05/06/2020

CHERIF: UN POLIZIOTTO AFFASCINANTE A LIONE

Oggi il nostro “tour” nel mondo delle serie tv francesi, ci porta a Lione ad incontrare il capitano della Squadra Anticrimine Kader Cherif, poliziotto di origini algerine, portato sullo schermo dall’affascinante Abdelhafid Metalsi. La serie è andata in onda con successo in Francia dal 2013 al 2019 e ha ottenuto ottimi risultati anche in Italia, dove è arrivata nel 2016. L’ultima stagione, la sesta, è stata trasmessa nel 2019 e attualmente sul canale “Giallo” stanno andando in onda le repliche delle ultime due serie. Ma cerchiamo di conoscere il protagonista… Allegro e simpatico, con la battuta sempre pronta, Cherif ama profondamente il suo lavoro e la sua città, che conosce come le sue tasche, e…non “stacca” mai, visto che abita proprio di fronte al commissariato. Adora citare scene e battute delle serie poliziesche Anni 70/80, alle quali si ispira (i suoi “miti” in particolare sono Starsky e Hutch, Kojak e “Attenti a quei due”) e guida una vecchia Peugeot 504 coupé. È un acuto osservatore, dotato di una notevole perspicacia e di un ottimo intuito e svolge le indagini un po’ a modo suo (a volte un po’ troppo!), incurante di regole e burocrazia. Ogni tanto, a suo dire per mettere i testimoni a loro agio, li porta proprio a casa e fra una domanda e l’altra offre loro un distensivo tè alla menta. Accanto a lui troviamo il capitano Adeline Briard.
Ligia alle regole, ottimo poliziotto, bravissima con la tecnologia, figlia del direttore della polizia giudiziaria di Parigi, è l’antitesi di Cherif in tutto e per tutto. Quando arriva a Lione è inizialmente insofferente ai metodi poco ortodossi del collega ma poi, a poco a poco, impara a conoscerlo, ad apprezzarlo come poliziotto e come uomo e a creare con lui una coppia vincente! Inutile dire che il loro rapporto, fatto di battibecchi e di prese in giro, non impedisce loro di affrontare e risolvere anche i casi più difficili e violenti. Il loro “amore-non amore” andrà avanti per ben quattro stagioni fino a che…no, non vi svelo nulla! Attorno ai due personaggi principali, ne troviamo altri che sono solo apparentemente “secondari” e che contribuiscono attivamente al successo della serie. Al commissariato primo fra tutti incontriamo Jean-Paul Doucet, Capo della Polizia di Lione e quindi dei nostri due capitani; è molto legato a Cherif e, pur rimproverandolo, spesso lo aiuta nelle sue imprese fuori dagli schemi. Il resto della squadra è composto dal goffo e irriverente Brigadiere capo Joël Baudemont, dall’attenta e sempre pronta agente Stéphanie Giraud e da Philippe Dejax, medico legale che cerca in tutti i modi di convincere Adeline ad uscire con lui…ovviamente senza alcun successo. Oltre ai colleghi di lavoro nella vita di Cherif è molto presente ed importante la famiglia, composta dalle tre donne della sua vita: la madre che l’ha cresciuto da sola (il padre li ha abbandonati quando Kader era piccolo) ed è un po’ “chioccia”, sempre preoccupata che suo figlio abbia mangiato e che stia attento sul lavoro; Deborah, l’ex moglie, avvocato in carriera che spesso difende proprio coloro che Kader ha arrestato ma con la quale riesce comunque ad avere un buon rapporto, soprattutto per il
bene di Sarah, la loro figlia adolescente. I due genitori ne hanno la custodia congiunta, anche se la ragazza vive prevalentemente con il padre. Essendo cresciuto senza la figura paterna, Cherif cerca di essere il più possibile presente e attento e ha un rapporto decisamente particolare con la figlia, anche se spesso Sarah lo rimprovera di essere troppo protettivo. E per quanto riguarda il gusto? Beh! Quando le indagini glielo permettono, Kader attraversa la strada per andare a casa a preparare la cena per la figlia, mentre da vera single interamente dedita al lavoro, Adeline rimane in ufficio fino a tardi e mangia una pizza o un panino alla scrivania. Per fortuna c’è la madre di Cherif che lo riempie sempre di contenitori di tutte le misure con piatti tipici della cucina magrebina, che lui condivide volentieri con la collega. Mi sono quindi documentata e fra le varie specialità, ho voluto sceglierne una davvero unica, proprio come è unico Cherif. Si tratta delle “mhawet” (polpette) di pollo: è un piatto gustoso, un tripudio di sapori e di colori che conquisterà anche i palati più scettici. Ed è anche semplice da preparare, ve lo assicuro! A me è piaciuto molto e vi consiglio di provarlo…così come vi consiglio di guardarvi gli episodi di Cherif: non ve ne pentirete! Buona visione e buon appetito!

