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10/09/2020

ALICE NEVERS: PROFESSIONE GIUDICE

Proseguiamo nel nostro tour de France virtuale e torniamo a fare tappa nella capitale, dove lavora il giudice istruttore Alice Nevers, interpretata dall’affascinante Marine Delterme. La serie è ispirata ai romanzi di Noëlle Loriot e viene trasmessa con successo in Francia dal 2002 ed in Italia dal 2010. Le stagioni finora sono diciassette ma per il momento da noi sono arrivate solo le prime dodici…una cosa curiosa: le prime sei serie sono state trasmesse parzialmente. Il motivo?!?!? Boh!!! Ma non perdiamoci in quisquilie e veniamo a noi. Anche questa, così come la maggior parte delle serie di cui vi ho parlato, ha per protagonista una donna. Alice è bellissima, intelligente, colta, elegante, raffinata, una professionista affermata che ha dovuto faticare non poco per fare carriera in un mondo prevalentemente maschile e maschilista. E ce l’ha fatta! Sì, perché è una tipa davvero tosta e dietro ai suoi occhioni da “femme fatale” nasconde un carattere forte ed una fermezza insospettabile. Ogni episodio presenta un caso di omicidio, rapimento, estorsione…e le indagini vengono affidate al “bel tenebroso” comandante Frédéric Marquand, che ha il volto di Jean-Michel Tinivelli. Poliziotto esperto e ottimo investigatore, attraente e scanzonato, Marquand è da sempre innamorato di Alice, con la quale c’è un’ottima intesa lavorativa e…non solo! Pur essendo diametralmente opposti, Alice e Frédéric finiscono sempre ed irrimediabilmente per attrarsi e poi
allontanarsi e questo loro rapporto “altalenante”, insieme alle loro vite ed alle persone che li circondano, fa da sfondo alla serie. Le “scaramucce” e le battute che si scambiano servono spesso solo a stemperare un po’ della tensione dovuta alle indagini e non impediscono loro di risolvere anche i casi più spinosi. Accanto a Marquand troviamo il tenente “di turno”, personaggio che è cambiato diverse volte nelle diverse stagioni, mentre il fedelissimo ed efficientissimo cancelliere tuttofare del giudice Nevers è l’impeccabile Édouard Lemonnier (l’attore Jean Dell), sostituito, dopo il pensionamento, dall’altrettanto impeccabile e simpatico nipote Victor (Guillaume Carcaud).  Alice ha un figlio, Paul, avuto dall’intensa e “pericolosa” relazione con Mathieu Brémont, latitante e primo grande amore del giudice, che ha messo a dura prova il suo cuore, la sua carriera e il suo rapporto con Marquand. Ad aiutarla poi c’è suo padre, sempre pronto a fare il nonno a tempo pieno e ad abbracciarla nei momenti più difficili. Il comandante, invece, “paga” il suo passato di incallito dongiovanni affrontando varie ex che ricompaiono nei momenti più inadatti e si scopre padre quando sua figlia è ormai adulta. Nel tentativo di recuperare il tempo perduto rischierà più volte di perdere Alice e attraverserà una forte crisi che lo porterà a mettere in discussione le sue scelte. Tutto questo,
ovviamente, succede fra un caso e l’altro e aumenta il coinvolgimento dei telespettatori, curiosi di vedere come andrà a finire fra i due! Devo dire che si tratta di una serie molto interessante, con un taglio diverso rispetto a tante altre, più giudiziario che poliziesco e mi è sempre piaciuta. Non ci sono scene di violenza né volgarità e si indaga nelle pieghe più nascoste delle persone coinvolte, siano esse vittime o criminali…perché tutte hanno una cosa in comune per Alice Nevers: meritano giustizia. Spero che riprendano a trasmettere anche le altre stagioni e di riuscire a vederle…anche per capire come andrà a finire fra Alice e Frédéric! Nel frattempo pensiamo al gusto…già! Facile a dirsi! Non si vedono praticamente mai Alice e Marquand a tavola, al massimo prendono la colazione da asporto al bar o bevono qualcosa di caldo dalle immancabili macchinette fuori dalla sala interrogatori. Solo una volta hanno espresso il desiderio di godersi una serata con ostriche e champagne…ma ancora non ce l’hanno fatta! Quindi ho concesso loro, almeno nelle pagine del mio blog, un bel vassoio delle migliori ostriche e una bottiglia di pregiate bollicine. Dello champagne parleremo in altre occasioni. Questa volta ho deciso di documentarmi un po’ e di capire perché questo famoso (e costoso) mollusco è così ambito da tante persone…

