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04/04/2022

"LA CUOCA DI HIMMLER": una donna e la sua storia nella Storia

Franz-Olivier Giesbert è un giornalista, editorialista, biografo, conduttore televisivo e scrittore franco – americano. È nato a Wilmington, negli Stati Uniti, nel 1949 ma le sue origini sono tutte europee: il padre proveniva da una famiglia con radici tedesche ed ebraiche e la madre era una cattolica francese. Franz-Olivier, il cui nome riporta proprio a queste origini, cresce con il desiderio di diventare scrittore e già prima della laurea inizia a pubblicare degli articoli in materia di storia. Le sue prese di posizione rispetto alla politica lo rendono presto un brillante corrispondente dagli USA e uno dei giornalisti più “scomodi” in Francia, ma questo non gli impedisce di fare carriera e di “spaziare” anche in altri campi. Quello che a me interessa in particolare, ovviamente, è la sua attività di scrittore e, più precisamente, il suo libro “La cuoca di Himmler”, pubblicato nel 2013, divenuto subito un “caso editoriale” in Francia e un best-seller in tutto il mondo. Ad essere sincera, sono incappata in questo libro un po’ per caso e un po’ per curiosità. Avevo letto delle recensioni contrastanti ma è stato il titolo ad attirarmi fin da subito…forse perché in sole quattro parole riesce a dirti già molto di quello che ti aspetta una volta iniziata la lettura…che comunque si rivela ben presto molto coinvolgente. Si parla di una donna, più precisamente di una cuoca, che cucina nientemeno che per Himmler…quindi possiamo inserire il romanzo in un momento storico tremendo e preciso. Poi, però, iniziando a leggere si capisce subito che il titolo rivela solo una minima parte di
quello che il libro racconta. La protagonista, Rose, è una donna che nel 2012, all’età di 105 anni, decide di scrivere la sua biografia e lo fa senza mezzi termini e senza nascondere nulla, con una lucidità e una schiettezza uniche. Rose, nata in Armenia nel 1907, racconta la sua storia raccontando tutto il XX° secolo e lo fa con la passione, con la rabbia, con la “fame” di vita che la contraddistinguono e ne fanno una donna forte e vera, con un carattere indomito, forgiato nella sofferenza, una donna capace di amare e di odiare con la stessa intensità. Nel 1915, a soli 8 anni, perde tutta la famiglia nell’orrore del genocidio armeno. E da quel momento la sua infanzia finisce e inizia la sua “avventura” nel mondo. Prima in Turchia, poi in Provenza, a Parigi, negli Stati Uniti, in Cina e di nuovo in Francia, Rose sperimenta sulla sua pelle il massacro degli armeni, l’orrore dell’Olocausto, i deliri del maoismo e la ferocia dell’uomo in tutte le sue declinazioni. “La Storia è una porcheria. Mi ha portato via ogni cosa. I figli. I genitori. Il mio più grande amore. I gatti. Non capisco la deferenza imbecille che la specie umana le riserva.” Questa è una delle tante affermazioni di Rose che, accanto alla lista delle persone che ha più amato, ne ha stilata una di chi, fin da bambina, le ha fatto del male o ne ha fatto a chi amava. E spunta nome per nome, perpetrando l’unica giustizia che conosce: la vendetta. Uccidere, amare, cucinare…Rose fa tutto in modo quasi perfetto, buttandosi a capofitto in ogni esperienza, sperimentando tutto in prima persona. E nei vari flashback presenti nel libro riesce a guardare al passato e a vivere il presente utilizzando sempre la sua personale scala di valori, chiamando ogni cosa con il suo nome e sempre con la disarmante e nuda verità. Non vado oltre perché vorrei davvero invitarvi a leggere questo romanzo, che non si può chiudere in un solo genere, anzi! È un romanzo storico? Sì ma non solo… È un giallo? Beh, anche….È un romanzo d’amore?...forse un pochino...È una biografia? Si, anche questo si può dire…È un libro di cucina? Non proprio ma il cibo e la sua preparazione sono fortemente presenti…insomma…dovete proprio leggerlo per capire cosa intendo! Per quanto riguarda il gusto…non si può in alcun modo dire che Rose non ne abbia, anzi, il suo palato è raffinato e lei è una cuoca sublime, che si cimenta in veri e propri piatti gourmet. Io, però, ho scelto di andare a “pescare” una ricetta semplice della sua infanzia, il plaki, un piatto che ancora oggi viene cucinato in diverse varianti. Quella che vi propongo è la versione della nonna di Rose e sono certa che vi piacerà.

