29/05/2019

SUGGERIMENTI....


Buona sera e bentrovati, spero stiate tutti bene! Quale libro state leggendo in questo periodo? Io sto lavorando alacremente per poter pubblicare post sempre più interessanti…cerco di leggere autori nuovi e a me sconosciuti, mentre ci sono nuove uscite di autori che già conosco e apprezzo che mi fissano dalla zona “in attesa” della mia libreria!!! Ahimè! Devo fare delle scelte, soprattutto perché il lavoro mi impone ritmi serrati e spesso mi assorbe troppo. Per non parlare delle serie TV nuove o in replica…ci sono serate in cui devo lasciare un episodio a metà perché mi calano le palpebre e vi assicuro che non è da me!!! Ma non temete: non sono facile alla resa e continuo imperterrita a documentarmi per il mio amato blog. Voglio anticiparvi che, mentre leggo un libro via l’altro, ho deciso che uno dei prossimi post sarà dedicato ad uno dei miei miti: il grande e unico Alfred Hitchcock! Non vi nascondo che si tratta di un’impresa difficile. Tanto per cominciare,
infatti, c’è l’imbarazzo della scelta fra i suoi tanti capolavori e poi…a quale piatto abbinarlo?!?! Le scene in cui i protagonisti mangiano o bevono sono tante e diverse, per questo penso sia limitante sceglierne solo una. Qualche esempio? Beh! C’è la fantastica scena di “Il sospetto” in cui un giovanissimo Cary Grant sale le scale al buio, portando un bicchiere di latte all’amata moglie…la luce sembra quasi uscire da quel bicchiere che tutti pensano contenga del veleno. Oppure il pic-nic extra lusso di Grace Kelly e Cary Grant in Costa Azzurra nel sofisticato “Caccia al ladro”…E ancora i
sandwich consumati da James Stewart bloccato da una gamba ingessata e intento a spiare gli abitanti della casa di fronte in “La finestra sul cortile”…E come dimenticare gli hamburger della medium e del suo complice in “Complotto di famiglia?” o la cena marocchina di Stewart con Doris Day in “L’uomo che sapeva troppo”?…Ce ne sarebbero molte altre e dovrò impegnarmi per scegliere ed essere originale. È per questo che ho deciso di chiedervi un aiuto. Già, avete capito bene…un aiutino! Quale film preferite fra quelli di Hitch? Quale
guardereste mille volte senza stancarvi? E a quale ingrediente o ricetta lo abbinereste? Oppure avete semplicemente un piatto che secondo voi è da gustare durante la visione? Aspetto i vostri suggerimenti, i vostri commenti, le vostre risposte: sono sicura che ciascuno di voi ha già in mente una scena o un film o un sapore, un aroma…quindi cosa aspettate?!? Scrivete, scrivete, scrivete! Buona serata e a presto!

