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15/03/2026

DOLCI GOLOSI PER AFFRONTARE “UN TRANQUILLO WEEKEND DI OMICIDI”

Il titolo del libro di cui vi parlo oggi è già tutto un programma: “Un tranquillo weekend di omicidi” di Dann McDorman. Autore per ora non molto noto fuori dagli Stati Uniti, McDorman, che vive e lavora a Brooklyn con la moglie e i loro due figli, è un produttore di grande successo e ha lavorato anche come reporter e saggista. Questo è il suo primo romanzo, osannato dalla critica e adorato dai lettori di tutto il mondo…o quasi. Le recensioni, infatti, non sono tutte positive. Ciò nonostante, ha venduto milioni di copie ed è stato tradotto in 16 lingue. Cosa ne penso io? Prima ve ne parlo e poi ve lo dico…Anzitutto gli “ingredienti” di un buon giallo tendente al “classico” ci sono praticamente tutti. Un esclusivo club di caccia nei boschi dell’Upstate di New York, al quale sono ammessi solo i membri di poche e ricchissime famiglie, che si riuniscono anno dopo anno, generazione dopo generazione, per cacciare orsi e cervi e bere Martini…cercando di tenere il più possibile nascosti i loro segreti. E in mezzo a loro, inaspettato e invitato da uno dei soci all’insaputa degli altri, arriva un detective. Ma non un detective qualsiasi, ci mancherebbe! Adam McAnnis è un detective “vecchio
stampo”, stile Phil Marlowe, dall’aspetto un po’ trasandato, lo sguardo cinico e indecifrabile, la sigaretta perennemente accesa fra le dita, ficcanaso fino a rendersi insopportabile e con un sorriso malinconico che lo rende affascinante per le donne di tutte le età. Lui ascolta e origlia, osserva e fissa, parla poco e quando lo fa butta lì una domanda, allude, istiga o “lancia” frasi sarcastiche e a volte enigmatiche. Ha accettato l’invito a passare un week end a West Heart, in compagnia dei membri delle varie famiglie presenti all’evento annuale: i Garmond, i Mayer, i Blake, i Burr, i Talbot e i Caldwell.  Tutti cognomi importanti e “storici”, che evocano epopee e imprese d’altri tempi. McAnnis sa già che accettando l’invito (e l’incarico) dal suo ex compagno di college, di curiosare e capire se qualcuno dei soci vuole danneggiare il club o lo sta già facendo, si renderà antipatico e totalmente indesiderato per la maggior parte dei partecipanti (se non per tutti!) ma si immerge comunque in quell’atmosfera fatta di sorrisi (falsi), di chiacchiere durante i tanti (troppi) cocktails e di serate (per niente) spensierate e rilassanti. E scoprirà che tutti i membri delle diverse famiglie nascondono segreti, covano rancori, bramano vendette, cospirano contro gli altri, si guardano con un misto di invidia, timore e odio. Quindi, come dicevo, ci sono tutti gli ingredienti per un bel giallo…no? …cosa manca? Ah! Beh! Certo…il morto! Ma c’è,
tranquilli…ben presto viene rinvenuto il cadavere di una delle belle signore, moglie di uno dei ricconi presenti…quindi il “pacchetto” è completo…no? Non ancora? Ah! Beh! Certo…si scatena una terribile tempesta che blocca ogni via di uscita (e di accesso) e costringe tutti a dover “
stare”. Stare a guardare gli altri, sapendo che nel gruppo si nasconde un assassino…Stare ad ascoltare le domande del detective...Stare ad aspettare che la tempesta si calmi e arrivi la Polizia (quella vera!) …Stare ad ascoltare le congetture e le accuse che ci si rivolge l’un l’altro…Stare…non si può fare altro. E McAnnis avrà il suo bel da fare per risolvere un caso difficile, in cui la verità è sempre più difficile da trovare. Aprirà tanti armadi in cui sono nascosti altrettanti scheletri, che rischieranno più volte di cadergli addosso e…No, basta, non aggiungo altro, altrimenti arriverei a dire troppo. E torniamo a noi. Il libro non si può definire un “bel giallo” ma sicuramente è estremamente originale, a partire dal modo in cui l’autore coinvolge il lettore fin dalle prime pagine. Il lettore si ritrova in quel posto, insieme a McAnnis e ad un certo punto non sa più se amare o odiare il detective…sicuramente è una lettura coinvolgente e, una volta iniziata, si vuole arrivare alla fine, per capire, per trovare la luce e la pace, dopo tanto odio e tanto buio. Posso affermare di aver apprezzato molto questo libro: il modo in cui viene sviluppata la trama, come vengono gestiti i personaggi e come è scritto…ma, devo essere sincera, non è fra i libri che mi sentirei di consigliare se non a chi ama il genere, che si rifà all’hard-boiled di Chandler & co. E il motivo è molto semplice: è tutto molto, troppo “cupo”, ti lascia addosso tanta tristezza e in bocca tanta amarezza. Inoltre, al di là dei piatti scenografici (ed improponibili) proposti per i loro buffet e i fiumi di cocktails consumati dai protagonisti, in questo romanzo non ho trovato nessun tipo di gusto…e così, per tirarmi un po’ su e concedermi una pausa di dolcezza, ho deciso di attingere dalla pasticceria classica a stelle e strisce e mi sono preparata dei fantastici cookies, in cui convivono in maniera sublime il cioccolato ed il sale: vi assicuro che poi stavo decisamente meglio! Ve li propongo, dopo un breve accenno alla loro nascita e…vi assicuro che, se farli è molto facile, mangiarli lo è ancora di più!!!