RICETTA MHAWET POLLO

Ingredienti: 1 petto di pollo - 1 cipolla medio/grande - 1 manciata di ceci - alloro - 1 fettina di limone – 1 cucchiaino di curcuma - 1 stecca di cannella - 1 cucchiaio di burro - 1 uovo medio + 1 tuorlo - prezzemolo fresco – farina - olio evo - sale e pepe

In una pentola far rosolare per qualche minuto il petto di pollo tagliato a tocchetti con il burro, la cipolla finemente tritata e le spezie. Aggiungere la foglia di alloro, la fettina di limone e i ceci. Coprire poi tutto con l’acqua, aggiustare di sale e lasciar cuocere a fuoco basso. Una volta cotta, ritirare la carne e tritarla finemente. Spostare il trito di carne in un’insalatiera, aggiungere il prezzemolo tritato finemente e l’uovo sbattuto, aggiustando di sale. Formare delle polpette dalla forma un po’ allungata con l’impasto di carne. Passarle nella farina e poi metterle in una pentola antiaderente precedentemente unta, fino a quando non sono diventati dorati. (La ricetta originale propone, in alternativa, di friggere le polpette in olio di semi ben caldo: lascio a voi scegliere la soluzione che
preferite). A parte, sbattere il tuorlo d’uovo con un cucchiaio della salsa di cottura della carne, mescolando bene. Aggiungere il tutto al resto della salsa. Disporre le mhawet su un piatto da portata e servirle guarnite dalla salsa e da una spolverata di prezzemolo fresco tritato. Volendo potete preparare anche dell’hummus di ceci o altre salse a vostro piacimento. Io, oltre all’intingolo ed all’hummus, ho preparato una maionese al prezzemolo, per richiamare questo ingrediente presente nelle polpette, e ho abbinato dei pomodori e dei cetrioli, in modo da dare un tocco di freschezza a tutto il piatto. Insomma io vi ho suggerito la ricetta base e sta poi a voi dare libero sfogo alla vostra fantasia ed al vostro gusto! Buon appetito e alla prossima settimana!


