Buona sera e bentrovati, spero stiate tutti bene! Quale
libro state leggendo in questo periodo? Io sto lavorando alacremente per poter
pubblicare post sempre più interessanti…cerco di leggere autori nuovi e a me
sconosciuti, mentre ci sono nuove uscite di autori che già conosco e apprezzo
che mi fissano dalla zona “in attesa” della mia libreria!!! Ahimè! Devo fare
delle scelte, soprattutto perché il lavoro mi impone ritmi serrati e spesso mi
assorbe troppo. Per non parlare delle serie TV nuove o in replica…ci sono
serate in cui devo lasciare un episodio a metà perché mi calano le palpebre e
vi assicuro che non è da me!!! Ma non temete: non sono facile alla resa e
continuo imperterrita a documentarmi per il mio amato blog. Voglio anticiparvi
che, mentre leggo un libro via l’altro, ho deciso che uno dei prossimi post
sarà dedicato ad uno dei miei miti: il grande e unico Alfred Hitchcock! Non vi
nascondo che si tratta di un’impresa difficile. Tanto per cominciare,
infatti, c’è
l’imbarazzo della scelta fra i suoi tanti capolavori e poi…a quale piatto
abbinarlo?!?! Le scene in cui i protagonisti mangiano o bevono sono tante e
diverse, per questo penso sia limitante sceglierne solo una. Qualche esempio?
Beh! C’è la fantastica scena di “Il sospetto” in cui un giovanissimo Cary Grant
sale le scale al buio, portando un bicchiere di latte all’amata moglie…la luce
sembra quasi uscire da quel bicchiere che tutti pensano contenga del veleno. Oppure
il pic-nic extra lusso di Grace Kelly e Cary Grant in Costa Azzurra nel
sofisticato “Caccia al ladro”…E ancora i
sandwich consumati da James Stewart
bloccato da una gamba ingessata e intento a spiare gli abitanti della casa di
fronte in “La finestra sul cortile”…E come dimenticare gli hamburger della medium
e del suo complice in “Complotto di famiglia?” o la cena marocchina di Stewart
con Doris Day in “L’uomo che sapeva troppo”?…Ce ne sarebbero molte altre e
dovrò impegnarmi per scegliere ed essere originale. È per questo che ho deciso
di chiedervi un aiuto. Già, avete capito bene…un aiutino! Quale film preferite
fra quelli di Hitch? Quale
guardereste mille volte senza stancarvi? E a quale
ingrediente o ricetta lo abbinereste? Oppure avete semplicemente un piatto che
secondo voi è da gustare durante la visione? Aspetto i vostri suggerimenti, i
vostri commenti, le vostre risposte: sono sicura che ciascuno di voi ha già in
mente una scena o un film o un sapore, un aroma…quindi cosa aspettate?!?
Scrivete, scrivete, scrivete! Buona serata e a presto!
Un buon libro, così come un buon piatto, deve attrarre, catturare, coinvolgere, stupire, emozionare...In moltissimi gialli il cibo gioca un ruolo importante a volte fondamentale e i detective usano tutti i loro sensi per risolvere i misteri: tatto, udito, olfatto,vista e gusto...il gusto del delitto...