I Cookies (Chocolate Chip Cookies) sono i classici biscotti americani con gocce di cioccolato: grandi, rotondi dalla tipica consistenza “chewy”, ovvero gommosa e morbida dentro e “crunchy”, cioè croccante all’esterno. Una bontà irresistibile nata per caso negli anni Trenta del secolo scorso grazie alla signora Ruth. Quel giorno la donna, padrona dell’albergo “Toll House Inn”, aveva terminato il cacao in polvere che utilizzava per preparare i suoi biscotti al burro, così decise di aggiungere all’impasto del cioccolato tritato immaginando che si sarebbe sciolto. I pezzi di cioccolato, invece, rimasero intatti e quando i clienti li assaggiarono ne rimasero entusiasti e in breve tempo, i cookies con gocce di cioccolato divennero una delle preparazioni più famose d’America. Come per ogni ricetta tradizionale, ne esistono numerose versioni e tantissime varianti. Quella che vi propongo è di Martha Stewart.

RICETTA COOKIES AL CIOCCIOLATO

Ingredienti per circa 40 biscotti: 350 gr di farina 00 - 190 gr di burro - 2 uova - 200 gr di brown sugar (in alternativa zucchero di canna grezzo di alta qualità) - 100 gr di zucchero bianco semolato - 1 cucchiaino colmo di bicarbonato di sodio - un “pizzico molto abbondante di sale” - 1 cucchiaio di estratto di vaniglia - 200 gr di gocce di cioccolato - una manciata di sale in fiocchi per guarnire

Prima di tutto sciogliete il burro a bagnomaria e lasciatelo completamente raffreddare (se avete tempo