27/05/2020

A BORDEAUX SULLE TRACCE DEL CRIMINE

Continua la mia “carrellata” delle serie televisive francesi, attraverso le quali conosceremo, oltre ai diversi personaggi e interpreti del piccolo schermo, alcuni dei tanti e prelibati piatti della grande, raffinata e “burrosa” cucina francese. Oggi vi presento “Sulle tracce del crimine”, serie nata nel 2006 e arrivata poi in Italia nel 2011. La “Section de recherches” è un'unità speciale della gendarmeria nazionale, responsabile dei casi più complessi di Bordeaux e della Costa d'Argento. (N.B. So che poi, a partire dall'ottava stagione, le azioni si sposteranno anche a Nizza e Provenza-Alpi-Costa Azzurra, ma io sono ferma alle stagioni precedenti!). Purtroppo questa serie, che pur ha riscosso un notevole successo, è sempre stata trasmessa in orari decisamente impossibili per chi conduce una vita “normale” (o almeno per chi come me ci prova!).  Dopo un breve periodo in cui si riusciva a vederla in prima serata su Rai3, infatti, è stata spostata su altri canali, inizialmente a tarda notte e poi la mattina presto (?!?). La motivazione non mi è chiara ma ho dovuto comunque farmene una ragione e adesso mi capita a volte di vedere uno o due episodi durante le ferie o nelle afose serate in cui di dormire proprio non si parla! La serie è accattivante: rapimenti, sparizioni, ricatti, delitti d'odio e a sfondo sessuale, omicidi…tante sono le tipologie di crimini di cui si occupano gli investigatori di questa squadra, formata da elementi tanto eccezionali quanto “normali”.
Il capo della sezione è il giovane, integerrimo ed affascinante Capitano Enzo Ghemara, di origini magrebine, affiancato dall’esperto ed enigmatico Maggiore Martin Bernier, fulcro e spesso “collante” del gruppo. Bernier ha servito il suo Paese nell’esercito e questo lo ha profondamente segnato e formato, lasciandogli una singolare capacità di calarsi nei panni del criminale di turno e di cogliere le sfumature delle menti più deviate e malate. Non dà mai nulla per scontato e non trascura nessun particolare, né sulla scena del crimine né fra le pagine dei dossier delle vittime e delle persone coinvolte nei vari casi. La sua esperienza ed il suo apparente cinismo, però, non riescono a cancellare completamente la sua umanità e la sua empatia rispetto ai crimini che è chiamato a risolvere e spesso alcune verità lo turbano e lo lasciano sfinito fisicamente e psicologicamente. Con lui troviamo la giovane ed esuberante Mathilde Delmas, sempre pronta all’azione, e Warrant Linsky, madre di una bimba e vedova di un poliziotto, che invece è molto più riflessiva e dotata di grande intuito. A supportare la squadra dalla postazione informatica, anche se preferirebbe stare “sul campo”, è il giovane agente Luc Irrandonea. Un po’ impacciato e timido diventa un fulmine alle prese con la tastiera e fornisce un valido aiuto alla squadra. Dulcis in fundo la “veterana” Nadia Angeli, esperta della scientifica, sempre la prima ad arrivare sulla scena del crimine ed a cogliere i più piccoli dettagli. Al suo occhio non sfugge nulla e spesso sono proprio le sue “indagini al microscopio” a permettere la soluzione dei casi più difficili. Nadia è anche un po’ materna nei confronti dei colleghi, in particolare dei più giovani, e ha sempre una parola per tutti. Sullo sfondo delle azioni la bella città di Bordeaux ed i suoi pittoreschi dintorni, i vigneti, la Côte d'Argent e le gustose specialità locali…anche se tutto ciò non interessa affatto ai nostri impegnatissimi eroi! A parte qualche piccola pausa e qualche tentativo di consumare una cena degna di tale nome, infatti, nessuno di loro mostra un particolare interesse per il cibo…eppure ne avrebbero di prelibatezze da gustare!!! Fra le tante ho voluto scegliere un “dessert” caratteristico della zona: le “poires au Saint-Émilion”. Nonostante il fascino di queste parole francesi, si tratta di semplicissime pere cotte nel vino rosso (certo, non un vino a caso, si intende!!) che prendono il nome dal borgo medievale famoso per i suoi fantastici vigneti, resi unici dalla posizione a metà fra le colline e l’oceano. Si dice che qui il vino abbia un aroma particolare che permane solo se gustato in loco…Certo mi piacerebbe molto fare un giretto in quella bellissima regione per verificare questa “diceria”…nel frattempo posso solo consigliarvi di guardare la serie di cui vi ho parlato e di gustare ogni singolo boccone di queste fantastiche pere ubriache! À la prochaine!

RICETTA “POIRES AU ST EMILION”

Ingredienti: 4 Pere coscia (o kaiser ma piccole) - 300 ml Vino rosso (meglio se uno dei tanti “chateaux”…della zona di Bordeaux on va sans dire!) - 200 ml Acqua - 200 g Zucchero di canna -1 stecca di cannella (o 2 cucchiaini di quella in polvere) - 2 Chiodi di garofano - Succo di un’arancia

Mettete l’acqua e il vino in una pentola insieme allo zucchero e fatelo sciogliere a fuoco basso. Aggiungete la stecca di cannella, il succo d’arancia e i chiodi di garofano e fate raggiungere il bollore. Sbucciate le pere intere lasciando il picciolo e quando acqua e vino bolliranno immergetele e fatele cuocere per 20 minuti circa fino a che saranno cotte (se preferite, una volta lavate accuratamente, si può anche lasciare la buccia).La cottura potrebbe durare qualche minuto in più se le pere fossero grandi. Quando saranno totalmente cotte toglietele dalla pentola e mettetele in un piatto. Rimettete la pentola con acqua e vino su fuoco e fate cuocere, mescolando, ancora per 10 minuti circa in modo che la salsa si restringa e caramelli un pochino. Spegnete il fuoco, lasciate raffreddare qualche minuto e servite le pere al vino con la loro salsa. Sono ottime gustate in inverno ma anche quando fa meno freddo è sufficiente lasciarle intiepidire e vi sorprenderanno! Alla prossima!


