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20/08/2023

MIAMI VICE - DUE DETECTIVE AFFASCINANTI IN UNA CITTÀ CHE NON DORME MAI

Nel pieno dei “mitici” anni Ottanta, esattamente nel 1986, arrivava sugli schermi italiani una nuova serie “Miami Vice”, ambientata nella psichedelica città di Miami, appunto, in Florida e nata da un’idea di Anthony Yerkovich. Nei diversi episodi venivano raccontate vicende ispirate a fatti realmente accaduti che riguardavano principalmente il traffico di droga, la prostituzione e il contrabbando di armi. In effetti all'epoca buona parte della città era in mano alla criminalità organizzata ed era un importante nodo e punto di ingresso per la droga proveniente dal Sud America e diretta ai mercati statunitensi. Oltre a questi nella serie venivano affrontati diversi temi, legati in particolare ad aspetti politici (corruzione e appoggio di governi militari) e sociali (omofobia, violenza sulle donne, abuso su minori…). Due anni prima, alla sua uscita negli USA, la serie aveva incontrato una dura opposizione da parte del sindaco di Miami, preoccupato per la ricaduta negativa che poteva avere sul turismo. Ciò non impedì la messa in onda…relegata comunque in seconda serata ed in simultanea con altri programmi molto seguiti. Fu una scelta poco felice che fece temere il flop ai produttori, i quali chiesero e ottennero un orario e una posizione migliore nel palinsesto della NBC…e in poco tempo “Miami
Vice” decollò e divenne una delle serie TV di maggior successo. Merito, soprattutto, dei due affascinanti protagonisti: Don Johnson e Philip Michael Thomas, nei panni rispettivamente di James “Sonny” Crockett e Ricardo “Rico” Tubbs, due detective della polizia di Miami sotto copertura. Grandi amici, scanzonati, pronti alla battuta ma sempre in allerta e attenti a non fare passi falsi, Crockett e Tubbs riuscivano puntualmente a mettersi nei guai…uscendone sempre, però, e arrestando il criminale di turno. Spesso dovevano ricorrere alle armi e non pochi episodi terminavano con un inseguimento e una sparatoria, con conseguente morte dei colpevoli. Ma i due poliziotti riscuotevano successo non solo per le loro indagini. Lo stile di Sonny e Rico fece tendenza, tanto da influenzare la moda maschile sia in patria che oltreoceano. I completi leggeri, color pastello indossati da Sonny, sopra una T-shirt, abbinati ai mocassini senza calze divennero ben presto un must, così come l’aspetto leggermente e volutamente trasandato di Rico convinse molti uomini che con un filo di barba avrebbero ottenuto un grande successo (!). I due si muovevano sempre bordo di una Ferrari bianca e consumavano cocktail esotici, in compagnia di belle ragazze, ostentando ricchezza per rendere sempre più credibile la loro copertura. Ovviamente Sonny e Rico non erano soli a combattere la criminalità. Potevano infatti contare sul supporto del tenente Rodriguez, loro capo sempre impegnato a coprirli, sull’aiuto delle colleghe Gina e Trudy e sulle soffiate dei tanti informatori disseminati a Miami. Le prime stagioni furono più “soft”, nonostante i temi trattati, mentre le ultime tendevano ad essere più cupe e i personaggi più cinici, forse anche per le vicissitudini e i drammi personali che si intrecciavano inevitabilmente con le indagini dei diversi episodi. Anche la colonna sonora, composta da Jan Hammer, riscosse un grande successo e rimase per molto tempo nelle classifiche
mondiali. L’ultima stagione in Italia andò in onda nel 1992 ma recentemente, nei canali dedicati al vintage, è stata riproposta e ha riscosso un discreto successo. Nel 2006 è stata fatta una trasposizione cinematografica ambientata negli anni duemila, con Colin Farrell e Jamie Foxx nei panni rispettivamente di Crockett e Tubbs. Nonostante la martellante e costosa campagna pubblicitaria, però, il film non ha ottenuto il consenso di pubblico e critica sperato da autori e produttori. E veniamo ora al gusto…beh! Nella serie è più facile vedere scene in cui i due protagonisti sorseggiano un cocktail a bordo piscina o in un locale alla moda, piuttosto che trovarli a tavola a gustare una delle tante specialità locali. Ed è un vero peccato, credetemi, anche perché la cucina della Florida ha subito, nel tempo, molte influenze caraibiche, in particolare si è lasciata “contaminare” da quella cubana. Piatti molto speziati e piccanti, a base di pollo, pesce, frutta e verdura e abbinamenti inaspettati e sorprendentemente gustosi…c’è proprio l’imbarazzo della scelta…ma fa tanto, troppo caldo…perciò ho deciso di proporvi un piatto semplice e apparentemente povero che si può trovare in tutti i locali di Miami e della Florida, e che è diventato anche gourmet, in seguito alle rivisitazioni di grandi chef: il sandwich cubano, conosciuto anche come sandwich medianoche. Anticamente questo sandwich era il pasto tradizionale dei lavoratori impiegati negli zuccherifici e nelle fabbriche di sigari a L’Avana e a Santiago de Cuba, perché molto nutriente e pratico da portare con sé al lavoro. Tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 si diffuse in Florida e poi in tutti gli Stati Uniti, entrando di diritto nei prodotti tipici dello street food a stelle e strisce. Provatelo e poi ditemi se vi è piaciuto!