a temperatura ambiente, finché non ritorna ad uno stato cremoso. Se avete fretta, ponetelo 20 min in frigo, girando di tanto in tanto, affinché non diventi un pezzo unico ma rimanga cremoso). Ponetelo poi in una ciotola grande e aggiungete il brown sugar e lo zucchero bianco: montate con le fruste elettriche e aggiungete anche il sale e la vaniglia. Dovrete ottenere un composto cremoso e uniforme: lo zucchero deve sciogliersi e non risultare in grani. Aggiungete quindi le uova una alla volta e montate sempre ad alta velocità. Aggiungete anche il bicarbonato e montate bene finché non otterrete un composto spumoso. A questo punto aggiungete la farina e le gocce di cioccolato.  Mescolate, questa volta con una spatola, al fine di ottenere un impasto omogeneo. Coprite con la pellicola e lasciate riposare in frigo per almeno 2 ore nella parte bassa più fredda. Se volete potete lasciarlo anche più a lungo o tutta la notte…ma attenzione: lasciare più a lungo l’impasto in frigo non vi permetterà di saltare il raffreddamento in freezer successivo! Trascorso il tempo indicato, l’impasto sarà diventato più solido e duro. Staccate delle palline con un dosatore del gelato. se non lo avete procedete con un
cucchiaio riempiendolo per 3/4: le palline dovranno essere tonde e più alte che larghe. Sistemate tutte le palline su un tagliere e aggiungete sulla superficie (anche laterale) di ogni pallina, delle gocce di cioccolato. Quando avrete realizzato tutte le palline, riponete il tagliere in freezer per circa 2 ore, finché le palline non si saranno solidificate completamente. (N.B. il trucco per cookies dalla forma perfetta è cuocerli congelati!) Quando le palline saranno pronte, disponetene 6 su una teglia foderata di carta da forno. Le altre lasciatele in freezer (in questo modo se volete, potete cuocerle dopo le altre oppure tenerle in freezer e cuocerle nei giorni successivi). Cuocete in forno ben caldo, nella parte media del forno a 170° per 12 minuti esatti. Quando li tirerete fuori i biscotti si saranno allargati sulla teglia e saranno morbidi. Aggiungete subito sale in fiocchi e lasciate raffreddare su un piano di marmo oppure sulla gratella. (Mi raccomando: abbiate pazienza e non assaggiateli subito…ve lo dice chi si è scottata la lingua!!!). 
Una volta raffreddati, potete gustarli con una tazza di te o del latte o semplicemente da soli. La signora Stewart dice che si possono conservare in una scatola di latta per una decina di giorni…ma io sfido chiunque a farli durare così tanto!!!

 