21/05/2020

CHLOÉ SAINT-LAURENT: UNA STRAVAGANTE CRIMINOLOGA NELLA POLIZIA PARIGINA


Oggi vorrei parlarvi di una serie televisiva che mi sta davvero appassionando: Profiling (Profilage in francese). Forse perché adoro i profiler (vedi i miei post precedenti su Criminal Minds…), forse perché mostra un approccio diverso alle indagini rispetto a quello “classico” americano o semplicemente perché è una serie fatta proprio bene e curata nei minimi dettagli, capace di coinvolgermi, di tenermi incollata allo schermo fino all’ultima scena e di farmi aspettare con curiosità l’appuntamento settimanale…fatto sta che sto seguendo l’ottava stagione (attualmente in onda sul canale “Giallo”) e non me ne perdo un episodio! (Vi consiglio vivamente di guardarla e di andarvi a cercare le altre serie, magari per farvi una “maratona” e mettervi in pari!). La protagonista è Chloé Saint-Laurent, interpretata magistralmente da Odile
Vuillemin, criminologa decisamente sopra le righe e con un passato pesante che, suo malgrado, segna ancora la sua vita ed il suo lavoro. Chloé viene assegnata come consulente alla squadra di polizia investigativa guidata prima dal commissario Matthieu Perac, nelle prime due stagioni, e poi dal commissario Thomas Rocher in quelle successive, e composta dai tenenti Fred Kancel e Hippolyte de Courtène. Il suo arrivo, fortemente voluto dall’esperto, paterno e lungimirante comandante Grégoire Lamarck, non è ben visto dal resto del gruppo che, inizialmente, le è quasi completamente ostile. Bizzarra, sempre apparentemente con la testa altrove, testarda, insofferente alle regole ed agli stereotipi, Chloé piomba letteralmente sulle scene dei delitti con abiti e accessori dai colori sgargianti, che lei ama e che la contraddistinguono, osservando in modo quasi maniacale ogni singolo dettaglio. La sua capacità di immedesimarsi prima nella vittima e poi nel suo carnefice, estraniandosi da tutto e da tutti, lasciano spesso spiazzati i colleghi che, tuttavia, a poco a poco imparano ad apprezzarla e a riconoscere le sue incredibili doti, la sua grande preparazione e professionalità e la sua capacità di arrivare alla verità, anche e soprattutto quando questa è scomoda, quasi incredibile e colpisce dritta
allo stomaco. Il silenzioso Rocher (interpretato dall’affascinante Philippe Bas), molto più attento alle intuizioni ed alle deduzioni di Chloé rispetto al suo predecessore, nonostante il suo carattere molto chiuso riesce ad instaurare un ottimo rapporto di fiducia prima e di amicizia poi con questa esuberante ragazza dai capelli rossi che lo affianca per affrontare assassini, rapitori, aggressori e serial killer. Con l’inseparabile grande borsa gialla al braccio e i suoi borbottii, Chloé diventa ben presto parte integrante della squadra (praticamente la sua famiglia) e riuscirà anche ad affrontare i suoi demoni interiori e a riconciliarsi con sé stessa e con la sua storia, vivendo diversi e inaspettati colpi di scena. Come accennato, oltre a Rocher e a Lamarck, il gruppo è formato da Fred, ex alcolista che si mostra come una poliziotta “dura”, mascolina e pronta all’azione per nascondere la sua fragilità e sensibilità, e da Hippolyte, mago dell’informatica con un cognome e una famiglia “ricca e scomoda” alle spalle, più avvezzo a maneggiare una tastiera piuttosto che una pistola. I due vivono una storia di amore-odio che prosegue con alti e bassi nelle varie stagioni (…e sulla quale non aggiungo altro per non spoilerare ed attirare l’ira di chi ancora deve mettersi “in pari” con le diverse serie!). Ci sono anche altri personaggi che intrecciano le loro storie con quelle della squadra e spesso non sono così “marginali” come sembra ma lascio a voi scoprirli… cito solo la piccola Lily, orfana adottata da
Chloé, e Adele Delettre, ragazza difficile e criminologa come Chloé, alla quale è molto legata. E per quanto riguarda il gusto? Beh! Signori miei siamo a Parigi! Il commissariato in cui si muovono i nostri protagonisti sorge sulle rive della Senna, proprio dietro a Notre Dame, e spesso Chloé si siede sulla banchina per riflettere o per fare una piccola pausa durante le indagini. Ma la criminologa non ama cucinare, anzi, non ne è proprio capace (!). E anche gli altri non stanno molto a “perdere tempo” con il cibo, a parte Hippolyte che, davanti al pc, ingurgita baguette ripiene di qualsiasi cosa e cibo-spazzatura di ogni tipo ed è tutt’altro che un gourmet! Per fortuna Chloé è golosissima e ogni mattina si presenta al lavoro con dei dolcetti che condivide e gusta insieme ad una tazza di tè. Fra tutti quelli che mangia, i più ricorrenti sono le ciambelle al forno…e quindi che ciambelle siano!
RICETTA CIAMBELLE AL FORNO
INGREDIENTI (per circa 25/30 ciambelle): 230 ml di latte - 60 g di zucchero semolato - 1 uovo - 450 g di farina 00 + quella per la lavorazione – 12/15 g di lievito di birra fresco - 100 g di burro morbido a pomata
1 bustina di vanillina oppure i semi di 1/2 bacca di vaniglia - un pizzico di sale
PER LA GUARNIZIONE: zucchero semolato - burro sciolto

