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04/10/2023

MAGNUM P.I....INDAGINI ALLE HAWAII!

Proseguendo nella “carrellata” delle serie TV anni Ottanta, dobbiamo assolutamente dedicare un pensiero particolare a “Magnum P.I.”, una serie televisiva statunitense, di genere poliziesco, creata da Donald P. Bellisario e Glen A. Larson, due grandi firme del genere, e prodotta dal 1980 al 1988. In Italia è approdata sui canali Mediaset a partire dal 1982 e il suo successo è durato per tutte le otto stagioni. Inizialmente il protagonista doveva essere un ex agente della CIA, che lavorava sotto copertura e aveva alle Hawaii la sua base operativa, poi però l’idea originale è stata modificata, e si è optato per un veterano della guerra del Vietnam. Nasce così Thomas Sullivan Magnum IV, più semplicemente Magnum, interpretato dall’affascinante Tom Selleck. Ufficiale di Marina decorato nella guerra del Vietnam dove combatté prima con i Navy SEAL e poi con il servizio segreto della Marina stessa (cosa che gli sarà utile in molte delle sue indagini), dopo una decina d'anni di servizio, si congeda e torna alla vita civile e decide di intraprendere l'attività di investigatore privato (da
cui il "P.I.", sigla del termine inglese Private Investigator). Amante della bella vita e delle auto sportive (e in genere di tutto ciò che non può permettersi!), scanzonato e sciupafemmine, Magnum vive nella dépendance di una lussuosa villa in riva al mare, sull'isola hawaiiana di Oahu, su invito del padrone di casa, l'eccentrico scrittore di gialli Robin Masters, personaggio che non appare mai integralmente nella serie ma che, in alcuni episodi si sente al telefono. Una curiosità: la voce di Masters è di Orson Welles. Nell'ultimo episodio avrebbe dovuto mostrarsi e l'identità del misterioso scrittore sarebbe stata rivelata, ma Welles morì per arresto cardiaco a poche settimane dalle riprese e il suo personaggio rimase senza volto. In cambio di questa generosa ospitalità, Magnum si occupa della sicurezza della proprietà, fra un incarico e l’altro in qualità di investigatore privato. La serie segue quindi le investigazioni di Magnum che si imbatte in rapimenti, furti e in omicidi. Alcuni episodi presentano caratteristiche decisamente drammatiche e trattano di temi importanti come l'antisemitismo, il razzismo, la condizione dei reduci del Vietnam o la corruzione militare. Altri episodi invece hanno una caratteristica meno seriosa, pur trattandosi sempre di polizieschi con un caso da risolvere. Una caratteristica particolare di questa serie TV è il racconto in soggettiva del protagonista, in stile hard
boiled. La voce fuori campo di Magnum, infatti, accompagna tutti gli episodi della serie e coinvolge i telespettatori nei ragionamenti sui casi e nelle sue ipotesi sulle indagini. Due frasi tipiche che ricorrono spesso sono «è una regola del buon investigatore che inserirò nel mio manuale...» e «la mia vocina mi diceva che...». In Magnum P.I., inoltre, sia il protagonista, sia i comprimari fanno utilizzo per la prima volta della tecnica camera-look inventata da Oliver Hardy: lo sguardo dell'attore si volge verso la telecamera cercando la complicità del pubblico, usando espressioni facciali che indicano ad esempio perplessità o gioia per essere riusciti in un intento. Come già accennato, Magnum conduce una vita davvero invidiabile: vive in un posto che egli stesso definisce un "paradiso terrestre", esce e rincasa quando vuole; lavora solo quando ne ha voglia; ha il quasi illimitato uso di una Ferrari 308 GTS; nell'appartamento in cui alloggia ha un frigobar sempre fornito di birra; i suoi clienti sono frequentemente donne belle e benestanti, il tutto a spese del suo capo. Gli unici "paletti" che ha sono quelli imposti da Higgins, alias Jonathan Quayle Higgins