19/02/2023

SCATTI MORTALI A MILANO – Un’indagine del commissario Cucci

È successo ancora…beh! Del resto dovevo aspettarmelo…ormai mi conosco e so che quando un libro mi prende succede sempre così…lo leggo tutto d’un fiato! Certo, non mi capita con tutti i libri che leggo, non tutti gli autori riescono a “costringermi” a farlo…fatto sta che anche per la quarta avventura del commissario Cucci, scritta dall’abile mano di Luciano Cosimo Carluccio, mi sono ritrovata a fare le ore piccole per arrivare all’ultima pagina, perché non potevo e non volevo interrompere la lettura. Era già successo con gli altri suoi romanzi (sì, sì, tutti e tre!!) e quindi dovevo saperlo che non avrei chiuso il libro e spento la luce prima delle 2.30 del mattino…e dunque? Dite che dovrei chiedere i danni al signor Carluccio?!? Denunciarlo per “procurata insonnia aggravata da assoluta inefficacia della conseguente assunzione di caffeina”!?!?! Ma no, figuriamoci! Semmai dovrei ringraziarlo per aver creato un personaggio come quello del commissario Cosimo Cucci, detto Mino, e chiedergli di continuare a scrivere! Per quanto mi riguarda, devo semplicemente ricordarmi che, in certi casi, è bene organizzare la lettura nel fine settimana…perché poi andare al lavoro il giorno dopo diventa decisamente difficile! Comunque vi dico tutto ciò per mettervi in guardia: se avete amato, come me, il commissario Cucci fin dalla prima pagina, se lo avete seguito nelle sue corse mattutine e nelle sue indagini, se avete apprezzato i primi tre libri di Carluccio…beh! Allora non solo vi consiglio vivamente di leggere il quarto ma vi invito a farlo prendendovi il vostro tempo, mettendovi comodi e facendo in modo che niente e nessuno vi disturbi. Ma
andiamo con ordine. Anzitutto il titolo. “Scatti mortali a Milano”, edito da Fratelli Frilli, con una bella copertina di un fantastico colore arancione (per me secondo solo al giallo) sulla quale campeggia una macchina fotografica che poggia su una macchia di sangue. Il tutto risulta molto accattivante e ammetto di averla apprezzata particolarmente. E poi si arriva alla seconda di copertina, sulla quale viene accennata la trama. Il “nostro” Mino si ritrova fra le mani un caso “spinoso”, anzi, se ne ritrova tre che si intrecciano e che lo faranno faticare non poco. Si comincia con la morte decisamente sospetta di un bravissimo “street photographer” e della successiva scomparsa della sua compagna. Si prosegue, poi, con l’omicidio di un ladro di appartamenti, legato agli avvenimenti dei primi due casi. E sullo sfondo, come sempre, la città di Milano, protagonista in tutti i libri di Carluccio, questa volta alle prese con l’Expo e con le devastazioni dei Black Bloc, avvenute durante la manifestazione del 1° maggio del 2015. Ben presto il commissario, coadiuvato come sempre dalla sua squadra, capirà che tutte le piste partono e riportano proprio a quella manifestazione. A tutto questo si aggiunge il coinvolgimento di Marina, la compagna di Cucci, che conosceva il fotografo e la sua compagna, e che lo ha spinto fin da subito a indagare. Il commissario si ritrova così in mezzo a due fuochi: da una parte la donna che ama pretende che lui risolva il caso, anzi i casi, ma non è del tutto sincera con lui e sembra dubitare del suo lavoro e delle sue capacità investigative. Dall’altra la pressione molto forte dei superiori, ansiosi di chiudere i casi ma determinati a cercare un capro espiatorio per i fatti legati alla manifestazione No Expo. In una dura lotta contro il tempo, a poco a poco, la matassa sembra sbrogliarsi e la verità che emerge è davvero inquietante. Il commissario deve combattere su più fronti, nulla sembra andare per il verso giusto e lui si deve spesso fermare per riflettere, cercando di fare ordine sul lavoro e nella sua vita e sforzandosi di rimanere lucido e distaccato, per il bene delle indagini. Ma non è facile e non sono pochi gli attacchi che è costretto a subire. “…al lavoro, così come nel privato, mi hanno descritto come una persona metodica, rigida, rompicoglioni, permalosa, tutto più che azzeccato. Cinico, mai! È la prima volta che mi apostrofano in questo modo. Io non sono così! Comunque farò chiarezza, sia con Marina che con Invernizzi, vediamo cosa cazzo hanno da dirmi. E comunque, vaffanculo a tutti e due!” aveva ragionato. La seduta di allenamento non era stata proficua...La corsa era stata nervosa, poco fluida, complice il suo stato d’animo, poco
sereno…Screzi nella via ne aveva avuti, ma mai con quella intensità e veemenza. Riguardavano sia la sfera privata che quella lavorativa, quindi importanti nella vita di ogni giorno…” Sinceramente non mi era mai capitato di trovare il commissario così incazzato (!) e questa tensione, questo nervosismo, permea ogni singola pagina, coinvolge il lettore, prendendolo come in un vortice e lasciandolo alla fine del libro quasi senza fiato, con la rivelazione di verità scomode e con l’amaro in bocca, nonostante la soluzione dei casi. E con questo arriviamo al gusto…Questa volta Cucci fa solo una “toccata e fuga” dai suoi amici Santino e Luce, del ristorante “Il saraceno” e sembra non riuscire mai a fermarsi nemmeno per uno spuntino. Io vi confesso che, dopo aver letto “Scatti mortali a Milano” e pur avendolo molto apprezzato, ho sentito una gran voglia di mangiare qualcosa di dolce, qualcosa che mi aiutasse a togliere quell’amaro che rimane davanti a qualcosa che sai essere reale, qualcosa che mi "coccolasse" dopo un ritmo così serrato. E così ho preparato della cioccolata e l’ho gustata con delle freschissime e dolcissime fragole. E voi? Dopo la lettura quale “comfort food” vi concederete? Fatemelo sapere. Intanto vi aspetto per il prossimo libro…io continuo a leggere e a cucinare…A presto!