L'impasto è il vero segreto di queste ciambelle al forno: sembra molto semplice ma richiede molta attenzione. In una ciotola versate il latte, sbriciolate il lievito di birra, unite lo zucchero semolato e mescolate con una frusta. Aggiungere l’uovo, il pizzico di sale, la vanillina (o i semi di mezza bacca di vaniglia) e continuate a mescolare per amalgamare bene. Incorporate, un po’ per volta, la farina setacciata e trasferite l’impasto sul piano di lavoro. Continuate a impastare fino a ottenere un panetto compatto. Allargate il panetto con le mani e distribuite sulla superficie dei pezzettini di burro morbido: impastate fino al completo assorbimento, cercando di non “scaldare” troppo l’impasto. Infarinate il piano di lavoro e ripetere
l’operazione tante volte fino a quando avrete incorporato tutto il burro. Lavorate l’impasto energicamente: il risultato sarà un panetto lucido, liscio, elastico e leggermente appiccicoso. Sistemate il panetto in una ciotola, coprite con un canovaccio o della pellicola trasparente e fate lievitare in un luogo tiepido per circa 1 o 2 ore. Una volta pronto, adagiate il panetto sul piano di lavoro infarinato e con un mattarello stendetelo per ottenere una sfoglia spessa circa 1 cm. Ritagliate le ciambelle utilizzando un coppapasta del diametro di 8 cm e, per il buco centrale, una bocchetta per pasticceria di 3 cm. Impastate nuovamente i ritagli avanzati, fate lievitare qualche minuto il panetto ottenuto, stendetelo con il matterello e ricavate altre ciambelle. Rivestite con carta forno una teglia e sistemate le ciambelle leggermente distanziate l’una dall’altra. Fate lievitare coperte con un canovaccio sino al raddoppio in un ambiente tiepido: ci vorranno circa 2 ore. Cuocete le ciambelle in forno già caldo a 180°C statico per circa 15/20 minuti. Per guarnire le ciambelle, fate sciogliere a bagnomaria un pezzetto di burro. Spennellate con il burro fuso le ciambelle appena sfornate e passatele nello zucchero semolato. Le ciambelle al forno sono pronte! Chloé le abbina sempre ad un tazzone di tè caldo ma voi potete abbinarle anche ad un’altra bevanda…sempre che non finiscano prima che vi siate decisi! Alla prossima!