RICETTA PLAKI DELLA NONNA – Ingredienti per 4 persone – 1 chilo di fagioli bianchi grandi tipo “Spagna” (o 4 scatole se preferite quelli già cotti) – quattro/cinque carote – tre/quattro gambi di sedano – 1 cipolla – 2/3 pomodori maturi (4/5 se piccoli) – uno spicchio di aglio (a piacere) – prezzemolo – olio evo – sale – pepe – acqua q.b.

In una casseruola fate appassire con un filo d’olio evo la cipolla affettata sottile e lo spicchio d’aglio sbucciato e intero. Unite le carote a rondelle, fatele rosolare qualche minuto, quindi aggiungete il sedano, i pomodori tagliati a dadini, i fagioli (già precedentemente lessati) e coprite il tutto con un po’ d’acqua (quanto basta per coprire le verdure). Lasciate cuocere a fuoco lento per un’oretta circa. Aggiungete sale e pepe e terminate la preparazione con il prezzemolo tritato: si sprigionerà un profumo incredibile! Servite il piatto condito con un filo d’olio e accompagnatelo con pane (fresco o tostato) e un bicchiere di vino bianco. Il plaki si può gustare sia caldo che a temperatura ambiente e va bene per tutte le stagioni. C’è chi lo preferisce asciutto, chi un po’ più più brodoso…una cosa è certa: è un piatto davvero semplice, gustoso e decisamente salutare! Provatelo e…buon appetito!



02/01/2019

INVITO A CENA CON DELITTO


Ieri è iniziato il 2019 e spero che tutti voi abbiate passato delle belle feste. Fra piatti della tradizione, golosità, preparazioni più o meno elaborate, dolci e spumanti, famiglia e amici, abbiamo passato tantissimo tempo seduti attorno a tavole imbandite, impegnati in chiacchiere e degustazioni. E proprio ispirandomi alle classiche tavolate preparate con i “servizi belli” questa sera voglio parlarvi di un film. Si tratta di un film che rivedo sempre con piacere, per farmi quattro sane risate e che penso molti di voi conoscano. “Invito a cena con delitto”, titolo originale “Murder by Death”, è un film del 1976 diretto da Robert Moore. Scritto da Neil Simon, commediografo statunitense, è una divertente parodia del genere giallo classico e si avvale di un cast di primissima categoria. Fra gli attori, infatti, troviamo Alec Guinness, Peter Sellers, Peter Falk, David Niven, Maggie Smith, per citare solo i più famosi. Unica nel suo genere, inoltre, è l’interpretazione di Truman Capote, il famoso scrittore che ha una parte molto importante. Presentato sempre nel 1976 alla Mostra cinematografica di Venezia, il film ha ottenuto fin da
subito un grande successo e ancora oggi, soprattutto durante le feste, molti canali lo ripropongono anche in prima serata. Ma veniamo alla trama. Il miliardario Lionel Twain, eccentrico e appassionato di gialli, invita nel suo vecchio e tetro castello per un fine settimana i cinque migliori investigatori, scrittori e criminologi del mondo con i rispettivi accompagnatori, partner e coniugi. Arrivano così Sidney Wang, con il figlio adottivo Willie, Dick e Dora Charleston, Sam Diamante con la segretaria Tess, Milo Perrier con il suo assistente ed autista Marcel e Jessica Marbles con l’anziana infermiera Withers. Ciascuno di loro è una sorta di “caricatura”
rispettivamente dei famosi Charlie Chan, Nick e Nora Charles, Sam Spade, Hercule Poirot e Miss Marple e tutti hanno un segreto legame con il loro ospite. Fin dal loro arrivo al castello succedono cose strane. Quando suonano il “campanello”, infatti, costituito dall’agghiacciante urlo di una donna, una statua cade dal tetto dell’ingresso rischiando di ucciderli. Ognuno di loro si salva miracolosamente (e spesso comicamente!) e viene accolto da Jamesignora Bensignore, il maggiordomo cieco di casa Twain, interpretato da un fantastico Alec Guinness! Lo stesso maggiordomo assegna loro le rispettive camere e da loro appuntamento per la cena. Nel frattempo arriva la cuoca assunta per l’occasione, Yetta, che ha il volto della simpaticissima Nancy Walker ma è
sordomuta ed analfabeta…condizione che le impedisce di comunicare con il maggiordomo e, ovviamente, di preparare la cena! Una volta accomodati, i nostri stimati professionisti del crimine si riuniscono nella sala da pranzo e vengono raggiunti da Lionel Twain, che compare improvvisamente al tavolo e lancia loro una sfida: allo scoccare della mezzanotte avverrà un omicidio, uno dei commensali morirà per mano di un altro ed i sopravvissuti dovranno risolvere il mistero, smascherando l’assassino. Il vincitore guadagnerà un milione di dollari
ed i diritti cinematografici della vicenda. Scomparendo, poi, alla loro vista rimarrà nell’ombra, ad osservare i dieci personaggi alle prese con le indagini. E ne succedono delle belle! Dapprima muore il maggiordomo, il cui corpo, però, sparisce…poi muore la cuoca…o no?!?!? E poi spariscono in otto e ne rimangono due e ancora si ritrovano in sala da pranzo ma manca sempre qualcuno…Insomma a poco a poco, fra battute esilaranti e scene tragicomiche, la notte passa e l’alba getta nuova luce sulle tante ombre. Ogni personaggio diventa diffidente nei confronti degli altri, niente e nessuno è come sembra e la soluzione ha mille sfaccettature! Non svelo altro perché rovinerei la
visione a chi ancora non l’ha visto ma vi consiglio di guardarlo perché si tratta di una parodia molto raffinata e apprezzabile, soprattutto da chi conosce i vari personaggi rappresentati. Come dicevo la cuoca non riesce a preparare nulla per cena ma il menù prevedeva, fra le altre portate, un classico consommè. E visto che il nostro stomaco è stato messo a dura prova negli ultimi giorni, ve lo propongo nella versione del Cucchiaio d’Argento. Nella sua semplicità è un piatto davvero gustoso e ben si presta ad essere sorbito caldo.