05/12/2018

COLONIA, LIPSIA, STOCCARDA...UNA SQUADRA SPECIALE PER OGNI CITTA'



Continua la mia “carrellata” delle serie televisive tedesche che ottengono un notevole successo qui in Italia. Raidue, fra le altre, ne trasmette tre davvero interessanti ambientate in altrettante famose città della Germania: “Squadra speciale Colonia”, “Squadra speciale Lipsia” e “Squadra speciale Stoccarda”. Tutte e tre sono arrivate sui nostri schermi fra il 2010 ed il 2014 e vengono trasmesse tutt’ora. La prima, ambientata appunto a Colonia, ruota attorno alle vicende della squadra omicidi capitanata dal commissario Karin Reuter, tosta e capace di gestire ogni situazione, e composta da 4 detective, Frank, Vanessa, Julia e Daniel. Oltre a loro sulla scena compaiono sempre il medico legale, il procuratore e altri personaggi secondari ma sempre importanti.I casi che affrontano sono molto
complessi e spesso sembra impossibile risolverli. La loro forza, però, nonostante siano tutti molto diversi tra loro, sta nell’affiatamento e nel “gioco di squadra” e questo li porta sempre ad assicurare il colpevole alla giustizia. Sullo sfondo le vicende personali di ciascuno e gli sforzi di viverle senza farsi travolgere dal lavoro. La seconda serie, invece, è ambientata a Lipsia e racconta le indagini della squadra, appunto, al comando del commissario capo Hajo Trautzschke e composta da Jan, Ina, Tom e Olivia. Anche qui troviamo sempre i cosiddetti “personaggi secondari”, quali il medico legale, il capo della scientifica, il procuratore, la figlia di Hajo nonché moglie di Jan… In questa serie le vite private dei diversi protagonisti sono parte integrante della storia e spesso alcuni casi ruotano proprio attorno a loro e/o a loro conoscenti, amici, parenti. Rispetto ai “colleghi” di Colonia, i nostri poliziotti di Lipsia tendono a prendere iniziative personali ed isolate, senza coinvolgere gli altri membri della squadra e questo porta puntualmente grossi guai! Ognuno di loro si porta un passato pesante sulle spalle, sia dal punto di vista personale che da quello lavorativo, e questo li porta spesso a coinvolgersi più del dovuto nelle indagini in corso. Ogni caso assume sfumature diverse e le piste da seguire sono sempre tante…per fortuna la capacità di Hajo di tenere insieme la squadra e di richiamarla all’ordine riesce sempre a dare i suoi frutti e la soluzione arriva nei momenti e nei modi più impensati. La terza serie, infine, è ambientata a Stoccarda e la squadra qui è un po’ più numerosa! Sono diverse, infatti, le figure coinvolte in tutte le indagini e tutte sono sempre in stretto contatto e compongono
davvero un bel gruppo. Si parte dal vertice, occupato da Michael Kaiser, direttore della polizia e diretto superiore della squadra che spesso lascia il suo ufficio di dirigente e scende in campo con i suoi uomini. Il commissario capo, però, rimane la forte ed intelligente Martina Seiffert che gestisce la squadra con forte senso di responsabilità e una grande umanità. Seguono Joachim “Jo” Stoll, amante delle auto e delle donne, scanzonato, casinista ma ottimo detective, e Rico Sander, timido ed introverso, completamente opposto a Jo, preciso a livello maniacale, mago del computer con un Q.I. oltre la media, non sopporta il contatto fisico e preferisce stare in ufficio anziché uscire, anche se non si tira mai indietro se c’è da intervenire. E, ovviamente, non mancano le “quote rosa”, che sono cambiate nelle diverse stagioni: Anna, detective capo con una preparazione in psicologia e criminologia, Cornelia “Nelly”, che lavora spesso insieme a Rico e che lascia poi la squadra per trasferirsi a Berlino, e Selma, ultima arrivata in ordine cronologico, è detective sovrintendente, capace e testarda, con un udito straordinario. Insieme a loro troviamo sempre Jan, capo della scientifica, Lisa, medico legale, Friedemann, responsabile ufficio prove e archivi ormai prossimo alla pensione, e Schrotti, meccanico pazzo rimasto fermo agli anni Settanta, informatore e amico di Jo. Come avrete capito dalla più accurata descrizione, questa serie è quella che preferisco! Perché? Forse perché tutti i personaggi, ciascuno con le proprie capacità e caratteristiche, fanno la loro parte e danno il loro contributo alla soluzione dei casi. O forse perché si avvertono sempre la grande umiltà, il senso di giustizia, l’amicizia e il rispetto fra di loro e nei confronti di vittime e colpevoli. E poi sono simpatici e spesso si lasciano andare a momenti di ilarità che aiutano a stemperare la pressione delle indagini e ad alleggerire le varie situazioni. Fatto sta che mi piacciono tutte e tre ma quella di Stoccarda è la mia preferita! Per quanto riguarda il gusto, però, si torna sempre alla solita musica: bevono tutti litri e litri di caffè in servizio e di birra a casa o al bar ma quanto a cibo sono tutti davvero un disastro! E allora ho deciso di farmi ispirare da un grande maestro, tedesco di nascita e milanese di adozione, che crea delle vere opere d’arte con il cioccolato
e che, come dice sempre lui stesso, ha un’ottima squadra che lo affianca nel suo lavoro…avete capito di chi si tratta? Ovviamente del re del cioccolato: Ernst Knam! Cosa c’è di meglio di una bella fetta della sua crostata al cioccolato fondente con frolla al cacao?!?!? Ho puntato in alto, lo so, ma nella vita bisogna osare ogni tanto e allora...3, 2, 1 dolci in forno (e che Knam me la mandi buona!!!!) 

