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07/09/2025

BLANCA – UNA CONSULENTE MOLTO SPECIALE

In questo mese di settembre che vede la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, voglio rimanere in tema di vacanze, parlandovi di una serie ambientata in Liguria. Mi riferisco a “Blanca”, una serie televisiva, appunto, liberamente tratta dai libri di Patrizia Rinaldi…della quale io non ho ancora letto nulla! È vero, non scherzo! È la prima volta, credo, che mi capita di presentarvi un personaggio senza aver letto neanche uno dei romanzi che lo vedono protagonista…eppure è così, sta succedendo! Blanca Ferrando, interpretata da una magistrale Maria Chiara Giannetta, è una giovane consulente della Polizia, specializzata nel décodage dei file audio (impiego che svolgeva per il tribunale), che viene assunta come stagista nel commissariato di San Teodoro a Genova. Diventata cieca a dodici anni a causa di un drammatico incendio, nel quale ha perso la vita sua sorella maggiore Beatrice, ha maturato un senso di giustizia molto forte che l’ha spinta a entrare prima negli uffici del tribunale e poi in Polizia, malgrado le contrarietà e i dubbi di chi la ama e di chi lavora con lei. Vivace, spontanea, determinata (e testarda!), dice sempre quello che pensa, anche quando può risultare sgradevole. Ama vestirsi in modo stravagante, nuotare e, soprattutto, ballare sotto la pioggia, perché afferma che “sentendo l'acqua che si infrange su oggetti e persone producendo suoni diversi, è come se riuscisse a vedere di nuovo”. In un modo o nell’altro, con l’aiuto dei colleghi o senza, quando “fiuta” una traccia la segue fino in fondo, cacciandosi spesso nei guai…e riuscendo, però, (quasi) sempre a cavarsela. Ha un udito molto sviluppato e ha un vero e proprio talento per trovare la verità. Le sue intuizioni, nonostante lo scetticismo dei colleghi, si rivelano sempre giuste e il suo contributo alle indagini, a poco a poco, diventa fondamentale per risolvere i vari casi che si presentano alla squadra di cui fa parte. Certo non è “Wonder Woman” e la sua fragilità, i suoi limiti, la sua capacità di entrare in sintonia con chi la circonda, nel bene e nel male, spesso le lasciano l’amaro in bocca e la fanno soffrire. Ma Blanca non si lascia mai abbattere e si rialza sempre, dopo ogni caduta. Attorno a lei gravitano diversi personaggi che la amano, la ammirano, la vorrebbero proteggere da tutto e da tutti, anche da sé stessa, e a volte la temono. Primo fra tutti suo padre Leone (interpretato dal dolcissimo Ugo Dighero) che ha cresciuto le due figlie da solo, dopo che sua moglie lo ha abbandonato. Leone è premuroso e praticamente
onnipresente e ha sempre cercato di rendere la figlia il più indipendente possibile, nonostante spesso sia preoccupato per lei, sostenendola anche quando decide di andare a vivere da sola e di lavorare in Polizia. È lui che le ha regalato Linneo, il cane guida che è sempre con lei ed al quale manca solo la parola. Oltre al padre e a Linneo, Blanca può sempre contare su Stella, sua amica del cuore che le vuole un bene incredibile. Estetista eccentrica e vulcanica, è la sua confidente e quella che la spinge a buttarsi, sempre e comunque, in tutto! Si sentono più che altro al telefono e Blanca si affida a lei per scegliere abiti e per truccarsi in particolari occasioni. Completa il “gruppo di famiglia” la giovanissima Lucia, un’adolescente problematica che Blanca incontra durante un’indagine e con la quale instaura un particolare rapporto. Orfana di madre e con un padre alcolizzato e assente, Lucia viene messa in una casa-famiglia e, ritenendo Blanca colpevole di questa “sciagura”, sostiene di odiarla. Non sa, però, che lei, insieme al padre, sta cercando di ottenere il suo affido. Al commissariato, invece, Blanca lavora con l’ispettore Michele Liguori, che ha il volto dell’affascinante Giuseppe Zeno. Introverso, taciturno, impulsivo e “uomo d’azione”, Michele ha rinnegato le sue nobili origini e si è arruolato in Polizia per il suo forte senso di giustizia. Il suo passato, pesante e misterioso, spesso si insinua nella sua vita lavorativa ma lui riesce comunque a rimanere concentrato sulle indagini. Fra lui e Blanca il rapporto è altalenante: a volte fatto di battibecchi e prese in giro e altre di momenti di complicità e di forte attrazione. Michele, in genere, si fida molto dell’intuito della nuova collega che “vede ciò che noi vedenti non vediamo” e la sostiene quasi sempre, in particolare davanti alla totale mancanza di fiducia del commissario Bacigalupo (il bravissimo Enzo Paci), che è al comando della squadra. Bacigalupo non è per niente entusiasta dell’arrivo di Blanca e la vede come una semplice stagista che deve stare alla sua scrivania e fare il suo lavoro solo se e quando richiesto. Non sopporta le sue “interferenze” nelle indagini e la tratta in modo burbero, spesso prendendola in giro davanti agli altri agenti, per poi prendersi i meriti davanti alla stampa e ai superiori quando i casi vengono risolti “dalla cieca”, come la chiama lui!
