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05/02/2023

“NOBODY” un libro di Charlotte Link

Charlotte Link, nata a Francoforte sul Meno nel 1963) è una scrittrice tedesca, ad oggi considerata una delle più talentuose scrittrici tedesche contemporanee e spesso definita “la regina del suspense psicologico”. Charlotte è figlia della famosa scrittrice e giornalista tedesca Almuth Link e fin da ragazzina ha manifestato una grande passione per la lettura e la scrittura. La sua prima opera “Die schöne Helena” (trad. La bella Elena), scritta all’età di 16 anni, viene pubblicata quando lei ha 19 anni e si fa subito notare dalla critica locale. Negli anni ha vinto numerosi premi letterari e deve la sua fama soprattutto alla sua versatilità: conosciuta, infatti, inizialmente per i suoi romanzi a sfondo storico, ha avuto molto successo anche con i suoi romanzi gialli, tanto che ogni suo nuovo libro occupa per mesi i primi posti delle classifiche tedesche. Fra i suoi tanti romanzi, mi è capitato fra le mani “Nobody”, uscito nel 2009. Non ho letto altro di questa autrice, almeno per ora, e sinceramente non so se lo farò...ci devo riflettere! Per
carità, il libro è scritto bene, la lettura è abbastanza scorrevole e la storia è avvincente…certo, è uno stile un po’ prolisso per i miei gusti e, a mio avviso, l’intero romanzo avrebbe potuto occupare circa la metà delle 522 pagine di cui è composto. Ma andiamo per ordine…iniziamo dalla trama, che prendo “paro paro” dalla quarta di copertina dell’edizione TEA che ho letto: “A Scarborough, una località di mare dello Yorkshire, viene trovato il corpo di una studentessa brutalmente assassinata. Per mesi la polizia brancola nel buio alla ricerca non solo di un autore, ma anche di un movente. Fino a quando un nuovo omicidio scuote gli abitanti della cittadina. Questa volta la vittima è una donna anziana. Le modalità dell'assassinio, tuttavia, sono le stesse e la poliziotta incaricata delle indagini si convince che il nesso fra gli omicidi sia da ricercare nel passato delle due famiglie. E, con l'aiuto di un diario trovato per caso, si imbatte in una vicenda accaduta più di mezzo secolo prima, quando in paese era arrivato insieme agli sfollati da Londra durante i bombardamenti, un bambino di cinque anni apparentemente orfano, ritardato e che si era subito attaccato a una ragazzina di poco maggiore. Brian era il suo nome: questo era tutto ciò che si sapeva di lui. Da tutti era stato «battezzato» Nobody (nessuno) e da tutti era stato maltrattato per anni, atrocemente. A Scarborough tutti avevano cercato di dimenticare questa brutta storia. Ma ognuno, in cuor suo sapeva che un giorno o l'altro sarebbe saltata fuori...” Fin qui nulla da dire, la traccia è abbastanza “intrigante” e invoglia ad avventurarsi nel libro…
E subito ci si ritrova in un racconto che trasuda tristezza, ambientato in ambienti cupi, dove tutti nascondono qualcosa e nessuno è intenzionato a far emergere una verità troppo scomoda e malvagia. La poliziotta incaricata delle indagini, Valerie, deve faticare non poco per trovare degli indizi, delle testimonianze…e si ritrova a scavare nel passato per poter far luce sul presente. Passato che risale agli anni della Seconda guerra mondiale e che ha segnato in maniera indelebile il destino dei protagonisti di questa vicenda. Nonostante i tanti “giri” di parole e i continui “salti” di anni, si arriva alla fine, aspettando di vedere svelato ciò che il lettore più attento e avvezzo ai romanzi gialli, ha già intuito dall’inizio…ma il finale è frettoloso e incompleto e lascia un po’ l’amaro in bocca. Insomma sono rimasta un po’ “così” dopo aver letto “Nobody”…mi ha lasciata insoddisfatta, incupita, triste e quasi infreddolita…sì, avete letto bene “infreddolita” per il gelo che passa dalle pagine di questo racconto. Dovrò decidere se leggere un altro romanzo della Link, per capire se questo suo libro è un “caso isolato” e se gli altri sono scritti meglio o se lasciar stare e rimanere nel dubbio. Nel frattempo, subito dopo la lettura ho deciso che avrei dovuto tirarmi su con qualcosa di buono, di dolce e di caldo e, visto che non c’era nessuna possibilità di trovarne nel libro, ho scelto una ricetta che mi scaldasse fuori e dentro: le pere al vin brulè! Vi assicuro che sono un toccasana in certi momenti…il libro, se volete, provate a leggerlo…le pere, invece, ve le consiglio caldamente!!!! Ecco a voi la ricetta.