CROSTATA AL CIOCCOLATO – Ricetta originale di Ernst Knam 
Dosi per 1 stampo da 20 cm. *Per la pasta frolla: 150 gr di burro - 150 gr di zucchero - 1 uovo - 6 gr di lievito per dolci - 280 gr di farina 00 - 25 gr di cacao amaro - essenza di vaniglia in polvere - un pizzico di sale *Per la crema pasticcera: 250 gr di latte - 15 gr di farina 00 - 5 gr di fecola di patate - 2 tuorli - 40 gr di zucchero - essenza di vaniglia  *Per la glassa al cioccolato: 125 gr di panna - 190 gr di cioccolato fondente 
Iniziate a preparare la pasta frolla lavorando il burro con lo zucchero. Aggiungete l'uovo e la vaniglia e fate amalgamare il tutto alla crema al burro. Unite ora i restanti ingredienti lievito, farina, cacao e sale setacciati. Impastate velocemente fino a quando non otterrete un composto compatto ed omogeneo. Formate una palla, rivestitela di pellicola trasparente e fatela riposare in frigorifero per almeno 2 ore. Nel frattempo preparate la crema pasticcera lavorando lo zucchero con i tuorli. Aggiungete successivamente la farina e la fecola e mescolate accuratamente. Mettete il latte caldo a filo in cui avrete fatto sobbollire una stecca di vaniglia, amalgamate e fate cuocere a fuoco basso fino a fare addensare. Mescolate di tanto in tanto. Una volta pronta la crema, coprite con una pellicola a contatto e lasciatela raffreddare. Fate sciogliere il cioccolato in un pentolino con la panna, poi lasciatelo raffreddare. Riprendete la frolla e stendetela su una spianatoia infarinata con uno
spessore di circa 4 mm. Foderate quindi con la frolla uno stampo imburrato. Ritagliate la frolla in eccesso lungo i bordi. Poi con i rebbi di una forchetta praticate dei forellini sulla base. Una volta raffreddato il cioccolato unitelo alla crema pasticcera amalgamando. Trasferite la crema ottenuta all'interno dello stampo. Con la frolla avanzata formate delle striscioline spesse da mettere, incrociate, sulla crostata. Cuocete in forno preriscaldato a 180 °C per 40 minuti. Lasciate raffreddare e preparatevi ad un’esplosione di gusto! Lasciatevi avvolgere e coccolare dall’intensità del cioccolato…magari guardando una delle serie tv tedesche di cui vi ho parlato e, mi raccomando, fatemi sapere cosa ne pensate! Alla prossima!

