Un buon libro, così come un buon piatto, deve attrarre, catturare, coinvolgere, stupire, emozionare...In moltissimi gialli il cibo gioca un ruolo importante a volte fondamentale e i detective usano tutti i loro sensi per risolvere i misteri: tatto, udito, olfatto,vista e gusto...il gusto del delitto...
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19/03/2021
LAW & ORDER: INDAGINI AL GUSTO DI CAFFÈ
Alzi la mano
chi non ama il caffè! Già, siete davvero pochi! “Il caffè è un piacere…”
recitava una famosa pubblicità ed è proprio così. Questa bevanda dal gusto
robusto e dall’aroma avvolgente è, per molti, sinonimo di socialità, di relax,
di intervallo. La pausa caffè (o coffee break per chi preferisce!) è ormai
parte integrante della giornata lavorativa di ciascuno di noi, viene inserita
obbligatoriamente nei convegni, negli eventi formativi, nelle “riunioni-fiume”…persino
in questi tempi di lavoro agile (o smart working sempre per chi preferisce!) ci
ritagliamo dei momenti per concederci una tazzina di caffè. Al bar, al
distributore automatico, con la macchinetta o con la classicissima moka…ognuno
di noi ha le sue preferenze e non rinuncerebbe mai a bersene una o più tazze.
Non starò a tediarvi con tutte le varie nozioni e informazioni circa questa
famosa bevanda, vorrei, però, condividere alcune curiosità che ho scoperto
leggendo qua e là, un po’ sulla carta un po’ on line. Anzitutto non è ancora
ben chiaro quando il caffè ha fatto la sua apparizione nel mondo: la cosa certa
è che gli archeologi ne hanno trovato traccia in scritti risalenti al 900 D.C.
in cui si parlava di un suo utilizzo in medicina. Fra miti e leggende legate
alla sua scoperta, la più diffusa e verosimile pare sia quella che racconta di
un pastore etiope di nome Kaldi. Egli osservò che il suo gregge era molto
attivo e dormiva meno dopo aver ingerito delle bacche rossastre, ossia le
bacche di caffè, e così decise di assaggiarle, scoprendo il loro effetto corroborante.
A poco a poco l’usanza di utilizzare queste bacche come cibo energetico si
diffuse sempre di più tra la gente del luogo e ben presto dall’Etiopia si
diffuse nelle zone limitrofe. La prima piantagione di caffè sorse nello Yemen,
dopodiché la coltivazione si diffuse progressivamente anche in Arabia e in
Egitto. Il caffè come bevanda divenne ben presto una vera e propria abitudine
in diversi paesi del Medio Oriente e da lì venne fatto conoscere in tutto il
mondo. In Europa arrivò nel XVII° secolo, grazie ai traffici dei mercanti
veneziani, e, prima di diventare famoso e di venire apprezzato, dovette anche combattere
contro la diffidenza di chi lo chiamava la “bevanda del diavolo”. Erano molti,
infatti, i sacerdoti che facevano pressioni affinché il Papa, Clemente VIII°,
ne vietasse l’uso. Prima di farlo, però, il pontefice volle assaggiarlo e,
contrariamente a chi ne sosteneva la “malvagità” lo apprezzò tanto da iniziare
a consumarlo abitualmente e da contribuire alla sua diffusione (ah! Benedetto
gusto!!). Da quel momento nacquero i primi “caffè”, botteghe “antenate” dei
bar, in cui si poteva consumare quella che sarebbe diventata una vera e propria
“bevanda sociale”. Il seguito vi invito a scoprirlo da soli…lo troverete davvero
interessante, credetemi! Ma veniamo a noi…vi starete chiedendo come mai oggi ho
iniziato il mio post parlandovi proprio del caffè…no, tranquilli, non ho bevuto
troppo caffè e non sono diventata matta (beh! Un po’ lo sono sempre stata…ma
questa è un’altra storia!) …per spiegarvelo vi farò una domanda: quante sono le
tazze di caffè consumate dai vari poliziotti, detective, investigatori e affini
protagonisti di libri, film e serie TV? Non riuscite a quantificarle, vero?!?