29/05/2019
23/05/2019
GIALLO PERCHÉ……
In Francia vengono chiamati roman policier o polar, in Germania
Kriminalroman, abbreviato in Krimi, gli Anglosassoni utilizzano diversi termini:
detective fiction, mystery (o mystery story), detective story o detective novel,
thriller, psico thriller, legal thriller, medical thriller, spy story…in
Italia, invece, sono semplicemente gialli. Questa accezione si usa solamente
nella lingua italiana e ciò si deve alla collana “Il Giallo Mondadori”, ideata
da Lorenzo Montano e pubblicata in Italia da Arnoldo Mondadori a partire dal
1929: il termine “giallo”, dal colore della copertina, ha sostituito in Italia
quello di “poliziesco”. Da ben novant’anni per noi italiani questo colore
contraddistingue tutti quei romanzi polizieschi, thriller,
noir…praticamente
racchiude tutti i vari “sottogeneri” esistenti. Diversi direttori si sono avvicendati
alla guida della serie ma fra tutti si è distinto per longevità e per capacità Alberto
Tedeschi, tanto che nel 1980 è stato istituito un omonimo premio, dedicato a
romanzi gialli italiani inediti e consistente, per i vincitori, nella
pubblicazione all'interno della collana del Giallo Mondadori. Sono tanti gli
scrittori che hanno raggiunto il successo proprio grazie alla pubblicazione del
loro romanzo da parte dell’azienda di Segrate che li ha fatti conoscere ad un
pubblico sempre più vasto. E quest’anno, per questo importante anniversario, la
Mondadori ha pubblicato un inedito del grande Andrea Camilleri e ripropone alcuni
classici del Ventesimo secolo. Vi confesso che la collana Gialli Mondadori per
me è un mito e, amando il genere, è quasi obbligatorio per me dedicarle uno
spazio, anche se limitato, nel mio blog. Quando ero ancora una ragazzina cercavo
di risparmiare la paghetta e le mance per potermi comprare uno di quei libri colorati
con l’illustrazione nel tondo di copertina e i titoli che stuzzicavano la mia
curiosità di avida lettrice. Ancora oggi, quando ne trovo uno, magari un po’
consumato, in una bancarella…non resisto e devo acquistarlo! Il Giallo
Mondadori, poi, è milanese come me e giallo come il risotto allo zafferano e la
polenta. Chissà se gli ideatori della collana si sono ispirati a uno di questi
due cavalli di battaglia della cucina lombarda o se hanno scelto un colore a
caso…non ci è dato di saperlo ma ormai mi conoscete e potete indovinare come la
penso: per me il giallo della collana Mondadori è il giallo polenta. Sì, perché
i primi libri costavano 5 lire, erano
accessibili alla maggior parte degli
italiani dell’epoca, così come la polenta è nato come piatto povero, accessibile
a tutti e consumato prevalentemente dai contadini del nord Italia. Sono diverse
le tipologie di polenta, in base alle diverse regioni ed alle diverse farine utilizzate.
Io, da buona lombarda, sono cresciuta mangiando la polenta classica, gialla
appunto (!) fatta con la farina di mais, nel pentolone di rame, lentamente. “Acqua,
sale, farina e olio di gomito”, diceva mia nonna, e poi un canovaccio, un
tagliere e un coltello di legno…e in tavola. Si mangiava con il formaggio o con
il sugo e, se avanzava, il giorno dopo si tagliava a fette e si friggeva. A
volte la nonna la cucinava con una consistenza diversa, lasciandola più
morbida, e la serviva calda ricoperta con del latte freddo…non vi dico che
bontà! Quando ci penso mi vengono in mente ricordi bellissimi di tutta la
famiglia intorno al tavolo e il sorriso mi viene spontaneo sulle labbra e sul
cuore. Lo so, forse questa sera sono stata un po’ troppo “romantica” ma quando
si parla di miti che durano nel tempo non si può fare a meno di diventare “mielosi”!
Vi invito, se ancora non lo avete fatto, a leggere uno dei classici della collana
Mondadori e, ovviamente, a gustare una bella polenta…del resto questo con
questo clima impazzito non è poi così strano! Alla prossima settimana!