LE OSTRICHE sono dei molluschi bivalvi e la storia ci dice che sono stati uno dei primi alimenti consumati dall’uomo, in particolare nel bacino del Mediterraneo. Ce ne sono tracce in molti scavi archeologici e in diverse zone, in particolare vicino alle coste francesi, italiane, greche ed egiziane, dove sono sempre state facilmente reperibili. Una delle prime testimonianze scritte del loro consumo, risale all'impero romano guidato da Nerone, che le divorava e le aveva rese un piatto riservato solo a lui e ai romani più ricchi. Arrivavano dalla Britannia, ricoperte di ghiaccio e acqua marina ma non sempre in buone condizioni, così, per ovviare al problema del trasporto, ci si rivolse al mercato francese, dal quale si diceva arrivassero ostriche migliori. Alla corte di Luigi XIV non potevano mancare e il Re Sole ne proibì il consumo durante i mesi estivi, per evitare che, dopo il trasporto con il clima caldo, arrivassero praticamente immangiabili. Altamente “ecosostenibili”, oggi le ostriche sono allevate soprattutto nelle zone costiere e vicino alle lagune e, grazie alla loro funzione di filtraggio e purificazione delle acque, sono ritenute preziose per la conservazione dell’ecosistema
marino. Coltivare le ostriche, però, non è cosa facile: ne esistono infinite varietà diverse per sapore, aspetto e proprietà nutrienti. Come i vigneti hanno i loro “terroir”, le ostriche hanno i cosiddetti “merroir”, a seconda del particolare ambiente naturale nel quale sono allevate. Nel tempo sono sempre state considerate un cibo di lusso, afrodisiaco e destinato solo ai più abbienti e questo ha contribuito a creare aspettative altissime fra tutti coloro che non se le potevano permettere. Oggi sono più accessibili e chi lo desidera può facilmente trovarle ed assaggiarle. Devono essere freschissime…già ma come capire se un'ostrica è fresca o meno e gustarla al suo meglio? Se contiene troppo liquido, la carne ha iniziato a staccarsi dalla conchiglia o la conchiglia è aperta, buttatela via immediatamente! Attenti anche alla temperatura di servizio: quella ideale oscilla tra i 4°C e gli 8°C. Sempre che abbiate deciso di servirle crude, "alla francese", marinate con un po' di scalogno e aceto e accompagnate da pane, burro e ovviamente champagne. Vi avverto però: sia che si tratti di ostriche dalla qualità eccellente o di specie più “dozzinali”, l’approccio con questi simpatici molluschi può non essere dei più semplici. Non solo si pone un problema tecnico sul come aprirle e consumarle…una volta che ci si è riusciti bisogna anche fare i conti con una consistenza e un odore non proprio “allettanti” che non piace a tutti. Le ostriche non hanno mezze misure: o si amano o si odiano! Io le ho assaggiate, seguendo i consigli di persone più esperte di me, al naturale e in altre preparazioni e, cosa non marginale, in diversi momenti della mia vita e quindi del mio senso del gusto…ahimè non è scattata la “scintilla” e posso tranquillamente
affermare che non amo particolarmente il loro gusto così forte. Certo un flûte di champagne ti aiuta non poco a mandarle giù ma il mio palato non le ha inserite nella gamma di delizie che ho potuto gustare nei miei primi cinquant'anni! Le ho provate in una pescheria stupenda, insieme a mio padre, freschissime e con una bella spruzzata di limone e un pizzico di pepe…che delusione! Ho provato un leggero senso di nausea e le ho ingoiate in fretta, bevendo poi una gazzosa, visto che ero ancora minorenne (comunque credo che mio padre sia stato contento perché l’ho fatto risparmiare!!!!) Poi le ho “incontrate” di nuovo a Parigi, in un locale esclusivo, servite nel modo più classico, su un letto di ghiaccio e con il limone. Ero con un parigino doc che mi ha guidato passo passo e…beh! Credo che la mia faccia abbia parlato da sola perché ci è rimasto un po’ male e poi le ha mangiate tutte lui!!!! Per fortuna ho potuto consolarmi con le bollicine di un ottimo champagne e con dei meravigliosi gamberoni (che ho apprezzato moltissimo)! Chissà? Magari un giorno proverò di nuovo a mangiarne una, così giusto per capire definitivamente se siamo proprio incompatibili…nel frattempo vi invito, se ancora non l’avete fatto, ad assaggiarle (almeno una!) e poi mi direte se vi sono piaciute o se, invece, la pensate come me. Vi aspetto la prossima settimana per la penultima tappa del nostro tour. À bientôt!!! 

