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07/03/2018

DUCA LAMBERTI E LA "SUA" MILANO


Giorgio Scerbanenco (Kiev 1911 – Milano 1969), nato Volodymyr-Džordžo Ščerbanenko da padre ucraino e madre italiana, è stato scrittore e giornalista. Rimasto orfano a 16 anni, appassionato di scrittura, per problemi economici non riuscì a terminare gli studi e cercò di mantenersi facendo molti mestieri, prima di entrare nel mondo dell’editoria. Negli anni Trenta lavorò come redattore e capo redattore rispettivamente in Rizzoli e in Mondadori, collaborò con diverse testate giornalistiche e, dopo la guerra, tornò alla Rizzoli come direttore di periodici femminili.  Fu uno scrittore prolifico, capace di spaziare in ogni genere della narrativa con ottimi risultati. Fu con i gialli, però, che raggiunse la fama fino ad essere considerato da molti “esperti del settore” uno dei grandi maestri dei giallisti italiani, in particolare degli anni Settanta. Alla sua memoria è dedicato il più importante premio italiano per la letteratura poliziesca e noir: il premio Scerbanenco. Si riteneva a tutti gli effetti italiano e soffriva molto quando veniva considerato “straniero” in quella che considerava la sua patria. Visse gli ultimi anni a Lignano Sabbiadoro ma fu sepolto nel Cimitero Maggiore di Milano, città che amava e nella quale ambientò diversi gialli, in particolare quelli con protagonista Duca Lamberti. Medico radiato dall’albo per aver
aiutato un’anziana paziente terminale a morire serenamente, Lamberti, figlio di un poliziotto, si ritrova ad aiutare le forze dell’ordine in un’indagine molto delicata. La sua intelligenza, la capacità di ascoltare e capire la natura delle persone, il suo profondo senso del dovere e della giustizia e la sua tenacia, lo rendono un ottimo investigatore e, grazie ad un altro poliziotto grande amico del defunto padre, entra in Polizia. Le sue indagini si snodano fra le vie di una Milano degli anni Sessanta grigia ma sempre in movimento, laboriosa, popolata di persone perbene che vivono a stretto contatto con i malviventi, sfruttatori e sfruttati, industriali e operai, milanesi “doc” e meridionali…tutti insieme formano un insieme che Lamberti osserva curioso. Si rilassa e si concentra camminando per le vie di Milano, in particolare la mattina presto o la sera tardi, quando ancora c’è poca gente in giro e il caos del quotidiano non ha ancora invaso la città. E spesso sente forte la sua impotenza e la sua rabbia davanti alla cattiveria umana, che arriva a livelli impensabili e lascia una tristezza infinita, un amaro che permane in bocca... Non ho ancora letto tutti i suoi libri ma credo che Scerbanenco sia stato davvero un grande scrittore. Ritengo che uno dei suoi noir più “amaro” sia “I milanesi ammazzano al sabato”, in cui Lamberti sembra frugare in tutti gli angoli più bui di Milano, fino a trovare la soluzione al caso che, però, arriva come un pugno nello stomaco. Non c’è spazio per la cucina vera e propria negli scritti di Scerbanenco ma ho voluto omaggiare lui, Duca Lamberti e, soprattutto, Milano, che è anche la mia città, preparando il piatto milanese per eccellenza: il risotto giallo. La ricetta che vi propongo (e che ho seguito alla lettera) è quella ufficiale, depositata presso il Comune di Milano.  
RISOTTO ALLA MILANESE (o allo zafferano o giallo)
Ingredienti per 6 persone: 30 g di midollo di manzo o di bue tritato - 2-3 l di brodo bollente ristretto (non deve essere “di dado”!) - Due cucchiai di grasso d’arrosto di manzo chiaro e scuro (se manca aumentare il midollo fino a 60 g) - Una piccola cipolla tritata finemente - Un ciuffo di pistilli di zafferano o una bustina di zafferano – Sale - (Abbondante) Grana Padano grattugiato - 50 g di burro

Mettere in una casseruola il midollo, il burro, eventualmente il grasso d’arrosto, e la cipolla. Cuocere a fiamma bassa finché la cipolla non avrà preso un colore dorato. Aggiungere il riso e rimescolarlo bene perché possa assorbire il condimento. A questo punto alzare la fiamma e iniziare a versare sul riso il brodo bollente a mestoli, continuando a rimestare regolarmente con un cucchiaio di legno. Man mano che il brodo evapora e viene assorbito, continuare a cuocere sempre a fuoco vivo e aggiungendo man mano altro brodo a mestolate fino a cottura ultimata, facendo attenzione che il riso resti al dente (cottura da 14 a 18 minuti approssimativamente, a seconda della qualità di riso utilizzato). Arrivati a due terzi di cottura, aggiungere i pistilli di zafferano preventivamente sciolti nel brodo: se però si usa zafferano in polvere, è necessario aggiungerlo a fine cottura per non perderne il profumo. A cottura ultimata aggiungere il burro e il grana padano e lasciar mantecare per qualche minuto. Aggiustare di sale. Il risotto deve essere piuttosto liquido (“all’onda”), con i chicchi ben divisi, ma legati fra loro da un insieme cremoso. Importante è non aggiungere mai del vino, che ucciderebbe il profumo dello zafferano! Vi confesso che adoro il risotto alla milanese e lo considero uno dei miei piatti preferiti. Quando ero ragazzina mia nonna lo faceva completo, cioè accompagnato da un ossobuco “in gremolada” (misto di aglio, prezzemolo e buccia di limone) ed era subito festa! L’ho assaggiato anche in alcuni ristoranti e trattorie che si definiscono milanesi ma il sapore che aveva quello della nonna Giulia non l’ho mai ritrovato. Vorrà dire che prima o poi mi cimenterò nella ricetta completa, con l'ossobuco, almeno per provare a ricreare quei sapori, quei profumi, quei colori…poi vi dirò se ci sono riuscita. Nel frattempo vi consiglio di farvi un bel risotto all’onda: con questo freddo sarà come avere il sole nel piatto!