Nonostante questa sua “scorza”, però, col passare del tempo impara ad apprezzare la ragazza, a rispettarla e, senza darlo troppo a vedere, ad affezionarsi a lei. Ha smesso da poco di fumare, quindi cerca di non ricadere nel vizio annusando ogni tanto una confezione di sigarette che tiene sempre in tasca e bevendo bibite gassate, di cui ha una scorta inesauribile in ufficio. Sempre nervoso e irascibile, si addolcisce solo quando è al telefono con la moglie o la figlia, che adora…quasi quanto la Sampdoria, di cui è tifoso sfegatato! Concludo la carrellata citando il personaggio di Nanni Busalla (che ha il volto enigmatico di Pierpaolo Spollon), ragazzo dolce e sensibile che farà battere il cuore di Blanca ma che si rivelerà essere ben diverso da come si presenta… Ci sono, ovviamente, anche altri personaggi, più o meno “marginali”, che compaiono nella serie. Certo non posso elencarli tutti…ma non posso assolutamente omettere i tre che sono fondamentali in ogni singolo fotogramma: Genova, dove si trova il commissariato e dove si svolgono la maggior parte delle indagini, Camogli, dove vive Blanca, e il mar Ligure. Senza di loro tutta la serie sarebbe diversa e tanti momenti non sarebbero gli stessi. La serie, inoltre, ha beneficiato della consulenza artistica del celebre cantante non vedente Andrea Bocelli ed è la prima al mondo a essere girata interamente in “olofonia”, una tecnica di registrazione del suono a 360 gradi che permette di riprodurlo in modo simile a come viene percepito dall'orecchio umano, accompagnata da particolari effetti visivi. Ogni dettaglio è seguito con cura, la protagonista ha lavorato dei tutor non vedenti per entrare al meglio nel personaggio e anche le musiche che accompagnano in particolare i coloratissimi sogni di Blanca sono davvero stupende! A me questa serie piace molto. Ho visto le prime due stagioni e vedrò sicuramente anche la terza, che andrà in onda da ottobre…e ve la consiglio davvero. Non si tratta della solita fiction poliziesca, anzi, c’è molto altro! C’è il mondo di chi non vede ma spesso vede di più di chi ha il dono della vista, c’è la giustizia che (ahimè) non sempre trionfa come dovrebbe, c’è l’empatia che a volte è più importante delle belle parole, ci sono le difficoltà della vita reale che portano ad esasperare relazioni, situazioni, emozioni. Beh! Non posso nascondere di essere molto curiosa di sapere se i libri sono così coinvolgenti come la serie…e non appena possibile, compatibilmente con le varie letture che ho in corso ed in programma, vi assicuro che leggerò almeno
uno o due libri dai quali la serie è stata tratta e ve ne parlerò. Nel frattempo, siccome Blanca & company non sono proprio dei grandi gourmet ma vivono in una regione ricca di specialità enogastronomiche, ho dovuto scegliere fra le varie cose che ogni tanto si concedono a casa o sulla scrivania…L’ispettore Liguori durante gli appostamenti mangia kebab, papà Leone porta a Blanca la focaccia per colazione, Bacigalupo mangia merendine e beve bibite, Nanni cucina pansotti alle noci e trofie al pesto…ero molto indecisa…ma poi ho visto che in commissariato sono tutti d’accordo su una cosa: la farinata di ceci.  Sembra che questo piatto, che viene preparato anche in altre regioni, sia originario proprio di Genova. Secondo la leggenda popolare, infatti, la farinata di ceci ligure nacque nel 1284, quando Genova sconfisse Pisa nella battaglia della Meloria. Le galee genovesi si trovarono però coinvolte in una tempesta e, nelle stive, alcuni barilotti d'olio e dei sacchi di ceci si rovesciarono, inzuppandosi di acqua salata. Il composto venne recuperato dai marinai che lo misero in delle scodelle, molti però di si rifiutarono di mangiarlo, lasciando la poltiglia al sole. Questa si asciugò e il composto divenne in una specie di frittella. Il giorno dopo, spinti dai morsi della fame, i marinai mangiarono il preparato scoprendone la prelibatezza. E allora che farinata sia!