Prima un po’ di storia… Consommè deriva dal francese, è il participio passato del verbo consommer, consumare, infatti si intende un brodo ristretto ottenuto dopo una bollitura prolungata a fuoco basso. La differenza fra un consommé rispetto ad un semplice brodo ristretto risiede nel fatto che nel brodo, a causa della lunghissima cottura (che va oltre le 8 ore in una preparazione classica) non ci sono quasi più proteine, dato che la maggior parte è stata spezzata in amminoacidi; nel consommé “moderno”, invece, riprendendo della carne a metà cottura, se ne troveranno in quantità piuttosto importanti, dato che i succhi estratti dalla carne e dalle verdure della seconda cottura non hanno ancora avuto il tempo di essere degradati completamente.
RICETTA CONSOMME’  •300 g di carne di manzo tritata • 2 albumi • 1 porro • 1 carota • sedano • 2 litri e 1/2 di brodo di carne • sherry secco (facoltativo)
In una casseruola mettete la carne tritata, le verdure tagliate a pezzetti e gli albumi. Versate il brodo freddo e mescolate bene. Ponete sul fuoco e sempre mescolando portate a bollore. Abbassate la fiamma e cuocete (il liquido deve solo sobbollire) per circa un’ora. Filtrate il brodo con un telo. Se volete profumarlo, aggiungete lo sherry calcolando un cucchiaio da minestra per ogni tazza e 4 per un litro di brodo.

25/10/2017

KATHARINA E LE POLPETTE DI SPINACI


Curve morbide, capelli rossi, un metro e ottanta di forte temperamento: questa è Katharina Schweitzer, la bravissima cuoca e pasticcera protagonista dei gialli tedeschi firmati da Brigitte Glaser. L’autrice è nata nella Foresta Nera nel 1955 e vive a Colonia, dove si occupa di formazione e scrive. Nei suoi gialli, che riscuotono successo anche fuori dalla Germania, Katharina si destreggia fra un piatto e l’altro, nella rinomata cucina di un grande chef di Colonia e in quella più modesta della locanda di famiglia a Legelsau, immersa nella Foresta Nera.
I ritmi serrati del suo lavoro non le impediscono di immischiarsi nelle indagini della polizia, quando a Colonia si consuma un delitto proprio nel ristorante in cui lavora o quando la quiete di Legelsau viene scossa dall’omicidio di un rispettato cittadino impegnato nel sociale. Anzi, insieme alla sua amica ostetrica Adela, curiosa quanto e forse più di lei, Katharina si mette ad indagare finendo spesso nei guai e rischiando anche la vita per risolvere i misteri nei quali, suo malgrado, è coinvolta.