Ovvio, perché si tratta di un numero infinito! Tanti dei protagonisti di cui vi
ho parlato nel mio blog ne bevono…alcuni fin troppi! Se si parla di libri o
telefilm italiani vediamo i nostri eroi di turno consumarlo a casa, al bar o
all’immancabile distributore automatico (con tutte le smorfie del caso!). Se ci
spostiamo in un Paese europeo le tazze iniziano a diventare più grandi ed il
caffè si allontana dalla nostra “versione”. Ed infine arriviamo oltreoceano e
troviamo quella che, almeno a me, sembra una “brodaglia scura” ben lontana
dalla nostra concezione di caffè espresso! I vari detective o ispettori si
siedono alle loro scrivanie e si riempiono una tazzona dall’onnipresente
caraffa di vetro, offrendone a destra e a manca…sono in auto per un
appostamento e hanno l’immancabile bicchiere con coperchio…si trovano sulla
scena del delitto e arriva l’agente di turno con ciambelle e bicchieri di caffè
caldo per tutti…vanno ad interrogare testimoni e sospettati e accettano “solo
un caffè”…pranzano al bancone di una tavola calda e mangiano uova e bacon o hamburger
e patatine bevendo caffè…Gli esempi sono molteplici e verrebbe da pensare che, in
pratica, il caffè dovrebbe essere inserito di diritto nel cast di ogni film o
telefilm e nell’elenco dei personaggi di ogni libro made in USA!!! Pensate, per
esempio, ad una qualsiasi serie televisiva americana: è difficile vedere uno
dei protagonisti mangiare tranquillamente, a meno che non si tratti di un
qualcosa preso e consumato “al volo”, ma ogni episodio ha almeno una delle
scene che vi ho elencato sopra! A questo proposito vorrei parlarvi oggi di una delle
serie TV americane più famose e longeve: “Law & Order”. Nata nel 1990 dalla
mente di Dick Wolf, suo creatore e oggi uno dei produttori più affermati della
tv statunitense, questa serie mette insieme per la prima volta due dei generi
più amati dal pubblico: il poliziesco e il “legal drama”, ispirandosi spesso a
fatti realmente accaduti. L’inedito mix di indagini guidate dai poliziotti, che
davano poi spazio anche alle conseguenze legali in tribunale, conquistò
immediatamente i telespettatori, dando vita a un mastodontico “franchise crime”
che, ad oggi, conta svariati “spin-off” e quasi 1200 episodi in tutto. Nel cast
si sono alternati diversi attori (fra gli altri Jerry Orbach e Chris Noth),
mentre altri sono stati presenti per tutte le 12 stagioni. L’elemento chiave,
però, è rimasto sempre lo stesso: l’alternanza fra indagini “sul campo” e dibattiti
e arringhe nell’aula di un tribunale. A questo si aggiunge il lavoro di squadra
fra polizia e pubblico ministero e, soprattutto, l’ambientazione nella Grande
Mela. E mentre il successo della serie “madre” aumentava, nascevano gli
spin-off. Fra gli altri “Law & Order - Criminal Intent”, con il fantastico
duo formato da Vincent D’Onofrio e Kathryn Erbe, “Law & Order L.A.”,
ambientato a Los Angeles e “Law & Order – UK”, che sposta la scena a
Londra, facendo conoscere una diversa gestione processuale. E, soprattutto, “Law
& Order - Special Victims Unit”, l’unica “derivazione” ancora attualmente
in onda che, con le sue 22 stagioni, è diventato il titolo più longevo di tutto
il franchise. La serie, nata nel 1999, segue le vicende dell’Unità speciale
della polizia di Manhattan, specializzata in crimini a sfondo sessuale, in
particolare a quelli rivolti a bambini, anziani e giovani. Nonostante le trame,
spesso davvero molto crude, la serie ha avuto un immediato e duraturo successo,
anche grazie alla chimica fra i due protagonisti, gli investigatori della
polizia di New York Olivia Benson e Elliot Stabler, interpretati
rispettivamente dai bravissimi Mariska Hargitay e Christopher Meloni. E voi? Fra
i diversi spin-off, qual è quello che preferite? Sinceramente ho visto alcune
stagioni di tutte le varie versioni e devo ammettere che, pur apprezzandole
tutte, ho amato tantissimo “L&O – Criminal Intent” (e Vincent D’Onofrio!).