10/01/2018

ISABEL DALHOUSIE: FILOSOFA, INVESTIGATRICE E…GOLOSA!!!


Alexander McCall Smith, nato nello Zimbabwe, dove è cresciuto prima di completare gli studi in Scozia, vive almeno due vite. In una è un rinomato esperto di diritto applicato alla medicina e alla bioetica, autore di dotte opere specialistiche e vicepresidente della commissione inglese per la genetica, nell’altra è scrittore e creatore di diverse serie di gialli e mistery la cui fama si è prodigiosamente diffusa in tutto il mondo, tra le quali i casi di Precious Ramotswe, la detective n°1 del Botswana, quelli di Isabel Dalhousie, filosofa e investigatrice, e le storie del 44 Scotland street. Inizierò con il parlarvi di Mrs Dalhousie. Scozzese, intrepida, curiosa e affascinante fondatrice del Club dei filosofi dilettanti, ha una straordinaria propensione ad immischiarsi nei guai, in particolare quelli degli altri! Isabel alterna la sua ufficiale attività di filosofa a quella di investigatrice dilettante, prendendo a cuore le persone che 
incontra e che molte volte si confidano con lei e chiedono il suo aiuto. Vive a Edimburgo, ha una nipote, Cat, che spesso la affianca nelle sue indagini e che possiede un negozio di gastronomia, in cui si possono trovare prodotti provenienti da tutto il mondo, e dove abitualmente Isabel si ferma a leggere un giornale e a concedersi un pranzo o uno spuntino con una delle tante leccornie in vendita. Il più delle volte prende solo un caffè e un bagel ma, essendo una buongustaia non sa resistere alle tentazioni! Predilige le specialità italiane e quindi è facile trovarla a sbocconcellare un po’ di grana, dell’uva, dei pomodorini…il tutto accompagnato da un bicchiere di Chianti o di Bonarda e da una buona lettura. Perché per lei cultura e gusto vanno di pari passo…e anche per me! Non ho ancora letto tutti i libri della sua serie ma Isabel Dalhousie mi è piaciuta subito. Non c’è una ricetta in particolare che le piaccia, in quanto è sempre aperta a nuove esperienze, nella vita come a tavola, e quindi assaggia, degusta e apprezza un po’ di tutto. Ho pensato, quindi, di documentarmi in merito ad uno dei tesori della nostra Italia. Signore e signori, ecco a voi sua maestà il Grana Padano che ha umili origini e un sapore regale...non gustarlo sarebbe un delitto! 

La storia narra che il formaggio grana della pianura padana nacque nel 1134 nell'abbazia di Chiaravalle, pochi chilometri a sud di Milano. Veniva prodotto in apposite caldaie all'interno dei monasteri che possono quindi essere considerati i primi caseifici. I monaci lo chiamarono caseus vetus, formaggio vecchio. Il popolo che non aveva dimestichezza con il latino, gli diede un altro nome, derivato dalla particolarità della pasta, compatta ma granulosa. Così nacque il nome di formaggio di grana o più semplicemente grana. I grana più citati sono il lodesano o lodigiano, considerato da molti il più antico, il milanese, il parmigiano, il piacentino ed il mantovano. Da oltre sessant’anni, il Consorzio Tutela Grana Padano riunisce produttori, stagionatori e commercianti del formaggio Grana Padano per garantire il rispetto della ricetta tradizionale e la sua alta qualità riconoscibile e ritrovabile in ogni singola forma prodotta. Il 24 aprile 2002 un decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali ha riconosciuto al Consorzio le funzioni di tutela, promozione, valorizzazione, informazione del consumatore e cura generale degli interessi relativi a Grana Padano nella sua natura di prodotto DOP, ovvero a Denominazione di Origine Protetta. Si produce in trentadue province dell'Emilia-Romagna, della Lombardia, del Piemonte, del Trentino-Alto Adige e del Veneto; tutte le fasi della filiera produttiva (allevamento e mungitura delle bovine, raccolta e trasformazione del latte in formaggio, stagionatura, eventuale grattatura) devono obbligatoriamente avvenire nella zona di origine. È caratterizzato dai diversi tempi di stagionatura: 
-          da 9 a 16 mesi ha un gusto delicato, da cui affiora tutto il sapore del latte 
-          oltre 16 mesi ha un gusto saporito, non piccante, e un aroma che ricorda la frutta secca e il fieno
-        oltre 20 mesi ha un gusto ricco e pieno, mai aggressivo, fragrante e delicato insieme che ricorda il burro, il fieno e la frutta secca.
Il Grana Padano è un ingrediente che si può utilizzare in tantissime ricette, dolci e salate, semplici ed elaborate, casalinghe o gourmet…è un “jolly” che si apprezza sempre e che riesce a dare quel tocco in più ad ogni piatto. Vi consiglio di provare le varie stagionature per apprezzarlo fino in fondo. Io lo adoro! Mentre cercavo notizie e informazioni da condividere su questo fantastico formaggio…beh…ho dovuto anche verificare e mi sono concessa uno spuntino…l’ho fatto per voi...per non scrivere qualcosa di sbagliato…Ah! Come può essere dura la vita di una blogger…ma del resto lo sapete: mi guidano gusto e delitto!!!