04/07/2018

JOHN PELLAM UN “LOCATION SCOUT” GOLOSO E SEMPRE NEI GUAI!


Vi ricordate di Jeffery Deaver? Vi ho parlato dei suoi protagonisti più famosi, il grande Lincoln Rhyme e l’affascinante Amelia Sachs…ma prima di diventare famoso con la coppia crime di New York, aveva già scritto tre libri che sono arrivati in Italia solo dieci anni dopo la loro uscita negli States. In questi libri il protagonista è John Pellam, 37 anni, solitario, carnagione scura, occhi grigio verdi, tenta di sfondare a Hollywood… ma qualcosa va storto e John arriva a “scolarsi” letteralmente la carriera! Così, da brillante e promettente sceneggiatore, abbandona la bottiglia e i sogni di gloria e si ritrova a fare il “location scout”, una professione che nel cinema è nascosta, praticamente marginale e irrilevante. Pellam, però, deve pur campare e quindi gira in lungo e in largo gli Stati Uniti, con il suo scassatissimo camper, alla ricerca di luoghi ideali per i set dei nuovi film che gli Studios si accingono a produrre. Ed è proprio in questo suo “girovagare” che si imbatte in paesini ameni, spesso sconosciuti, dove incontra un’umanità variegata e complessa, a volte entusiasta del suo arrivo, a volte decisamente ostile, chiusa nelle sue abitudini. John cerca sempre e comunque di fare il suo lavoro tranquillamente, senza dare fastidio a nessuno, mantenendo un basso profilo…fatto sta che si ritrova sempre nei guai! Nel primo libro, “Sotto terra”, deve scagionarsi dall’accusa di omicidio, in una cittadina sonnolenta e inquietante, dove tutti nascondono qualcosa e trovano in lui un perfetto capro espiatorio. Nel secondo, “Fiume di sangue”, si ritrova ad essere testimone involontario di un brutale delitto e viene braccato da criminali e poliziotti…ma la distinzione fra buoni e cattivi non è sempre così netta e John deve trasformarsi da preda a cacciatore per salvarsi. Infine, nel terzo capitolo “L’ultimo copione di John Pellam”, il nostro eroe si prende una pausa dal mestiere di location scout per dedicarsi alla regia: vuole girare un documentario a Hell’s Kitchen, il quartiere malfamato di Manhattan dove convivono le più varie etnie tra guerre di gang rivali, prostituzione e droga. Ma una serie di incendi dolosi colpisce proprio le case dalle quali John vorrebbe iniziare le riprese e ben presto le sue ricerche lo metteranno seriamente in pericolo. In tutti e tre i romanzi si riconosce lo stile di Deaver: una trama avvincente, un crescendo di suspense e un sorprendente colpo finale. John Pellam è davvero un bel personaggio e le sue avventure mi sono piaciute molto. In ogni posto in cui si ferma fa tappa in uno dei tanti locali tipicamente americani, dove ti servono il piatto del giorno con una tazza di caffè, continuamente “rabboccata” dalla cameriera di turno. John è golosissimo, quindi ordina sempre una fetta di torta o si compra dei dolci da mangiare in viaggio: tutti rigorosamente “made in USA”! Per questo vi propongo la ricetta dei famosissimi brownies, i biscotti al cioccolato più diffusi oltreoceano, con una breve introduzione per raccontarvi come sono nati…
Nel 1893, a Chicago, in occasione della World’s Columbian Exposition, una delle prime “donne in carriera”, Bertha Palmer, fu nominata “President of the Board of Lady Managers”, un ruolo importante. La nomina richiedeva celebrazioni speciali e c’era da occuparsi del catering. L’intraprendente Bertha ordinò ai cuochi di casa Palmer di preparare un buon dolcetto che fosse facilmente trasportabile e che, soprattutto, non sporcasse il vestito delle signore durante il ricevimento. In altre parole, la descrizione perfetta dei brownies! La ricetta nasce dunque da questa semplice esigenza. Certo il cuoco della signora Palmer non poteva immaginare che i “suoi” brownies sarebbero diventati i dolcetti biscottosi (o biscotti dolcettosi!) americani più famosi al mondo insieme ai cookies.

