: 200ml panna acida - 1 bustina di vanillina – un cucchiaio di zucchero – fragole
Anzitutto mettete i biscotti digestive in un frullatore e sminuzzateli molto finemente unendo lo zucchero poi poneteli in una casseruola, aggiungete il burro fuso e amalgamate il tutto. Prendete una tortiera con cerniera imburratela bene e foderatela con della cartaforno (tagliate un cerchio del diametro della tortiera e poi delle strisce da applicare ai bordi). Versate quindi il composto di biscotti, create una base omogenea sul fondo e lasciatela riposare in frigo almeno per un’ora. Nel frattempo preparate la crema. In una terrina unite lo zucchero e le uova e create un composto omogeneo, aggiungete il formaggio e la vanillina mescolando fino ad ottenere una crema liscia senza grumi. Unite quindi la panna fresca (non montata!), la vanillina e un pizzico di sale. Quando il tutto è ben mescolato, versate il composto nella tortiera dove avevate creato la base e livellate bene la crema. Infornate a 180° per circa 25 minuti, poi abbassate la temperatura a 160° e fate cuocere altri 40 minuti circa. 
Per non far scurire troppo la superficie durante la cottura, copritela con della carta stagnola almeno per i primi 50 minuti. A cottura completata spegnete il forno e apritelo, senza togliere la torta, e lasciatela riposare per altri 30 minuti. Unite la panna acida, la vanillina e lo zucchero fino a creare una crema liscia e, una volta che la torta si sarà raffreddata, copritela con il composto ottenuto. Mettete in frigo per 6-8 ore e prima di consumarla decoratela con le fragole. Il segreto della riuscita di questo dolce sta nel rispetto dei vari tempi di cottura, di raffreddamento e di riposo…ma vi assicuro che poi il risultato vi ripagherà ampiamente dell’attesa! Gustatela fresca e accompagnatela ad un libro di Deaver…sinceramente non so cosa finirete prima…la cheesecake o la lettura?!?!? Fatemi sapere!

28/02/2018

HARRY HOLE E JIM BEAM: INDAGINI IN NORVEGIA

Jo Nesbø, classe 1960, è uno scrittore, musicista ed attore norvegese. Ah! Ed è stato anche calciatore e giornalista! Pare faccia tutto molto bene, ottenendo molto successo, soprattutto in patria. Beh! Io non lo conosco come chitarrista e compositore del gruppo “Di Derre”, né l’ho mai visto recitare…ma come scrittore lo apprezzo molto. Ha scritto romanzi, racconti e libri per ragazzi ma ha raggiunto la fama grazie alla serie che ha come protagonista Harry Hole. Harry è un poliziotto di Oslo dai metodi poco ortodossi e decisamente fuori dagli schemi. Beve, fuma, fa uso occasionale di droga, è rude, non ama le regole e spesso finisce nei guai. Ma ha un forte senso della giustizia, un’intelligenza fine, un’ottima preparazione ed una capacità investigativa che tutti i suoi colleghi gli invidiano e che lo porta a risolvere i casi più difficili. Ha seguito un corso speciale dell’FBI, che gli permette spesso di “andare oltre” i classici e rigidi schemi della polizia norvegese. Nonostante la sua vita non sia proprio “regolare” ha comunque dei punti fermi. È da sempre innamorato di Rakel, madre single di Oleg, ragazzino intelligente e simpatico, che lui ama come un figlio. Ed è legatissimo all’altra donna della sua vita, la sorella minore Søs, affetta da sindrome di Down, con cui ha un rapporto molto profondo e che costituisce la parte “pulita” della sua esistenza, soprattutto dopo la morte della madre. Non riesce ad ammetterlo ma è un alcolizzato e il suo “veleno”, come lo chiama lui, è il suo whisky preferito, il Jim Beam.
Quando non è impegnato con un’indagine o con una delle “sue donne”, quindi, è con lui che passa il suo tempo e molte volte è proprio insieme a Jim che viene raggiunto da un’intuizione importante, che si tratti del lavoro o della vita. Harry Hole è uno di quei personaggi “maledetti” che, nonostante le loro imperfezioni (o forse proprio per quelle!?), si fanno amare, ti conquistano e ti ritrovi a seguirli nelle loro avventure, divorando una pagina dopo l’altra per vedere fin dove si potranno spingere e dove riusciranno ad arrivare. Harry non è uno che ama particolarmente mangiare e spesso lo trovi a “buttar giù” qualcosa solo per poter stare in piedi o per combattere i postumi di una sbronza. Ma Rakel cucina il salmone norvegese in tanti modi, quando lo invita a cena, e quindi ho pensato di proporvi una ricetta molto semplice, arricchita da una salsa a base di whisky, l’amico-nemico di Harry. Spero vi piaccia…

CUBETTI DI SALMONE NORVEGESE CON MAIONESE AL WHISKY
Ingredienti per 4 persone
500 gr salmone norvegese fresco (senza pelle) – pepe nero – zenzero – sale marino (se possibile in fiocchi) – olio evo – finocchietto
*per la maionese: 2 tuorli – 150 gr olio di semi – 50 gr olio evo – ½ limone (o 2 cucchiai di aceto bianco) – whisky – sale – pepe
Per prima cosa preparate la maionese: mettete i tuorli in una ciotola, insaporiteli con un pizzico di sale e un po’ di pepe, quindi iniziate a versare l’olio a filo, mescolando con una frusta. Quando il composto inizia ad addensarsi, aggiungete il succo di limone (o l’aceto) e continuate poi con l’olio fino a terminare la quantità preparata. 
Unite qualche goccia di whisky, assaggiando per non esagerare (ricordate che il liquore deve sentirsi nella salsa ma senza annientare gli altri ingredienti!). Coprite con della pellicola a contatto e lasciate riposare in frigorifero mentre preparate il salmone. Controllate anzitutto di non aver lasciato qualche spina, poi tagliatelo a cubetti, il più possibile uguali fra loro (non tanto per un discorso estetico, quanto per una maggiore uniformità nella cottura). Condite il salmone con un’emulsione di olio, zenzero, pepe, finocchietto e sale. Lasciatelo riposare e insaporire per 15/20 minuti. A questo punto scaldate una padella, ungetela leggermente e scottate i cubetti di salmone, girandoli non appena avranno cambiato colore. Non dovranno cuocere molto ma essere solo scottati. Poneteli su un piatto da portata e serviteli con la maionese al whisky: la salsa esalterà il

sapore del pesce e la sua freschezza contrasterà con il pesce caldo. Potete proporre questo piatto come antipasto, accompagnato da un vino bianco fresco e frizzante, o servirlo come secondo leggero, abbinato ad un’insalata mista o a delle verdure crude che potranno essere intinte nella stessa salsa. Sicuramente Harry Hole lo mangerebbe bevendo il “suo” Jim Beam e poi tornerebbe ad occuparsi delle sue indagini. Voi, invece, limitatevi a versare il whisky nella maionese, vi assicuro che è decisamente meglio…eventualmente potete concedervi un bicchierino dopo cena, giusto per scaldarvi e per concedervi una “coccola alcolica” leggendo qualche pagina di Nesbo prima di dormire…io ci ho provato ma non reggo il whisky come Harry…dopo due pagine stavo già dormendo…e non per colpa del libro!!!