PERE COTTE AL VIN BRULE’

Ingredienti per 4 persone: 4 pere Kaiser medio/piccole – 1 bottiglia di vino rosso dolce (tipo Brachetto) – 1 stecca di cannella – 2 chiodi di garofano – 110 gr di zucchero di canna – 1 arancia non trattata

Tagliate il fondo delle pere, eliminate il torsolo e sbucciatele. Mettetele in una piccola casseruola e copritele con il vino, allungandolo con poca acqua se necessario. Aggiungete lo zucchero di canna, la cannella e i chiodi di garofano, coprite con il coperchio e fate cuocere a fuoco basso per circa 15 minuti. Togliete, quindi, le pere dalla casseruola e fate raffreddare un pochino sia i frutti che lo sciroppo. Sbucciate, intanto, l’arancia con un pelapatate, facendo attenzione a staccare solo la parte colorata della buccia e non quella bianca, che è amara. Travasate lo sciroppo in una padella, aggiungete la scorza dell’arancia e fatelo ridurre di due terzi. Riducete le pere a pezzetti e servitele in coppe ricoperte con lo sciroppo, decorando eventualmente con la cannella e la scorza d’arancia. Gustatele calde o tiepide, non fredde, mi raccomando! Buona degustazione e alla prossima! 


26/09/2018

GULASCH DI CERVO, TROTA ALLO SPIEDO, DELITTI E MISTERI NELLA VERDE GERMANIA



Oggi torniamo ad occuparci dei nuovi e spesso quasi sconosciuti giallisti tedeschi. Ultimamente stanno arrivando sugli scaffali di librerie e biblioteche italiane diversi libri con titoli originali ed interessanti. Almeno per me! Prendiamo ad esempio il duo Graf & Neuburger: i loro primi due libri si intitolano “Gulasch di cervo” e “Trota allo spiedo” e riportano proprio questi due simpatici animali in copertina. Ovviamente mi sono lasciata incuriosire, visto che sono sempre a caccia di qualcosa di “insolito” che unisca gusto e delitto…e devo dire che ho fatto bene! Dei due autori non si sa molto. Lisa Graf, nata a Passau, ha studiato filologia romanza ed etnologia, ha scritto cinque gialli e oltre una dozzina di saggi. Ottmar Neuburger, nato a Simbach am Inn, ha studiato fisica e germanistica. Ha lavorato come programmatore e consulente informatico; adesso è nel consiglio direttivo di un’azienda di sviluppo software. Vivono nel Berchtesgaden, vicino a Salisburgo, e nessuno ha ancora capito se
sono solo colleghi o se sono anche una coppia...ma in fondo non mi riguarda proprio: il gossip non è il mio genere. Fatto sta che scrivono in modo decisamente originale. Mi soffermo in particolare sul secondo libro “Trota allo spiedo”. Anzitutto la lettura è scorrevole, la presentazione dei personaggi e dei luoghi è accattivante e spesso si passa dalla suspense allo humor e viceversa, con il risultato che si viene coinvolti e si vuole continuare a leggere per capire fin dove può arrivare la vicenda. La trama è abbastanza semplice: Helmut Meissner, arzillo “vecchietto” ed ex imprenditore rimasto vedovo, sceglie una lussuosa residenza sul lago Chiemsee, in Baviera, per vivere gli ultimi anni della sua vita. Nonostante l’età Helmut e i suoi amici, chi più chi meno, vogliono ancora godersi le loro giornate ma sono continuamente limitati ed ostacolati da una zelante e bigotta infermiera, la quale ha preso come una missione personale quella di salvare le loro anime, più che i loro corpi. E così, quando iniziano ad avvenire strane morti fra i suoi amici più cari, Helmut sospetta che sia proprio l’infermiera Pia a trasformarsi in assassina. Ma sarà davvero così? Suo nipote Stefan, commissario della Criminalpol in vacanza, va a trovare lo zio insieme alla sua collega e fidanzata Marlu…e viene 