III, ex sergente maggiore della British Army, maggiordomo e factotum inglese, che tende a preservare quasi maniacalmente e in modo tirannico le proprietà di Robin Masters e che, per farlo, si avvale anche dell'aiuto dei suoi "ragazzi", due dobermann bene addestrati, Zeus e Apollo. Spesso Magnum e Higgins si scontrano sulla gestione della villa e dell’auto, sulla vita un po’ dissoluta e troppo mondana dell’investigatore e sull’estrema rigidità del maggiordomo…e così alcune delle situazioni che si vengono a creare diventano dei “siparietti”, che divertono il pubblico e rappresentano uno dei fulcri della comicità insita nella serie. Questo rapporto di amore-odio, però, lascia spesso il posto anche ad un
sentimento di affetto e di stima reciproca che si evidenzia nei momenti di difficoltà. Magnum nelle sue “avventure” può contare sempre sull’amicizia e sull’aiuto di due suoi ex commilitoni. Il primo è Theodore "T.C." Calvin, pilota di elicotteri, tornato alle Hawaii, dopo il servizio militare in Vietnam e un matrimonio fallito. Ha un'impresa di trasporto aereo ed infatti Magnum utilizza spesso, per gli spostamenti più urgenti, l'elicottero Hughes 500D, pilotato dall'amico (altra curiosità: una gag ricorrente è la rottura del vetro a causa di un foro di proiettile sparato contro l'elicottero, vetro che T.C. dovrà sostituire mettendolo in conto a Magnum il quale, probabilmente, non riuscirà mai a saldare il debito che continua ad aumentare!). L’altro compagno di avventure è Orville Wright Richard, chiamato familiarmente "Rick" per via della sua passione per Humphrey Bogart e Casablanca. Ex mitragliere in Vietnam sull'elicottero di T.C., dove ha conosciuto Magnum, si è ritirato alle Hawaii, insieme al "padrino" Rampino, mafioso di Chicago. Gestisce un club esclusivo e aiuta il detective mettendogli soprattutto a disposizione i suoi contatti con la mala, ma anche con la polizia. Gli altri personaggi ricorrenti sono il tenente della Omicidi della Polizia di Honolulu, Yoshi Tanaka, l’assistente procuratore distrettuale Carol Baldwin, Mac Reynolds tenente della Navy Intelligence Agency, e Michelle Hue, ex moglie di Magnum. Indimenticabile è anche l’iconica sigla di testa, scritta da Mike Post e Pete Carpenter, che è probabilmente una delle sigle di telefilm più nota al mondo. Oltre alla birra, che condivide con gli amici, non si vede spesso Magnum consumare un vero e proprio pasto…mentre è molto più facile trovarlo a sorseggiare un cocktail colorato e ghiacciato in riva al mare o nel giardino della villa. Così, in questi giorni che vedono un inizio d’autunno ancora (troppo!) “contaminato” dal caldo estivo, ho deciso di proporvi proprio uno di questi, di un singolare colore blu. Si tratta del “Blu Hawaii”, la cui origine non è del tutto chiara…Tutto inizia nel 1957 alle Hawaii, ovviamente, dove, da dietro il bancone del bar dello sfarzoso Hilton Hawaiian, il leggendario bartender Harry Yee vede arrivare ogni giorno frotte di turisti, pronti a godersi il paradiso hawaiiano e desiderosi di provare gusti esotici. Interpellato da una nota azienda di Blue Curaçao, coglie l’occasione per creare un cocktail ispirato al colore del mare e lo chiama come la famosa canzone del 1937 “Blue Hawaii”, cantata da Bing Crosby. Accolto inizialmente con grande entusiasmo, però, il drink rimane un prodotto locale e non “decolla”. Il vero successo arriva nel 1961, quando Elvis Presley sbanca i botteghini con la commedia musicale “Blue Hawaii”. Molti si dissero convinti che il cocktail originale fosse nato proprio in seguito al successo del film e non dall’estro di Yee…fatto sta che dagli anni Sessanta questo cocktail è arrivato fino ai giorni nostri, rimanendo fra i primi dieci consumati in queste fantastiche isole. Ma eccovi la “ricetta” di questa bevanda.