23/05/2019

GIALLO PERCHÉ……

In Francia vengono chiamati roman policier o polar, in Germania Kriminalroman, abbreviato in Krimi, gli Anglosassoni utilizzano diversi termini: detective fiction, mystery (o mystery story), detective story o detective novel, thriller, psico thriller, legal thriller, medical thriller, spy story…in Italia, invece, sono semplicemente gialli. Questa accezione si usa solamente nella lingua italiana e ciò si deve alla collana “Il Giallo Mondadori”, ideata da Lorenzo Montano e pubblicata in Italia da Arnoldo Mondadori a partire dal 1929: il termine “giallo”, dal colore della copertina, ha sostituito in Italia quello di “poliziesco”. Da ben novant’anni per noi italiani questo colore contraddistingue tutti quei romanzi polizieschi, thriller,
noir…praticamente racchiude tutti i vari “sottogeneri” esistenti. Diversi direttori si sono avvicendati alla guida della serie ma fra tutti si è distinto per longevità e per capacità Alberto Tedeschi, tanto che nel 1980 è stato istituito un omonimo premio, dedicato a romanzi gialli italiani inediti e consistente, per i vincitori, nella pubblicazione all'interno della collana del Giallo Mondadori. Sono tanti gli scrittori che hanno raggiunto il successo proprio grazie alla pubblicazione del loro romanzo da parte dell’azienda di Segrate che li ha fatti conoscere ad un pubblico sempre più vasto. E quest’anno, per questo importante anniversario, la Mondadori ha pubblicato un inedito del grande Andrea Camilleri e ripropone alcuni classici del Ventesimo secolo. Vi confesso che la collana Gialli Mondadori per me è un mito e, amando il genere, è quasi obbligatorio per me dedicarle uno spazio, anche se limitato, nel mio blog. Quando ero ancora una ragazzina cercavo di risparmiare la paghetta e le mance per potermi comprare uno di quei libri colorati con l’illustrazione nel tondo di copertina e i titoli che stuzzicavano la mia curiosità di avida lettrice. Ancora oggi, quando ne trovo uno, magari un po’ consumato, in una bancarella…non resisto e devo acquistarlo! Il Giallo Mondadori, poi, è milanese come me e giallo come il risotto allo zafferano e la polenta. Chissà se gli ideatori della collana si sono ispirati a uno di questi due cavalli di battaglia della cucina lombarda o se hanno scelto un colore a caso…non ci è dato di saperlo ma ormai mi conoscete e potete indovinare come la penso: per me il giallo della collana Mondadori è il giallo polenta. Sì, perché i primi libri costavano 5 lire, erano
accessibili alla maggior parte degli italiani dell’epoca, così come la polenta è nato come piatto povero, accessibile a tutti e consumato prevalentemente dai contadini del nord Italia. Sono diverse le tipologie di polenta, in base alle diverse regioni ed alle diverse farine utilizzate. Io, da buona lombarda, sono cresciuta mangiando la polenta classica, gialla appunto (!) fatta con la farina di mais, nel pentolone di rame, lentamente. “Acqua, sale, farina e olio di gomito”, diceva mia nonna, e poi un canovaccio, un tagliere e un coltello di legno…e in tavola. Si mangiava con il formaggio o con il sugo e, se avanzava, il giorno dopo si tagliava a fette e si friggeva. A volte la nonna la cucinava con una consistenza diversa, lasciandola più morbida, e la serviva calda ricoperta con del latte freddo…non vi dico che bontà! Quando ci penso mi vengono in mente ricordi bellissimi di tutta la famiglia intorno al tavolo e il sorriso mi viene spontaneo sulle labbra e sul cuore. Lo so, forse questa sera sono stata un po’ troppo “romantica” ma quando si parla di miti che durano nel tempo non si può fare a meno di diventare “mielosi”! Vi invito, se ancora non lo avete fatto, a leggere uno dei classici della collana Mondadori e, ovviamente, a gustare una bella polenta…del resto questo con questo clima impazzito non è poi così strano! Alla prossima settimana!