SANDWICH CUBANO

Ingredienti: baguette (si dovrebbe utilizzare il tipico pane cubano, il “pan de flauta”) – arrosto di lonza di maiale – formaggio edamer- prosciutto cotto- cetriolini sott’aceto- senape (a piacere si può aggiungere del peperoncino)

Tagliare il pane a metà e spalmare entrambe le parti con la senape. Stendere i vari ingredienti a strati: prima il prosciutto cotto, poi la lonza, i cetriolini precedentemente scolati e tagliati a fettine ed infine il formaggio. Non vengono indicate le quantità…ma si deve essere molto generosi, mi raccomando! Una volta imbottito il panino deve essere messo su una piastra rovente e pressato. Quando sarà caldo e si vedrà il formaggio fondente, allora si potrà togliere dalla piastra, tagliare in due e servire con una birra o una bibita ghiacciata. Buon appetito e alla prossima!!!



21/02/2018

DEXTER E I DONUTS

Jeff Lindsay, pseudonimo di Jeffry P. Freundlich (Miami, 14 luglio 1952), è uno scrittore statunitense di crime story. Vive in Florida ed è conosciuto soprattutto come autore della serie di romanzi incentrati sulla figura di Dexter Morgan, dai quali è stata tratta la serie televisiva “Dexter”. Si tratta di un personaggio davvero “particolare” e controverso e sono stata molto indecisa se inserirlo o meno nel mio blog. Ma poi ho ceduto, perché se c’è qualcuno che prova un profondo gusto per il delitto è proprio lui! Già perché lui ama mangiare e ama uccidere. Dexter è un esperto forense della polizia scientifica di Miami, specializzato nell'analisi delle tracce di sangue ma allo stesso tempo è un serial killer esperto e metodico. Vittima di una tragica infanzia, viene adottato da Harry Morgan, detective della polizia di Miami, il quale col tempo comprende che il giovane figliastro è un sociopatico con un forte bisogno di uccidere.
Cercando di evitargli un futuro nei guai con la legge, Harry decide di allenarlo a canalizzare questi istinti violenti in una direzione "positiva": gli insegna così ad essere un cauto, meticoloso ed efficiente killer e a non lasciare indizi. Gli insegna come vivere una vita "pubblica" che non desti sospetti, fingendo emozioni e reazioni come tutti si aspettano da lui, ma che lui non prova. E cosa più importante, Harry fornisce al ragazzo un sistema etico di regole che Dexter battezza "il codice di Harry"'. Il cuore di tali regole è quello di uccidere solo persone che sono a loro volta killer (ma anche pedofili e stupratori) e che non sono mai stati scoperti e inchiodati dalla legge. Questo codice comprende anche l'agire sempre con la massima prudenza per non lasciare tracce e restare "invisibile" e insospettabile. E così Dexter, dopo la morte di Harry, si costruisce pian piano una solida “copertura”, lavorando in modo esemplare, spesso a fianco della sorellastra, Debra, anch’essa poliziotta, scherzando con i colleghi, ai quali ogni mattina porta un vassoio di donuts (di cui è particolarmente goloso) e frequentando Rita, adorabile romantica, separata con due figli, Astor e Cody, verso i quali Dexter finirà per provare addirittura affetto. E di notte, smessi i panni dell’uomo semplice e quasi noioso, si cala in quelli del vendicatore, guidato dalla sua voce interiore (che lui chiama il “passeggero oscuro”), pronto ad arrivare laddove la giustizia dei tribunali non è riuscita ad arrivare. Moltissimi di voi conosceranno meglio la versione del piccolo schermo, rispetto a quella della carta stampata. Io non ho mai visto nemmeno un episodio della serie ma ho letto tutti i libri (ad eccezione di “Dexter is dead”) e chissà? Prima o poi magari mi imbatterò nelle repliche e vedrò se il Dexter televisivo è all’altezza di quello dei gialli. 
Nel frattempo vi consiglio vivamente di leggere le sue avventure scritte, seguendolo nelle sue giornate, scandite da colazioni iperproteiche, spuntini a base di donuts e cene sostanziose. Sì perché lui, come dicevo, adora il cibo e lo consuma senza problemi, visto che ha un metabolismo più veloce della luce (beato lui!!) e gli piace assaporare ogni boccone, così come assapora ogni istante quando uccide le sue vittime!