La versione originale del Blue Hawaii è composta da vodka, rum, Blue Curaçao, succo d’ananas e un mix agro-dolce che si può preparare facilmente a casa con acqua, zucchero e succo di lime. Esiste qualche variante che non include la vodka e contiene invece crema di cocco e qualche volta panna...io, però, vi consiglio, come sempre, di provare l’originale…poi ciascuno potrà modificarlo a suo piacimento!

Prendete uno shaker e iniziate…• 20 ml rum bianco • 20 ml vodka • 15 ml Blue Curaçao • 30 ml Sweet & Sour Mix (miscelare 1 parte di zucchero con 1 parte di acqua, poi aggiungere succo fresco di lime) • 90 ml succo fresco di ananas

Mettete tutti gli ingredienti in uno shaker, agitate e versate all’interno di un calice Hurricane colmo di ghiaccio. Decorate con una fetta di ananas e una ciliegina. Per un risultato più autentico e gustoso, il succo di ananas andrebbe preparato fresco, utilizzando un estrattore. Tranquilli coloro che non sono abituati a “shakerare”: è possibile utilizzare un frullatore al posto dello shaker, inserendo oltre agli ingredienti il ghiaccio e frullando finché non rimangono più residui di ghiaccio solido. Ora non vi resta che mettervi comodi e gustarlo pian piano, magari leggendo o guardando una puntata di Magnum P.I., che è facile trovare sui canali dedicati al vintage o on line. Alla prossima!


01/05/2019

SIMON & SIMON: DUE FRATELLI CHE INDAGANO A SAN DIEGO



Facciamo un tuffo nei favolosi Anni Ottanta con una serie che non tutti conoscono: “Simon & Simon”. Quando venne trasmesso l’episodio “pilota” nel 1978, la CBS aveva già in mente di spostarne l’ambientazione dalla Florida alla California e così nel 1981 prese il via la prima stagione direttamente da San Diego. Protagonisti sono Rick e A.J. Simon, appunto, che gestiscono un’agenzia investigativa privata. I due fratelli non potrebbero essere più diversi! Il maggiore, Rick, è un veterano della guerra del Vietnam; pratico, scanzonato, abituato alla vita di strada, uomo di azione e di poche parole, attinge dalla sua esperienza e dal suo addestramento militare la capacità di affrontare anche i casi più pericolosi. A.J., al contrario, è l’intellettuale di famiglia. Laureato, posato, affascinante, attento alle regole ed al rispetto della legge, usa spesso la sua fluente oratoria per estorcere le informazioni necessarie alle indagini o per “distrarre” i sospettati mentre Rick ne perquisisce la casa o l’ufficio. Nonostante le continue discussioni fra i due titolari, la “Simon & Simon investigation” funziona e soddisfa i clienti. I loro differenti caratteri, infatti, portano Rick e AJ dapprima ad affrontare le indagini con due diversi approcci e poi ad unire le forze per risolvere i casi che vengono loro sottoposti. Accanto ai nostri eroi troviamo anche altri personaggi, due dei quali vanno obbligatoriamente citati. La sempre presente madre, Cecilia, pronta a tirarli fuori dai guai, a riprenderli quando le loro liti superano il limite o a consolarli quando devono affrontare dubbi,
problemi o sconfitte, ed il tenente Marcel Proust "Downtown" Brown, poliziotto atipico che molte volte aiuta i Simon o viene aiutato da loro. Una simpatica presenza, infine, è Marlowe, il cane di Rick, spesso protagonista di salvifici interventi. Anche l’ambientazione non è secondaria: oltre alla città di San Diego, infatti, spesso lo “sfondo” si sposta oltre confine, in Messico, dove i Simon arrivano per seguire una pista o un sospettato. La serie, andata in onda in Italia fra il 1983 ed il 1989, non ha avuto successo da subito ma ha dovuto pian piano farsi strada fra le tante che arrivavano sui nostri schermi dagli Stati Uniti. Dopo otto stagioni, però, “Simon & Simon” chiuse definitivamente i battenti. Nel 1995 venne trasmesso un film per la TV che vedeva i due fratelli di nuovo insieme dopo tanti anni, ma rimase un evento a sé stante e non ebbe seguito. I due attori si divisero e si dedicarono ciascuno alla propria carriera: Gerald McRaney, Rick, ha continuato ad avere successo e recita tutt’oggi, mentre Jameson Parker, AJ, ha smesso di recitare e da una decina di anni si è dedicato alla scrittura. Non ho visto tutte le stagioni di “Simon & Simon” ma mi piacevano le avventure dei due fratelli; in particolare mi piaceva l’umanità che emergeva in tutti gli episodi e l’affiatamento che si coglieva fra Rick e AJ, anche se litigavano spesso. A parte qualche tazza di caffè o una birra gelata bevuta qua e là, i fratelli Simon non si dedicano molto al loro stomaco né al loro palato. È più facile vederli ingurgitare un hot dog o un hamburger oppure cercare di gustarsi una bistecca o uno dei tanti succulenti piatti messicani. Per questo voglio proporvi una ricetta messicana semplice e saporita: le fajitas! Le fajitas sono un piatto tipico della cucina messicana, un classico street food che si è diffuso anche negli USA. La fajita è una sorta di piadina farcita preparata con la “tortilla de harina” che racchiude un delizioso ripieno, tipicamente di carne di manzo o pollo, verdure e salse piccanti. Quelle di pollo sono sicuramente le più comuni. Solitamente vengono preparate facendo marinare il pollo tagliato a straccetti con succo di lime, birra (o Tequila) e varie spezie: in questo modo la carne oltre ad acquistare un buonissimo sapore, diventa anche molto tenera e piacevole mangiata all'interno della piadina. Ecco a voi le FAJITAS DI POLLO
Ingredienti per 4 tortillas (potete farle o acquistarle già pronte o sostituirle con delle piadine): 250 gr di petto di pollo - 1 peperone (o 2 piccoli di colore diverso) - 1 cipollotto (o una cipolla rossa) - Olio evo – sale – pepe – peperoncino – erbe aromatiche - lime