14/05/2019
DIANA LAMA E ARTEMISIA GENTILE: UN’AUTRICE E UNA PSICOLOGA NELLA BELLA NAPOLI
Diana Lama vive a Napoli, dove è nata nel 1960; è medico
specialista in chirurgia del cuore e grossi vasi e lavora come ricercatrice
universitaria. Avida lettrice e appassionata collezionista di libri gialli fin
da ragazzina, esordisce come scrittrice nel 1995, con un libro scritto a
quattro mani con Vincenzo De Falco “Rossi come lei”, vincitore del Premio
Tedeschi. Dopo questo fortunato esordio, collabora ancora con De Falco per
altri libri, per poi dedicarsi alla scrittura “in solitario”. Anche così Il
successo la accompagna e i suoi libri vengono ad oggi tradotti in diverse
lingue ed apprezzati in molti Paesi in tutto il mondo. Fra i suoi tanti romanzi
ho scelto di leggere “L’anatomista”, del 2013, un po’ per
curiosità e un po’ perché avevo trovato recensioni diversissime tra loro: chi lo apprezzava, chi lo denigrava e chi lo riteneva un libro “riuscito a metà”...insomma volevo leggerlo per capire chi poteva avere ragione! La storia è ambientata a Napoli, che fa da sfondo alle vicende di uno spietato serial killer, ribattezzato l’Anatomista, appunto, perché infierisce sulle sue vittime utilizzando il bisturi con freddezza e perizia degne di un chirurgo. La Polizia della città si affida ad una squadra di esperti, chiamati in campo dal questore, composta da agenti molto preparati e diretta da Tito Jacopo Durso. Questi è uno psichiatra, esperto profiler, gelido e calcolatore, la cui vita è stata segnata da un’oscura tragedia familiare. Alla squadra viene poi affiancata Artemisia Gentile, Mitzi per gli amici, giovane e abilissima psicologa, specializzata in vittime di abusi e maltrattamenti e volto noto della TV locale. Anche lei ha dei pesanti fantasmi che la tormentano e la rendono più sensibile e capace di cogliere i dettagli più importanti durante le indagini. Il lavoro della task force è difficile e l’Anatomista sembra essere sempre un passo avanti a loro, facendoli correre a destra e a manca, quasi prendendoli in giro. La scia di sangue del killer continua fino a quando Durso non decide di usare la stessa Mitzi come esca, mettendo a repentaglio la sua vita ed il suo equilibrio mentale. L’epilogo è inaspettato e lascia senz’altro a bocca aperta. Il libro è scorrevole, soprattutto per il linguaggio semplice e la brevità dei capitoli, anche se l’impianto narrativo a volte ti disorienta. A mio avviso c’è “troppo”. Troppi personaggi, troppi flashback, troppa psicologia spicciola, in alcuni passaggi perfino troppe parole! Sicuramente dovrò leggere altri libri di questa autrice, per conoscerla meglio e per meglio assaporare le sue pagine. Nel frattempo, comunque, se siete curiosi come me provate a leggerlo: la cosa certa è che vi farà venire voglia di andare a Napoli, questa città di cui si dice tanto ma, a mio modesto parere, si conosce sempre poco! Inutile dire che, presi dalla caccia serrata al serial killer, i nostri protagonisti non si lasciano nemmeno tentare dalle mille prelibatezze partenopee…beh! Mi spiace per loro! Io, invece, mi lancerei in mille escursioni enogastronomiche!!! In abbinamento a questo libro, essendo ambientato nei giorni che precedono il Natale, vi propongo una ricetta gustosissima: la pizza di scarola! L’ho assaggiata tanti anni fa, grazie ad una delle clienti del negozio dei miei, e mi è piaciuta moltissimo. Ecco a voi la ricetta.
PIZZA DI SCAROLA (per una tortiera di 22 cm di diametro)
Per la pasta: • 350 g farina 0 • 200 g burro • 180/200 ml acqua tiepida • 15 g lievito di birra • zucchero • sale
Per la farcitura: • 1,2 kg scarola • 80 g filetti di acciuga • 150 g olive di Gaeta denocciolate • 50 g capperi • 2 cucchiai di pinoli • 2 cucchiai di uvetta sultanina (facoltativo) • 1 spicchio d’aglio • peperoncino • olio evo • sale • pepe
Fate la pasta: in una terrina diluite il lievito con un pizzico di zucchero e poca acqua tiepida, lasciatelo fermentare 10 minuti. Lavorate tutti gli ingredienti con il lievito aggiungendo l’acqua tiepida necessaria per ottenere un impasto liscio, omogeneo e non troppo morbido. Sistematelo in una ciotola spennellata d’olio, sigillatela con la pellicola e lasciate lievitare la pasta per 20-25 minuti. Preparate il ripieno: lessate brevemente la scarola in acqua poco salata, scolatela e dopo strizzatela.
In una padella scaldate
tre-quattro cucchiai d’olio, fatevi dorare lo spicchio d’aglio senza sbucciarlo
e poi eliminatelo. Aggiungete le acciughe, i capperi, le olive, i pinoli, il
peperoncino e, per ultima, la
scarola. Fate insaporire il tutto per alcuni
minuti, ritirate dal fuoco, regolate di sale e aggiungete a piacere l’uvetta (precedentemente
ammollata e strizzata). Lasciate raffreddare. Foderate uno stampo con metà
della pasta lievitata, riempitelo con l’impasto preparato distribuendolo bene
senza schiacciarlo, coprite con la restante pasta tirata a disco, coprite,
lasciate lievitare ancora per circa un’ora. Spennellate la superficie della
pizza con un pochino di olio e ponete in forno caldo a 200° e cuocete per circa
25/30 minuti. Ritirate e servite la pizza tiepida oppure fredda, in entrambi i
casi è molto gustosa. Potete abbinarla ad un buon vino bianco secco servito
fresco e (perché no?) ad una lettura di Diana Lama: così il quadro sarà davvero
completo! Buon appetito e alla prossima settimana!