Il modo quasi subdolo dell’approccio psicologico con cui il magnifico detective
Goren, affiancato dalla paziente collega Eams, arriva ad inchiodare il
colpevole di turno è a dir poco geniale! Goren/D’Onofrio ha una cultura
sconfinata, è acuto e meticoloso, capace di entrare nella mente del criminale
di turno, immedesimandosi e arrivando a cogliere le emozioni e gli impulsi più
nascosti, fino a farlo crollare. Ovviamente, come tutti i più brillanti
detective, non potrebbe nulla senza il prezioso supporto professionale e umano
della sua partner e la fiducia del suo capo, pronto a coprire le sue
scorrettezze burocratiche per permettergli di risolvere i vari casi. La serie è
andata in onda per 10 stagioni e poi, per vari motivi legati anche all’inevitabile
avvicendarsi degli attori protagonisti, è stata sospesa. Le repliche continuano
ad essere trasmesse e seguite su diversi canali specializzati nel genere
(Giallo e Top Crime per citarne due)e “L&O”, nelle diverse versioni,
continua ad avere successo. Una curiosità: una delle caratteristiche che
contraddistingue tutte le serie di Law & Order è un elemento davvero
distintivo e riconoscibile, qualcosa che rende immediatamente chiaro agli
spettatori che cosa stanno guardano. È un suono di pochi secondi, una specie di
“dun – dun” o “chung – chung”, rielaborato digitalmente e sovrapposto ad altri
suoni per ottenere qualcosa di metallico e altamente simbolico. Viene
utilizzato come raccordo nei cambi di scena dei vari episodi, per evocare un’atmosfera ben precisa. L’effetto sonoro, divenuto letteralmente iconico, è
opera di Mike Post, celeberrimo compositore delle colonne sonore di numerose
serie tv, e in tanti hanno ipotizzato che il musicista volesse riprodurre un
suono ben preciso, come il martelletto del giudice in tribunale o la chiusura
metallica di una cella o ancora i colpi di una pistola con il silenziatore…Post
non si è mai sbilanciato…chissà se qualcuno ha indovinato o se si tratta di
qualcosa di completamente diverso? Fatto sta che è un suono ormai
inconfondibile e legato indissolubilmente a tutti gli episodi delle tante
serie. A voi piace? Fatemelo sapere e, se siete fra i pochi che non hanno mai
visto nemmeno un episodio dei vari “L&O”, non indugiate e rimediate subito!
Sceglietene una e fatevi una bella maratona-TV…ah! Dimenticavo: se vi viene
sonno basterà bere un buon caffè!!! Vi aspetto la prossima settimana.
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29/04/2020
CRIMINAL MINDS SI FA IN TRE…DUE SPIN-OFF DI SUCCESSO!