FARINATA DI CECI 

Ingredienti: 300 g farina di ceci – 900 ml circa di acqua - olio extravergine d'oliva – sale – pepe - rosmarino a piacere

Stemperate la farina di ceci con l’acqua, versandola a poco a poco e mescolando con una frusta. Aggiungete 1 cucchiaino di sale e 30 g di olio, mescolate e lasciatelo riposare a temperatura ambiente per minimo 5/ massimo 10 ore, coperto con un canovaccio o con della pellicola. Eliminate infine la schiuma e versate in 2 teglie (ø 28 cm) ben unte di olio (o in una teglia rettangolare se preferite). Se vi piace, potete aggiungere del rosmarino. Infornate a 250 °C per 15-20 minuti o comunque finché si sarà formata una bella crosticina intorno. Tagliatela a pezzi e servitela dopo averla cosparsa di pepe nero…qualcuno la abbina a formaggi e affettati, io preferisco gustarla da sola…l’interno morbido e la crosticina esterna ti portano subito a Genova. E allora, cosa aspettate? Provatela: è davvero facilissima da preparare e sparirà velocemente! Buon appetito e alla prossima!

 

  

24/01/2021

IL DELITTO VIEN MANGIANDO

Quando mi sono imbattuta nella copertina di questo libro non ho potuto resistere…mi sono subito fiondata fra le sue pagine e quando ho fatto scorrere i titoli dei vari capitoli…beh!  Ho subito capito che non potevo assolutamente farmelo scappare! Sì, perché questo libro si intitola “Il delitto vien mangiando”, sottotitolo “Una settimana di vendette gastronomiche” e, come se non bastasse, in quarta di copertina riporta “Sette giorni sette, sette giorni per morire sette volte, due volte al dì. Quattordici racconti di delitti gastronomici, di ricette assassine” …secondo voi come potevo non inserirlo nelle mie letture e, soprattutto, fra i post del mio blog?!?!? Prima di leggerlo, come sempre, ho cercato notizie sull’autore, anzi, sull’autrice Laura Vignali che, devo ammettere, non avevo mai sentito. Nata nel 1957 a Pistoia, dove vive e lavora come insegnante di materie letterarie in un Istituto superiore, ho scoperto che è particolarmente conosciuta fra gli autori contemporanei di gialli noir, ambientati rigorosamente in Toscana. Come tanti altri del suo genere, infatti, la Vignali rimane nel suo territorio, lasciandosi ispirare da personaggi reali, da storie vere, per dare vita ai suoi racconti, nei quali aggiunge sempre un pizzico di sana ironia. Sicuramente approfondirò questa “conoscenza” e cercherò di leggere anche altri dei suoi libri perché quello che ho letto mi ha sorpreso, mi è piaciuto e mi ha fatto davvero sorridere!