curiosità e un po’ perché avevo trovato recensioni diversissime tra loro: chi lo apprezzava, chi lo denigrava e chi lo riteneva un libro “riuscito a metà”...insomma volevo leggerlo per capire chi poteva avere ragione! La storia è ambientata a Napoli, che fa da sfondo alle vicende di uno spietato serial killer, ribattezzato l’Anatomista, appunto, perché infierisce sulle sue vittime utilizzando il bisturi con freddezza e perizia degne di un chirurgo. La Polizia della città si affida ad una squadra di esperti, chiamati in campo dal questore, composta da agenti molto preparati e diretta da Tito Jacopo Durso. Questi è uno psichiatra, esperto profiler, gelido e calcolatore, la cui vita è stata segnata da un’oscura tragedia familiare. Alla squadra viene poi affiancata Artemisia Gentile, Mitzi per gli amici, giovane e abilissima psicologa, specializzata in vittime di abusi e maltrattamenti e volto noto della TV locale. Anche lei ha dei pesanti fantasmi che la tormentano e la rendono più sensibile e capace di cogliere i dettagli più importanti durante le indagini. Il lavoro della task force è difficile e l’Anatomista sembra essere sempre un passo avanti a loro, facendoli correre a destra e a manca, quasi prendendoli in giro. La scia di sangue del killer continua fino a quando Durso non decide di usare la stessa Mitzi come esca, mettendo a repentaglio la sua vita ed il suo equilibrio mentale. L’epilogo è inaspettato e lascia senz’altro a bocca aperta. Il libro è scorrevole, soprattutto per il linguaggio semplice e la brevità dei capitoli, anche se l’impianto narrativo a volte ti disorienta. A mio avviso c’è “troppo”. Troppi personaggi, troppi flashback, troppa psicologia spicciola, in alcuni passaggi perfino troppe parole! Sicuramente dovrò leggere altri libri di questa autrice, per conoscerla meglio e per meglio assaporare le sue pagine. Nel frattempo, comunque, se siete curiosi come me provate a leggerlo: la cosa certa è che vi farà venire voglia di andare a Napoli, questa città di cui si dice tanto ma, a mio modesto parere, si conosce sempre poco! Inutile dire che, presi dalla caccia serrata al serial killer, i nostri protagonisti non si lasciano nemmeno tentare dalle mille prelibatezze partenopee…beh! Mi spiace per loro! Io, invece, mi lancerei in mille escursioni enogastronomiche!!! In abbinamento a questo libro, essendo ambientato nei giorni che precedono il Natale, vi propongo una ricetta gustosissima: la pizza di scarola! L’ho assaggiata tanti anni fa, grazie ad una delle clienti del negozio dei miei, e mi è piaciuta moltissimo. Ecco a voi la ricetta.
PIZZA DI SCAROLA (per una tortiera di 22 cm di diametro)
Per la pasta: • 350 g farina 0 • 200 g burro • 180/200 ml acqua tiepida • 15 g lievito di birra • zucchero • sale
Per la farcitura: • 1,2 kg scarola • 80 g filetti di acciuga • 150 g olive di Gaeta denocciolate • 50 g capperi • 2 cucchiai di pinoli • 2 cucchiai di uvetta sultanina (facoltativo) • 1 spicchio d’aglio • peperoncino • olio evo • sale • pepe
Fate la pasta: in una terrina diluite il lievito con un pizzico di zucchero e poca acqua tiepida, lasciatelo fermentare 10 minuti. Lavorate tutti gli ingredienti con il lievito aggiungendo l’acqua tiepida necessaria per ottenere un impasto liscio, omogeneo e non troppo morbido. Sistematelo in una ciotola spennellata d’olio, sigillatela con la pellicola e lasciate lievitare la pasta per 20-25 minuti. Preparate il ripieno: lessate brevemente la scarola in acqua poco salata, scolatela e dopo strizzatela.
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