Dalla fantastica serie di “Criminal Minds” sono nate altre due serie:
“Criminal Minds - Beyond borders” e “Criminal Minds – Suspect behaviour”. I due
spin-off, pur riscuotendo molto successo, rispetto alla serie “madre” hanno
avuto vita breve: due stagioni per il primo ed una sola per il secondo. Beh! Ad
essere sincera non ho ben capito la motivazione di queste interruzioni, visti
gli alti indici di ascolto ma, si sa, sono i soldi a comandare ed evidentemente
per i produttori il gioco non valeva la candela. Detto questo, vorrei comunque
parlarvene, nella speranza che prima o poi le alte sfere di Hollywood ci
ripensino (…??). Cominciamo da “Criminal Minds – Beyond borders” …già nel
titolo è racchiusa la caratteristica delle indagini di cui parla. “Beyond borders”,
per chi non conosce l’inglese, significa “oltre i confini”. A differenza del
BAU originale, infatti, che viaggia in lungo ed in largo ma sempre all’interno
degli Stati Uniti d’America, l’International Division arriva in ogni angolo del
mondo in cui un cittadino statunitense è coinvolto in un reato o vittima di
aggressioni, omicidi e sparizioni. Anche questa squadra è molto affiatata ed è
composta da cinque agenti eccellenti: Jack Garret (interpretato dal bravissimo
Gary Sinise), il capo, è un veterano con un’esperienza ventennale nel Bureau. È
sposato e ha 5 figli e la sua priorità, non appena chiude un caso, è quella di
tornare a casa dalla sua famiglia. Clara Seger, antropologa culturale,
poliglotta, con profonde conoscenze di tutte le usanze ed i costumi delle
popolazioni mondiali, è la vice di Garret, al quale la legano una profonda
amicizia e una grande stima professionale. Clara ha perso il marito e si è
presa un periodo sabbatico, dopo il quale è stato Jack ad insistere per farla
tornare sul campo…e meno male! C’è poi Matthew Simmons, agente specializzato in
azioni tattiche, anch’egli esperto e sempre pronto all’azione; sposato e padre
di tre bambini piccoli, Simmons è passato al “profiling” dopo aver lasciato
l’unità speciale di intervento. Particolarmente amica di Simmons, con il quale
scherza sempre, è Mae Jarvis, medico legale del gruppo, reclutata dal Bureau e
scelta da Jack nonostante la sua giovane età. E per finire troviamo Russ
Montgomery, “Monty”, l’analista del gruppo nonché esperto informatico. Simpatico,
brillante, un po’ burlone ma capace di grande serietà sul lavoro, ha il delicatissimo
compito di fare da intermediario fra la squadra e i parenti delle vittime,
assistendoli e tenendoli aggiornati sugli sviluppi delle indagini. È, inoltre,
il mago del web, in continuo contatto con il gruppo in trasferta, al quale
offre il necessario supporto e tutte le informazioni delle quali ha bisogno. La
“sede” del team è l’aereo che li trasporta. Al suo interno i nostri agenti
lavorano e vivono e hanno a disposizione tutta la tecnologia di cui necessitano.
Ogni episodio non è una semplice indagine ma è come un viaggio e diventa
un’esperienza forte e unica per la squadra e per i telespettatori. Riesce a far
conoscere, seppur brevemente, una città o un Paese e mi auguro davvero che
riprendano a girarla!
L’altro spin-off
creato da Criminal Minds è Criminal Minds – Suspect behaviour” (che tradotto
significa “comportamento sospetto”). A differenza delle altre di cui vi ho
parlato, in questa serie si raccontano le vicende di una squadra di profiler del
BAU un po’ fuori dagli schemi, alle prese con i peggiori criminali della
nazione. Il team, infatti, è una delle cosiddette Red Cells dell’FBI, ovvero
squadre di pronto intervento che operano al di fuori della burocrazia di
Quantico, e che rispondono del loro operato soltanto al direttore del Bureau.
Cooper e i suoi uomini fanno affidamento su metodi d'indagine alternativi e
controcorrente, e su tattiche d'azione decisamente aggressive, per scavalcare
gli intoppi e le lungaggini che bloccano e rallentano le indagini tradizionali.
A guidare la squadra, come dicevo, c’è Sam Cooper (il poliedrico Forest
Whitaker!), agente esperto dal passato burrascoso, un po’ “ombroso”, disposto a
rischiare la carriera e la vita pur di arrivare alla verità e, soprattutto, di
proteggere i suoi uomini. Accanto a lui troviamo Mick Rawson, affascinante ex
soldato britannico e ottimo tiratore scelto; Gina La Salle, giovane agente
bella e all’apparenza fragile ma decisa e acuta osservatrice; Johnathan Simms,
detto “il Profeta”, ex detenuto convertito al bene che dopo la galera ha scelto
di abbracciare la filosofia Zen e di servire la giustizia; Beth Griffith,
schietta e sicura di sé, arriva per ultima nella squadra ma riesce ad occuparvi
un posto preciso, fornendo sempre un importante contributo. Ad aiutare il team
“da remoto” troviamo la fantastica Penelope Garcia, presa “in prestito” dalla
serie madre, e sempre preziosa per il supporto informatico…piccola curiosità:
mentre in Criminal Minds viene chiamata sempre con il cognome, in questa serie
è per tutti la colorata e preziosa Penelope. Le indagini di questa
originalissima squadra sono altrettanto singolari e spesso gli agenti che la
compongono agiscono un po’ allo “sbaraglio”, rischiando la vita…ma quando riescono
a fermare o a catturare il criminale di turno, vivono l’esperienza come una
vittoria dell’umanità e della giustizia, della quale si sentono semplici
strumenti. È questa la forza di questa serie e spero vivamente che i produttori
ci ripensino e riprendano a girare una nuova stagione! Ed eccoci qui a pensare
al gusto…inutile dire che, come per la serie d’origine, anche i due spin-off
non offrono alcun tipo di spunto, anzi! Qui non si mangia praticamente mai!