coinvolto suo malgrado nelle “indagini” di Helmut e della sua carissima amica, la baronessa Von Hertan. Inizialmente pensa che lo zio stia lentamente scivolando nella demenza senile. Ben presto, però, la sua diffidenza iniziale si trasformerà in sospetto perché sono tanti, troppi i segreti che la splendida residenza nasconde. Un direttore avido e prepotente, una vicedirettrice ancora più avida e perversa, un fatiscente hotel in Romania utilizzato per delle “strane” vacanze, la scomparsa di una delle ospiti più facoltose…tutto diventa un ammasso di tessere che non trovano la loro sistemazione. Saranno Stefan e Marlu, in continuo contatto con Helmut, a cercare e trovare il modo di risolvere il mistero, anzi, i misteri, facendo combaciare i pezzi del puzzle e salvando la vita agli ospiti della residenza. Spero di aver solleticato la vostra curiosità e che decidiate di leggere questo libro, anzi, di gustarlo. Sì, perché per quanto riguarda il gusto, il nostro Helmut è senz’altro un ottimo palato. Ha sempre amato il buon cibo e il buon vino e nella vita non si è mai fatto mancare nulla. Anche alla residenza cerca sempre di mangiare bene e spesso invita la baronessa Von Hertan a cena o le propone una gita sul lago, dove non manca mai una sosta per un dolce ed un tè o un liquore. Non vi proporrò un piatto a base di trota (ah! e vi dico che solo se leggerete il libro capirete il perché del titolo) ma uno dei dolci che Helmut offre alla baronessa in onore del suo nome, Helen. Si tratta delle pere alla “Belle Hélène”, una ricetta che il grande Auguste Escoffier ha creato nel 1864 in onore dell’omonima operetta di Offenbach. Pur essendo stata creata dal mitico chef francese, la ricetta è estremamente semplice ma golosa e di grande effetto…provare per credere!

RICETTA PERE ALLA BELLA ELENA
Ingredienti per 4-8 persone: 8 pere ruggine piccole (possibilmente tutte uguali) - 150 gr zucchero di canna - 2 dl acqua - 1 pezzetto di cannella - 1 stecca di vaniglia - 100 gr cioccolato fondente - 100 gr panna fresca - 50 ml latte -100 gr zucchero semolato - gelato alla crema o panna montata - 50 gr granella di mandorle tostate
Sbucciate le pere e mettetele in una casseruola; aggiungete lo zucchero di canna, l’acqua, la cannella e la vaniglia. Coprite e fate cuocere a fuoco basso per 30 minuti. Verificate con uno stuzzicadenti che le pere siano cotte (ma non troppo molli, mi raccomando!) e lasciatele raffreddare nella casseruola con la loro acqua. 
Preparate la salsa al cioccolato facendo sciogliere la cioccolata a bagnomaria e aggiungendovi poi pian piano la panna, il latte e lo zucchero (io non lo metto perché le pere sono già dolci…ma decidete voi). Mescolate e amalgamate bene il tutto. Mettete ogni pera in un piattino o una ciotola, ricopritela con la salsa al cioccolato calda e cospargetela con la granella di mandorle tostate. Solitamente viene servita calda con accanto una pallina di gelato alla crema o una cucchiaiata di panna montata e, come dice la baronessa Von Hertan, "cosparsa di petali di violette candite e accompagnate da un bicchierino di liquore alle pere". A voi la scelta! L’importante è che siano ben calde, ben ricoperte di cioccolato e magari gustate in compagnia di un buon amico o di un buon libro!