DONUTS AL FORNO (ciambelle americane)
Ingredienti per 18/20 donuts:
250 gr farina manitoba + 250 gr farina 00
250 ml latte intero
2 uova
70 gr zucchero
80 gr burro
15 gr lievito di birra fresco
1 cucchiaino essenza di vaniglia
Per la glassa:
150 gr zucchero a velo
20 gr burro
50 gr cioccolato fondente
Acqua calda
Colorante alimentare (facoltativo)

Sciogliete il lievito di birra, sbriciolandolo in un pochino di latte a temperatura ambiente. In una ciotola riunite le due farine, lo zucchero, le uova, l’essenza di vaniglia, il latte con il lievito e il restante latte appena intiepidito. Lavorate tutti gli ingredienti nell’impastatrice, utilizzando il gancio, o a mano, energicamente. Quando l’impasto si sta incordando aggiungete il sale e il burro ammorbidito a pezzetti, poco alla volta, in modo che possa essere ben incorporato. Ottenuto un composto morbido ed elastico, trasferitelo sulla spianatoia infarinata e lavoratelo velocemente a mano, formate una palla e ponetelo in una ciotola, coperto con della pellicola. Lasciatelo lievitare per 2/3 ore (o comunque fino a quando sarà raddoppiato di volume). A questo punto riprendetelo, sgonfiatelo e trasferitelo di nuovo sulla spianatoia.
Stendetelo con il mattarello fino ad arrivare ad uno spessore di un centimetro, poi, con un coppapasta di 9/10 cm di diametro, ricavate dei cerchi, che poi andrete a forare al centro con un altro coppapasta di 2 cm di diametro. Lasciate lievitare le ciambelle ancora per un’oretta: dovranno raddoppiare di volume. Passata l’ora, infornatele in forno statico preriscaldato a 200° per 8 minuti circa (devono dorare in superficie ma non bruciare!). Una volta cotte, lasciatele raffreddare e intanto preparate la glassa. Mettete in una ciotola lo zucchero a velo, con il burro fuso e un po’ di acqua caldissima.
Mescolate con una frusta e regolate con altra acqua se necessario: dovete ottenere una glassa fluida ma non liquida. Dividetela in due parti: in una aggiungete il colorante che preferite e nell’altra il cioccolato fondente fuso. Una volta pronte, immergete la parte superiore delle ciambelle nell’una o nell’altra glassa, decorate a piacere con zuccherini, lamelle di mandorle o altro e lasciate raffreddare e rassodare. Nella ricetta che vi ho proposto i donuts sono al forno, anziché fritti ma voi potete scegliere di tuffarli nell’olio bollente, alla temperatura di 175°. Io ho scelto la prima versione un po’ perché non amo friggere e un po’ perché il mio metabolismo non si avvicina neanche lontanamente a quello di Dexter!!! Gustateli con una tazza di tè o caffè e, come sempre vi consiglio, in compagnia di un buon libro: saranno ancora più buoni!!!