L’unico è Jack che, quando torna a casa, trova la tavola pronta attorno alla
quale si riunisce con la famiglia…per il resto niente! E così ho pensato di
abbinare a queste due serie televisive che incarnano i grandi valori e ideali
americani, un piatto tipico made in USA: i bagels. Si tratta di una pasta
lievitata originaria della cucina polacca ed ebraica, il cui impasto, a forma
di grosso anello, viene cotto al forno dopo una breve bollitura in acqua.
Questo tipico “pane” è stato introdotto negli Stati Uniti dagli immigrati
polacchi, appunto, che lo preparavano in patria già dal 1600, ed in ogni zona e
città in cui si sono stanziati, hanno riscosso subito un grande successo e
hanno acquisito delle diverse caratteristiche. Gli americani li consumano
imbottiti, come dei sandwich, o anche da soli o imburrati per uno spuntino
veloce. Io vi propongo la ricetta classica nella quale mi sono cimentata…e vi
invito a provarli: non è difficile come sembra. E per la farcitura…sbizzarritevi!!!
BAGELS
Ingredienti: 550 gr farina - 310 ml acqua tiepida - 2 cucchiai
miele - 1 cucchiaio zucchero - 1 cucchiaino lievito di birra - 5 gr sale - 1
uovo - 1 cucchiaio di latte - semi di papavero (o sesamo)
Versate l'acqua tiepida in una ciotola capiente, aggiungete il lievito
e mescolate poi aggiungete anche il miele (scegliete un miele fluido). Versate intanto
la farina e il sale nella ciotola dell'impastatrice e aggiungete l'acqua in cui
avete già sciolto il lievito e il miele. Impastate il composto per 10 minuti
finché diventa liscio e compatto (se l'impasto è ancora molto slegato e
colloso, aggiungete qualche cucchiaio di farina, poca per volta). Coprite
l'impasto con un panno e fate lievitare per 2 ore. Trascorso il tempo di
lievitazione, dividete il composto in 8 parti e fatele rotolare per formare 8
palline. Con le dita, formate un buco al centro di ogni pallina, in modo da
creare una ciambella. Sistemate i bagel su una teglia coperta di carta forno,
infarinate leggermente il foro centrale e fate lievitare per altri 45 minuti. A
questo punto siete pronti per iniziare la cottura dei panini. Portate ad
ebollizione una pentola d'acqua e aggiungete il cucchiaio di zucchero.
Non
appena l'acqua inizia a bollire, abbassate la fiamma in modo che l'ebollizione
sia delicata. Immergete nell'acqua uno o due bagel per volta, in base alla
capienza della pentola, e fateli cuocere per un minuto. Poi, aiutandovi con un
mestolo di legno, girateli sull'altro lato e fateli bollire per un altro
minuto. Con una schiumarola, rimuovete i bagel dall'acqua e fateli raffreddare
su un panno. Quando avrete fatto bollire tutti e 8 i panini, sistemateli su una
teglia ricoperta di carta forno e spennellateli con un mix fatto con l'uovo
sbattuto e il latte. Aggiungete i semi di papavero (o sesamo se preferite) e
infornate i bagel nel forno caldo statico a 180° C per 20/25 minuti, finché
l'impasto
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