04/12/2019

CUORE E BATTICUORE: AMORE E DELITTI A LOS ANGELES


«Questo è il mio capo, Jonathan Hart, un miliardario che si è fatto da sé. Un tipo molto in gamba. Questa è la signora Hart, gran bella donna, veramente degna di lui. Ah dimenticavo, io sono Max; mi occupo di loro... e non è una cosa facile, perché il loro hobby è...il delitto!» Cominciava così la sigla del telefilm e le parole venivano pronunciate da Max, maggiordomo, cuoco e autista di casa Hart, a Los Angeles. Sto parlando della serie televisiva statunitense “Cuore e batticuore” (“Hart to Hart”), creata da Sidney Sheldon, andata in onda dal 1979 al 1984 negli USA ed approdata con grande successo in Italia nel 1981. I due protagonisti sono Jonathan Hart (Robert Wagner), ricco ed affascinante uomo d’affari, e la bellissima moglie Jennifer (Stephanie Powers), brillante giornalista freelance con un’unica grande sofferenza: quella di non poter dare figli al suo adorato marito. Innamoratissimi, praticamente perfetti, amanti della bella vita e del pericolo, si trovano spesso coinvolti in casi di contrabbando, furto, spionaggio aziendale e internazionale o, più comunemente, omicidio. Vivono in una fantastica villa a Bel Air e con loro c’è sempre il fedelissimo e preziosissimo Max (interpretato dal grande Lionel Stander) che, oltre a ricoprire varie mansioni quotidiane, viene talvolta coinvolto nelle indagini dei suoi datori di lavoro. I vari casi non si svolgono solo a Los Angeles: il più delle volte i coniugi Hart si trovano immischiati in un crimine commesso in giro per il mondo, durante uno dei loro numerosi viaggi di lavoro o di piacere. E così, fra un party ed un tuffo in piscina, ad un vernissage o durante un galà di beneficenza, le loro capacità investigative li portano ad affrontare spietati assassini o trafficanti senza scrupoli. Ovviamente l’intelligenza, la tenacia, lo spirito di osservazione e il loro affiatamento fanno sempre in modo che tutto si risolva per il meglio e che il bene trionfi sul male, come nei più classici film “made in USA”! E credo sia questo il segreto del successo di questa serie: non ci sono scene violente, niente parolacce e spesso la tensione della trama viene “alleggerita” con delle battute o delle gag. La scena finale di ogni episodio, poi, mostra Jennifer e Jonathan che, tornati nella loro villa, festeggiano la soluzione del caso brindando e baciandosi appassionatamente, sotto gli occhi del piccolo Freeway, il loro onnipresente e vivace cagnolino. Il gusto degli Hart è fuori discussione in ogni campo e anche a tavola: Max prepara loro pranzi e cene ottime e salutari e quando viaggiano sono capaci di destreggiarsi in ogni situazione, assaporando i piatti tipici del paese che li accoglie…ma sono rari i momenti in cui riescono a godersi un pasto in santa pace! Per questo ho deciso di rifarmi ad uno dei loro “semplici spuntini da scena finale”: crostini di pane con caviale! Si tratta di un piatto semplicissimo: prendete del pane e tostatelo leggermente, spalmatevi del burro e adagiatevi due cucchiaini di caviale. Accompagnatelo con una flûte di champagne rigorosamente fresco o con della vodka ghiacciate e gustatelo lentamente, in dolce compagnia…o da soli!!! Qualche cenno storico e curiosità?!? Per esempio lo sapevate che il caviale è ricchissimo di