Marinare il pollo per una notte (o almeno 12 ore) in frigorifero con olio, lime, peperoncino, qualche fettina di cipolla, delle erbe aromatiche. Se vi piace aggiungete anche una testa d’aglio. Lavate il peperone e tagliatelo a listarelle, non troppo lunghe, cercando di farle dello stesso spessore, così
cuoceranno in modo più omogeneo. Lavate anche la cipolla e tagliatela a fettine sottili. Scaldate una padella antiaderente (o un wok) e iniziate a cuocere i peperoni, aggiungendo solo un pochino di sale e un filo di olio. Quando saranno arrivati a metà cottura, aggiungete anche il pollo, precedentemente tagliato a listarelle come i peperoni, insieme alla sua marinatura. Mescolate ogni tanto, tenendo la fiamma medio-bassa e facendo attenzione che la carne e il peperone si cuociano ma senza bruciarsi: il pollo dovrà dorarsi un po’ in superficie e i peperoni dovranno stufarsi. Per ultime aggiungere le cipolle e aggiustare di sale e pepe, a vostro gusto (a me piacciono piccanti!). Non appena sarà pronto dovrete servire il tutto ben caldo, con le tortillas anch’esse calde. Ogni commensale
può riempirsi la tortilla autonomamente attingendo dalla padella o, se ce l’avete, dalla piastra di ghisa bollente. In alternativa potete confezionare voi le tortillas, dividendo il ripieno equamente, arrotolandole e servendole già pronte. Io preferisco la prima opzione perché è più conviviale e divertente! Ovviamente dovete servire anche le salse di accompagnamento e birra rigorosamente ghiacciata! Per quanto riguarda le salse, ormai si possono trovare già pronte in molti supermercati ma io preferisco quelle home made e così vi propongo le “mie” salse.

SALSA AL POMODORO PICCANTE - Ingredienti: 1 o 2 pomodori ramati – peperoncino o jalapenos – sale – olio evo – origano –
basilico Tagliate a metà i pomodori, privateli dei semi e tagliateli molto piccolo a coltello (in alternativa potete usare un frullatore ma il risultato non sarebbe lo stesso!). Conditeli con gli aromi, sale, olio e peperoncino. Questa salsa solitamente è davvero piccante! PANNA ACIDA - È molto semplice: unite alla panna (fresca o a lunga conservazione) del succo di lime o di limone. Si abbina perfettamente alla salsa piccante, perché smorza un po’ il gusto intenso del peperoncino. Volendo si può preparare anche la salsa guacamole, fatta con avocado…io personalmente la sconsiglio perché l’avocado è oleoso e va a “disturbare” i sapori forti e decisi del ripieno! Ecco fatto: gli ingredienti li avete e ora non vi resta che provarli! Buenas tardes y hasta pronto!