Ricetta brownies originale
Ingredienti: 110 gr di burro - 150 gr di cioccolato extra-fondente - 3 uova - 200 gr di zucchero bianco - 20 gr di cacao - 95 gr di farina 00 - 10 ml di estratto di vaniglia - un pizzico di sale
Per prima cosa sciogliete il cioccolato e il burro a bagnomaria, mescolando dolcemente con un mestolo di legno finché gli ingredienti non sono completamente sciolti e il composto non è diventato cremoso. Togliete il cioccolato dal bagnomaria e unite tutto lo zucchero, amalgamando
bene con l’aiuto di una frusta, così da cominciare ad abbassare la temperatura del composto. Per accelerare il raffreddamento passate il composto in una ciotola più grande, dove potrete aggiungere con più agio tutti gli altri ingredienti. Aggiungete dunque le uova una alla volta, mescolando bene con la frusta finché il composto non le ha assorbite completamente. Quando le uova saranno ben incorporate, prendete il cacao amaro e aggiungetelo all’impasto con l’aiuto di un setaccio. Mescolate con una spatola per dolci. L’aggiunta di questo ingrediente contribuisce a rendere il colore del composto di un marrone decisamente più brillante e procura un profumo ancora più intenso ai vostri brownies.  Dopo aver incorporato il cacao, aggiungete anche la farina setacciata mescolando vigorosamente con la spatola per dolci, finché il composto non sarà diventato denso. Infine, aggiungete al tutto un pizzico di sale e due cucchiaini di estratto di vaniglia (se non riuscite a procurarvelo potete anche usare una bustina di vanillina). Dopo aver aggiunto tutti gli ingredienti, passate l’impasto in una apposita teglia rettangolare non troppo grande, imburrata o foderata con carta da forno. Le dimensioni della teglia potete stabilirle voi, ma più grande sarà, più bassi saranno i brownies: questione di gusti! Infornate a 170° per 35-40 minuti. Quando il vostro brownie sarà pronto, toglietelo dal forno e lasciate che si raffreddi. Questo passaggio è molto importante:  
non fatevi prendere dalla furia di tagliarlo subito a fette, perché se lo farete quando è ancora caldo, al contatto con il coltello, il brownie si spaccherà tutto! Quando, dopo una decina di minuti, il dolce sarà freddo, prendete un coltello a lama liscia ben affilato e tagliatelo a "cubotti", bagnando la lama con acqua calda prima di incidere il dolce. Non è necessario noleggiare un vecchio camper per mangiarli come John Pellam…vi basterà tenerli a portata di mano mentre leggete uno dei suoi libri e vi assicuro che entrambi finiranno molto in fretta!!!