14/05/2019

DIANA LAMA E ARTEMISIA GENTILE: UN’AUTRICE E UNA PSICOLOGA NELLA BELLA NAPOLI

Diana Lama vive a Napoli, dove è nata nel 1960; è medico specialista in chirurgia del cuore e grossi vasi e lavora come ricercatrice universitaria. Avida lettrice e appassionata collezionista di libri gialli fin da ragazzina, esordisce come scrittrice nel 1995, con un libro scritto a quattro mani con Vincenzo De Falco “Rossi come lei”, vincitore del Premio Tedeschi. Dopo questo fortunato esordio, collabora ancora con De Falco per altri libri, per poi dedicarsi alla scrittura “in solitario”. Anche così Il successo la accompagna e i suoi libri vengono ad oggi tradotti in diverse lingue ed apprezzati in molti Paesi in tutto il mondo. Fra i suoi tanti romanzi ho scelto di leggere “L’anatomista”, del 2013, un po’ per 
curiosità e un po’ perché avevo trovato recensioni diversissime tra loro: chi lo apprezzava, chi lo denigrava e chi lo riteneva un libro “riuscito a metà”...insomma volevo leggerlo per capire chi poteva avere ragione! La storia è ambientata a Napoli, che  fa da sfondo alle vicende di uno spietato serial killer, ribattezzato l’Anatomista, appunto, perché infierisce sulle sue vittime utilizzando il bisturi con freddezza e perizia degne di un chirurgo. La Polizia della città si affida ad una squadra di esperti, chiamati in campo dal questore, composta da agenti molto preparati e diretta da Tito Jacopo Durso. Questi è uno psichiatra, esperto profiler, gelido e calcolatore, la cui vita è stata segnata da un’oscura tragedia familiare. Alla squadra viene poi affiancata Artemisia Gentile, Mitzi per gli amici, giovane e abilissima psicologa, specializzata in vittime di abusi e maltrattamenti e volto noto della TV locale. Anche lei ha dei pesanti fantasmi che la tormentano e la rendono più sensibile e capace di cogliere i dettagli più importanti durante le indagini. Il lavoro della task force è difficile e l’Anatomista sembra essere sempre un passo avanti a loro, facendoli correre a destra e a manca, quasi prendendoli in giro. La scia di sangue del killer continua fino a quando Durso non decide di usare la stessa Mitzi come esca, mettendo a repentaglio la sua vita ed il suo equilibrio mentale. L’epilogo è inaspettato e lascia senz’altro a bocca aperta. Il libro è scorrevole, soprattutto per il linguaggio semplice e la brevità dei capitoli, anche se l’impianto narrativo a volte ti disorienta. A mio avviso c’è “troppo”. Troppi personaggi, troppi flashback, troppa psicologia spicciola, in alcuni passaggi perfino troppe parole! Sicuramente dovrò leggere altri libri di questa autrice, per conoscerla meglio e per meglio assaporare le sue pagine. Nel frattempo, comunque, se siete curiosi come me provate a leggerlo: la cosa certa è che vi farà venire voglia di andare a Napoli, questa città di cui si dice tanto ma, a mio modesto parere, si conosce sempre poco! Inutile dire che, presi dalla caccia serrata al serial killer, i nostri protagonisti non si lasciano nemmeno tentare dalle mille prelibatezze partenopee…beh! Mi spiace per loro! Io, invece, mi lancerei in mille escursioni enogastronomiche!!! In abbinamento a questo libro, essendo ambientato nei giorni che precedono il Natale, vi propongo una ricetta gustosissima: la pizza di scarola! L’ho assaggiata tanti anni fa, grazie ad una delle clienti del negozio dei miei, e mi è piaciuta moltissimo. Ecco a voi la ricetta.
PIZZA DI SCAROLA (per una tortiera di 22 cm di diametro)
Per la pasta: • 350 g farina 0 • 200 g burro • 180/200 ml acqua tiepida • 15 g lievito di birra • zucchero • sale  
Per la farcitura: • 1,2 kg scarola • 80 g filetti di acciuga • 150 g olive di Gaeta denocciolate • 50 g capperi • 2 cucchiai di pinoli • 2 cucchiai di uvetta sultanina (facoltativo) • 1 spicchio d’aglio • peperoncino • olio evo • sale • pepe
Fate la pasta: in una terrina diluite il lievito con un pizzico di zucchero e poca acqua tiepida, lasciatelo fermentare 10 minuti. Lavorate tutti gli ingredienti con il lievito aggiungendo l’acqua tiepida necessaria per ottenere un impasto liscio, omogeneo e non troppo morbido. Sistematelo in una ciotola spennellata d’olio, sigillatela con la pellicola e lasciate lievitare la pasta per 20-25 minuti. Preparate il ripieno: lessate brevemente la scarola in acqua poco salata, scolatela e dopo strizzatela.
In una padella scaldate tre-quattro cucchiai d’olio, fatevi dorare lo spicchio d’aglio senza sbucciarlo e poi eliminatelo. Aggiungete le acciughe, i capperi, le olive, i pinoli, il peperoncino e, per ultima, la
scarola. Fate insaporire il tutto per alcuni minuti, ritirate dal fuoco, regolate di sale e aggiungete a piacere l’uvetta (precedentemente ammollata e strizzata). Lasciate raffreddare. Foderate uno stampo con metà della pasta lievitata, riempitelo con l’impasto preparato distribuendolo bene senza schiacciarlo, coprite con la restante pasta tirata a disco, coprite, lasciate lievitare ancora per circa un’ora. Spennellate la superficie della pizza con un pochino di olio e ponete in forno caldo a 200° e cuocete per circa 25/30 minuti. Ritirate e servite la pizza tiepida oppure fredda, in entrambi i casi è molto gustosa. Potete abbinarla ad un buon vino bianco secco servito fresco e (perché no?) ad una lettura di Diana Lama: così il quadro sarà davvero completo! Buon appetito e alla prossima settimana!