Il libro si divide in 14 racconti, due per ogni giorno della settimana (come promesso e premesso in copertina, appunto!), uno per pranzo e uno per cena. In ogni racconto si parla di una vittima che diventa carnefice e che sceglie di vendicarsi attraverso un piatto “letale” preparato e servito con cura ad un carnefice che a sua volta diventa vittima! E così si comincia con il pranzo del lunedì, durante il quale viene presentato l’odioso e ormai in pensione professore di lettere, Alfonso Rizzo, che nella sua carriera ha tanto infierito sui giovani liceali, il quale riceve in omaggio degli amaretti apparentemente “innocui” da parte di Luca, uno dei suoi ex alunni, che ancora sente il peso delle umiliazioni subite e delle perfide battute dell’esimio insegnante. (Ahimè! Quei dolci saranno l’ultima cosa che mangerà nella sua vita terrena…e non saranno in molti a dispiacersene!). Per la cena del mercoledì, invece, c’è il racconto “Lo scrittore invidioso e il cosciotto vendicatore”, nel quale il cosciotto, appunto, diventa un’originalissima arma del delitto. Si continua con un risotto riparatore preparato da un gruppo di suore non proprio "misericordiose", si continua con un’insolita trippa per gatti cucinata per eliminare fastidiosi felini...e si continua così, fino ad arrivare alle “Istigazioni natalizie”, con un panettone regalato alla carissima zia Olga, “arricchito” nientemeno che con il cianuro! Insomma, vi assicuro che ogni singolo racconto è un piccolo capolavoro noir, colmo di ironia e capace di far sorridere anche se si parla di omicidi. Credo sia ovvio, ormai, che vi consiglio di leggere questo libro che, fra l’altro, è scorrevole e vi farà passare dei momenti piacevoli. Al termine di ogni racconto, inoltre, l’autrice ha inserito la ricetta protagonista diventata, suo malgrado, letale. Amaretti, melanzane, cosciotto, risotto, pappa col pomodoro, trippa…ce n’è per tutti i gusti e per tutti i delitti! E dopo la lettura potrete provare a cimentarvi in una o più di esse…facendo attenzione a non uccidere nessuno, si intende! Io, fra le tante possibilità, ho scelto un piatto che mi piace e che, a mio avviso, è particolarmente adatto a queste giornate fredde: la minestra di ceci. E allora vi propongo questa ricetta, esattamente come è riportata nel libro, e vi assicuro che è davvero buona…da morire!!!!

RICETTA DELLA MINESTRA SUI CECI COME LA FACEVA LA BONANIMA DELLA PARISINA

Ingredienti: 200 gr ceci – aglio – rosmarino – olio evo – sale – un cucchiaio di conserva di pomodoro – pepe – 200 gr tagliolini o altro formato di pasta a piacere

Mettete i ceci a mollo in acqua tiepida per 24 ore, poi scolateli e cuoceteli in abbondante acqua. Quando saranno cotti, scolateli. In un tegamino a parte scaldate un po’ di olio, un rametto di rosmarino e uno spicchio d’aglio. Quando quest’ultimo avrà preso colore, unite un cucchiaio di conserva di pomodoro e mezzo bicchiere d’acqua. Passate i ceci e uniteli al soffritto, aggiungendo sale e pepe a piacere. Fate bollire ancora la zuppa e fateci cuocere 200 gr di tagliolini o di altra pasta fatta in casa. Servitela e gustatela accompagnandola con un bicchiere di buon vino e buon appetito!


Ah! Dimenticavo…nel racconto la ricetta viene completata con un pochino di veleno…ma non ve lo consiglio: sarebbe un vero delitto!