proteine, vitamine (A, E, D, acido pantotenico, riboflavina e B12), sali minerali e acidi grassi omega3, che aiutano a combattere il colesterolo "cattivo"?!? Contiene inoltre molte sostanze nutritive e antiossidanti che fanno bene anche a pelle e capelli. La parola è di origine turca “havyar” e si trova già nei ricettari delle corti rinascimentali italiane. La presenza del caviale nel mondo risale a circa 200 milioni di anni fa, con la comparsa degli storioni sulla Terra. Sì, perché, per chi ancora non lo sapesse, il caviale è un alimento che si ottiene attraverso la lavorazione e la salatura delle uova delle diverse specie di storione, cioè di pesci che appartengono alla famiglia Acipenseridae. Le prime testimonianze si trovano in numerosi reperti e scritti egizi, greci e latini. Fino a poche decine di anni fa, sia il Po che altri grandi fiumi dell’Europa occidentale consentivano una piccola produzione locale di caviale ma la pesca dello storione e la conservazione delle sue uova ha una forte tradizione fra i Cosacchi dell’Ural e del Volga. Il caviale diventò una prelibatezza della corte e dell’aristocrazia di Mosca e di Pietroburgo a partire dal Settecento, quando i Cosacchi iniziarono a donare ogni anno allo Zar il primo caviale raccolto a primavera. Nell'Ottocento furono gli aristocratici russi a diffonderne la moda a Parigi, facendolo conoscere alla borghesia francese che fino ad allora non lo conosceva. Nel 1953 l’Unione Sovietica, erede del monopolio zarista sulla produzione di caviale, donò all’Iran le pescherie che gestiva sulla sponda persiana del Mar Caspio. Da quella data esiste sui mercati mondiali, oltre a quello russo anche il tipo iraniano. Si trovano in commercio anche uova provenienti da altri pesci, ad esempio il salmone o il lompo, ma per legge non possono essere chiamate "caviale". (In Italia il nome da utilizzare è "succedaneo del caviale"). Si tratta comunque di prodotti molto gustosi e con prezzi decisamente più abbordabili del caviale, e ne costituiscono un ottimo sostituto. La zona più produttiva del mondo è quella del Mar Caspio, che comprende Russia, Iran, Azerbaigian, Kazakistan e Turkmenistan ed esistono tantissimi tipi di caviale: il più famoso è sicuramente il Beluga, ma ci sono molte altre varietà, ognuna dal sapore e dalle caratteristiche differenti, come l'Ossietra e il Sevruga. Come riconoscere il migliore? In genere, il colore chiaro e le uova grandi e omogenee indicano una superiore qualità del caviale; inoltre, un buon caviale non deve mai puzzare di pesce né avere un sapore troppo salato (altrimenti significa che è illegale, in quanto il sale viene utilizzato per conservarlo quando non vengono rispettati i canoni della “catena del freddo” durante il trasporto!). Il miglior modo di servirlo è direttamente nella latta su una base di ghiaccio ed è opportuno manipolarlo il meno possibile, per non alterarne il sapore. Per la stessa ragione non si dovrebbero usare cucchiaini o coltelli di metallo, ma speciali cucchiaini d’osso, madreperla oppure…d’oro ovviamente! Non so se vi piace e so bene che è anche particolarmente costoso ma credo sia una delle specialità da assaggiare almeno una volta nella vita e ve lo consiglio vivamente! Alla prossima e  до свидания (Do svidaniya…che in russo significa “Arrivederci”).